Sassari applaude Sacchetti. La Dinamo lo ignora

Sassari - BrindisiSassari Brindisi non è mai una partita "normale". Già dai tempi della Legadue le due squadre si sono affrontate sempre con grande vigore. Domenica scorsa, oltre ai due punti in palio, è stato un pomeriggio particolare. Meo Sacchetti, sei anni e e mezzo alla guida della Dinamo, uno scudetto, due Coppa Italia, una Supercoppa e la storica partecipazione in Eurolega, è tornato a "casa". Ed è stato celebrato, già dal pomeriggio precedente all'aeroporto di Alghero come abbiamo testimoniato in esclusiva grazie alla nostra inviata Daniela Franco (il video è sulla nostra pagina Facebook, leggi anche "Brindisi non cambi mai. Anche Sassari è amara"). La festa è proseguita al Pala Serradimigni. Angelo Cavaliere, altro nostro inviato, racconta le proprie emozioni e quelle di Andrea Sini, giornalista de La Nuova Sardegna, e Nando Mura, inviato de L'unione Sarda, al'ingresso dell'attuale allenatore della New Basket.

Un grande, lungo applauso, due striscioni sugli spalti, ma nulla da parte della società che anzi ha volutamente tolto qualsiasi riferimento sulla rivista ufficiale. Che tra il presidente Sardara e l'allenatore di Altamura il divorzio fosse stato drastico era cosa ben nota, ma questo "strappo" è ancora più clamoroso. Brindisi probabilmente non avrebbe mai potuto dimenticare un allenatore così importante nella sua storia. Domenica prossima contro Pesaro aspettavamo Piero Bucchi, ma l'ex coach della New Basket per cinque anni, si è dimesso due settimane fa. Non abbiamo la controprova, ma siamo certi che l'accoglienza societaria sarebbe stata ben diversa. Perchè la riconoscenza non ha confini e veleni. Ora spazio ai vari commenti (Marino Petrelli)

 ANGELO CAVALIERE (INVIATO SM) - La prima volta di Sacchetti a Sassari contro il suo recente e più importante passato da allenatore non poteva non suscitare naturalmente una serie di disquisizioni di tipo tecnico ed extratecnico tra gli addetti ai lavori .Come inevitabilmente, ci aggiungiamo noi, non potrà non aver provocato nel protagonista principale, appunto Sacchetti, un tourbillion di sentimenti ed emozioni, nonostante il suo apparente e impenetrabile self control direbbero il contrario.

Impossibile non aver rivisitato il film dei suoi 6 anni di permanenza in terra sarda, iniziata con una squadra tutt'ancora da costruire, sull'orlo del fallimento e con un'iscrizione al campionato di Lega 2 a dir poco problematica. Proprio da li ha avuto inizio la favola del Banco, con una sequenza di successi al limite dell'inimmaginabile, un tricolore sfilato in semifinale, davanti a 9 mila milanesi in gara 7, dalle maglie della ricchissima Armani Jeans prima e dagli appetiti del suo ex allievo Drake Diener in finale dopo. Impossibile non aver pensato a quella ultima preghiera scagliata proprio da Diener, ultimo baluardo e lasciapassare per una gioia infinita. Erano poi arrivate sotto la sua gestione la conquista della prima storica Coppa Italia e della supercoppa.

Poi il divorzio, un quanto meno impopolare e discutibile divorzio. Ma lui, da grande uomo di sport quale è e da gran signore, non si è scomposto più di tanto. Ha accettato serenamente la decisione e si è rituffato con grande professionalità e concentrazione nella sua nuova avventura brindisina, a contatto con una nuova realtà, con una nuova sfida, con maggiori insidie e - bisogna sottolinearlo - con ridotte risorse economiche a disposizione. La squadra, d'accordo, in corso d'opera, e'stata impreziosita dagli arrivi di Goss e di Samuels ma ciò non toglie l'eccellente lavoro svolto ancora in via di perfezionamento, soprattutto per ciò che riguarda il capitolo "ingenuità', che non sta rendendo appieno giustizia al lavoro fatto da coach Sacchetti.

Lavoro che si sta concretizzando, nonostante qualche incidente di percorso, con la valorizzazione di diversi giocatori alle prese con l'esordio in un campionato professionistico quale quello di Lega A, ancor più che al nuovo progetto si sono frapposti una serie impressionante di infortuni che hanno privato la squadra ora di una pedina ora di un'altra. L'accoglienza della gente di Sassari, una super accoglienza, con tanto di striscioni gigantografici di ringraziamento, la dice tutta sul grande legame affettivo che c'è ancora tra questa gente e il loro ex profeta. Striscioni e accoglienza che hanno fatto passare in secondo piano la sparuta minoranza di chi improvvisamente aveva giurato fedeltà al nuovo guru di Sassari, Federico Pasquini, il cui nome osannato, giurano qua a Sassari, è stato sentito scandire per la prima volta proprio nel giorno del ritorno di Meo. Le casualità della vita!

Sassari - BrindisiIl tributo della gente di Sassari, in tal senso c'erano state delle avvisaglie al suo arrivo in aeroporto, crediamo prescinda dai meri risultati sportivi che pur sono stati notevolissimi ma il giusto riconoscimento per tutto ciò che coach Sacchetti ha rappresentato in termini sportivi, in termini di abnegazione al lavoro e per la sue grandi doti umane che fanno di lui un coach sui generis che tantissimo ha dato al basket italiano e sassarese in particolare e che tanto - ci si consenta un auspicio tutto brindisino - darà ancora. Uscito di scena dalla sua ex Sassari in maniera a dir poco inopinata, ma ritornato, anche se da avversario, in maniera roboante e con tutti gli onori che gli erano dovuti. (leggi anche: Esclusiva SM, Sacchetti tra basket, mare e buona cucina). 

ANDREA SINI (LA NUOVA SARDEGNA) - Alla fine la panchina non l'ha sbagliata. Meo è entrato sul parquet mentre le squadre facevano il riscaldamento, si è strofinato il baffo e si è diretto con passo sicuro verso la panchina degli ospiti. A quel punto, con il palazzetto ancora pieno solo a metà, il pubblico si è alzato in piedi e gli ha tributato il primo, lunghissimo applauso di questo pomeriggio particolare. Poi la presentazione delle squadre e l'ovazione, quella vera, da parte dei 5 MILA del PalaSerradimigni (meno qualche decina di storici contestatori), la partita, la doccia gelata finale e i sassolini tirati fuori dalle scarpe in conferenza stampa per un'accoglienza che non c'è stata, da parte della sua vecchia società.

Ma il rapporto di Meo Sacchetti, ormai sassarese e ormai sardo, con la sua terra d'adozione è tutto nello striscione comparso in settore B: "Un coach, un padre, un amico". Sintesi perfetta per 6 anni e mezzo impossibili da cancellare.

NANDO MURA (L'UNIONE SARDA) - Non si era sbagliato, Meo. Alla vigilia l'aveva detto: “Mi applaudiranno in tanti ma non tutti mi applaudiranno". E così è stato. Ma chi ha urlato il suo nome era in misura schiacciante rispetto a chi lo ha ignorato. A cominciare dalla società, che non ha ritenuto giusto premiarlo come ha sempre fatto con tutti gli ex, anche quelli meno prestigiosi che sono tornati al PalaSerradimigni. Sembra quasi che sia stato questo il prezzo da pagare a quello scudetto: uno dei grandi protagonisti di quel trionfo è diventato quasi un estraneo, e non è una bella cosa che quella ferita dell'esonero anziché rimarginarsi stia diventando sempre più sanguinante.

Lo ha fatto notare anche il coach del triplete della Dinamo a fine gara: "Mi vogliono dimenticare, dimenticherò anch'io". A parte questo, è stato un pomeriggio molto emozionante: perché l'unica verità è che Meo è molto amato, da tutta la Sardegna, non per quello che ha vinto, ma per come lo ha vinto e soprattutto per quella sua straordinaria carica umana e di simpatia. E la partita? Non poteva che finire così: follie da una parte e dall'altra, quando giochi con, o contro, Meo è facile che il match sia una roba mozzafiato.

Angelo Cavaliere ( si ringrazia sentitamente Andrea Sini e Nando Mura)

ph: Luigi Canu (Ciamillo/Castoria) (guarda la foto gallery esclusiva)

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