Esclusiva SM, Buffa racconta la bellezza dello sport
Avevo incontrato Federico Buffa qualche tempo fa a Roma ad un evento di una casa farmaceutica. Lui padrone di casa, anche in quel contesto, con uno dei suoi meravigliosi racconti, il coraggio di Abidal che dopo il trapianto fegato torna a giocare nel Barcellona. Inevitabile l'incontro a fine serata, da appassionato di basket fino al midollo e con "qualche" radiocronaca alle spalle nel mio più che ventennale viaggio al seguito della squadra della nostra città. E allora, superato un leggero timore reverenziale, ecco che mi avvicino con una copia di Supporter's Magazine e subito il discorso scivola sul basket. Con una promessa: un'intervista tutta per noi. Il risultato è in questo articolo. Una delle più belle interviste realizzate e pubblicate, da leggere tutta di un fiato senza perdere nemmeno una parola.
- Raccontaci come nasce la tua infinita passione per il basket. La visita a Ucla è stata una scintilla per scoprire questo mondo?
"In realtà già molto prima. La passione è nata dopo aver visto giocare Chuck Jura nell'autunno del 1972 al Palalido di Milano contro Cantù. Una folgorazione"
- Sei laureato in giurisprudenza. La laurea l'hai messa nel cassetto oppure ti è stata utile nella tua carriera? Oggi la laurea resta importante nella formazione personale di ogni persona?
"Ho fatto l'avvocato dopo aver superato l'esame, ma sinceramente non era la mia tazza di tè. Studiare mì è piaciuto. Diritto penale, diritto angloamericano sono stati esami importanti per me. Col mio prof di angloamericano ho redatto un contratto che ho utilizzato per anni. C'è laurea e laurea, il titolo ha ancora fascino nel nostro paese, anche se a un quindicenne di oggi forse andrebbe consigliato d'imparare il cinese mandarino... "
- La tua prima esperienza da giornalista: entri nella redazione di Superbasket e consegni ad Aldo Giordani un tuo articolo. Un successo immediato. Ti sei mai chiesto come sarebbe cambiata la tua vita se il tuo scritto non fosse piaciuto e pubblicato? C'è ancora spazio per questo tipo di approccio o un bravo giornalista rischia di non emergere mai?
"Tante volte, del resto, non mi staresti facendo queste domande e chissà dove sarei ora. Ci deve essere spazio per il buon giornalismo, quello d'inchiesta per esempio. C'è poco spazio per i giovani giornalisti. Ci vuole fortuna. Oggi, più che mai. Resto dell'idea che però l'originalità paghi"
Una finale inedita quella tra Venezia e Trento. Due filosofie diverse di gioco. Tradizione contro novità e sfrontatezza. Una serie che subito ha fatto intuire che sarebbe stata lunga e sfiancante per entrambe le squadre, ognuna con i propri pregi e difetti, e in arrivo da due situazioni sportive e climatiche molto diverse fra loro. La Reyer arriva in finale dopo aver sconfitto prima Pistoia con un 3 a 1 nella serie e poi, all’ultimo respiro, Avellino in gara 6. La Dolomiti Energia ha invece sorpreso tutti fin dal principio liquidando Sassari con un netto 3 a 0, e poi eliminando la favorita al titolo, quell’EA7 Milano che quest’anno possiamo considerare la vera e propria delusione della stagione, con un 4 a 1 fuori da ogni aspettativa. Vince la Reyer, espugnando il Pala Trento in gara sei (dopo averlo fatto anche in gara tre), tornando al titolo dopo 74 anni.
Questo finale di stagione è inutile nasconderlo ci sta regalando tantissime favole da raccontare e miracoli da ricordare. In campo maschile come potete leggere dalle nostre pagine on line i nostri corrispondenti da Capo D’Orlando e Trento ci raccontano di imprese, stessa cosa potrebbe essere l’impresa nel femminile della Gesam Gas Lucca che spezza il dominio del Famila Schio e dopo una serie di finale entusiasmante come poche si regala il primo titolo di campionesse d’Italia nella storia del club toscano.
Con una lunga cerimonia “officiata” al centro del parquet di Masnago, il basket italiano ha tributato un grande omaggio a Massimo Bulleri. Il playmaker di Cecina, 40 anni, ha annunciato nei giorni scorsi il suo ritiro dalla pallacanestro giocata e la Pallacanestro Varese ha deciso di dedicargli un’intera mattinata nella quale sono intervenuti diversi ospiti che hanno affiancato il “Bullo” lungo la sua lunga e proficua carriera.
Sassari Brindisi non è mai una partita "normale". Già dai tempi della Legadue le due squadre si sono affrontate sempre con grande vigore. Domenica scorsa, oltre ai due punti in palio, è stato un pomeriggio particolare. Meo Sacchetti, sei anni e e mezzo alla guida della Dinamo, uno scudetto, due Coppa Italia, una Supercoppa e la storica partecipazione in Eurolega, è tornato a "casa". Ed è stato celebrato, già dal pomeriggio precedente all'aeroporto di Alghero come abbiamo testimoniato in esclusiva grazie alla nostra inviata Daniela Franco (il video è sulla nostra pagina Facebook, leggi anche "