Italbasket, pre olimpico da dimenticare

Scritto da Redazione on . Postato in Post.it di Mario Arceri

11-1024x683Sinceramente, la vittoria di Madrid sulla Spagna nel secondo e ultimo test di preparazione prima di fare rotta per i Caraibi, un po’ ci aveva illuso, senza per questo nasconderci le difficoltà dell’impresa. Ma in fondo, per quanto aggressivo, il Portorico l’avevamo sempre battuto e con la Lituania, anche se con un bilancio largamente negativo, il confronto spesse volte si era risolto in un testa a testa alle ultime battute. E poi c’era il precedente di Belgrado, tre anni fa (era il 4 luglio 2021, ndr): anche lì, davanti a un mare di gente che spingeva la Serbia, Sacchetti riuscì a fare il miracolo portandoci al quinto posto dei Giochi di Tokyo.

Stavolta è andata male: sostegno del pubblico a parte, si è perso per non essere riusciti a fermare la punta di diamante portoricana, Alvarado, micidiale con le sue sette triple, ma anche cedendo visibilmente nel quarto conclusivo. Lo stesso giocatore dei Pelicans ha sospinto la sua nazionale in finale conquistando le Olimpiadi dopo 20 anni. Contro la Lituania, Pozzecco è riuscito a contenere Sabonis, ma ci ha pensato Marius Grigonis, guardia del Panathinaikos, a martellare sulle speranze azzurre supportato dalla solidità dell’impianto difensivo dei baltici. Risultato: una vera disfatta, in partita solo per metà gara, poi praticamente il solo Gallinari, pure malconcio per la botta al ginocchio rimediata contro il Portorico, a cercare di rendere meno gravoso il passivo, che comunque, a partita ormai andata, conta solo per le statistiche.

Il problema è che dal preolimpico ai caraibi – non è un cinepanettone di Vanzina – resta ben poco. La squadra non ha reagito come in precedenti occasioni, in particolare ha preso atto dei progressi che squadre come il Portorico (battuto 73-57 appena dieci mesi fa a Manila, ma non c’era Alvarado), hanno fatto, così come dei progressi che invece essa stessa non ha fatto rimanendo ancorata all’endemica sterilità nel tiro pesante che purtroppo è ormai la indispensabile cifra del basket moderno e la soluzione che più esalta i tifosi in tribuna, oltre che a subire la superiorità atletica degli avversari (55 rimbalzi nelle due partite contro gli 80 degli altri) che, contrastata, costa il dispendio di energie che poi si paga nel finale.

Datome, valore aggiunto in campo e fuori

Scritto da Redazione on . Postato in Post.it di Mario Arceri

363404809_669931651843424_355693464510240208_nEH SÌ, È SEMPRE MEGLIO lasciare da vincenti che continuare a trascinarsi nel sogno – più che nel segno – di una gloria passata. Lo sport ce lo insegna, con i tanti esempi offerti negli anni. C’è chi si avvolge in una bandiera come se lo proteggesse dall’età che avanza rapida e impietosa, e c’è chi si rifugia nella comfort zone di leghe meno impegnative per allungare il prepensionamento. Nel calcio adesso sono gli arabi ad offrire ricchissimi ricoveri a chi è stato davvero grande, ma ora un po’ meno.

Per dire basta subito dopo aver vinto uno scudetto da MVP ci vuole però tanto coraggio, tanta maturità, tanta consapevolezza che i propri confini sono molto più vasti di quelli di un campo da basket. E che, dicendo basta, non si spegne una vita, ma se ne apre un’altra, altrettanto, se non più, appagante e, soprattutto, con obiettivi ben chiari.

Parlo, è evidente, di Luigi Datome che nei giorni scorsi ha annunciato il suo ritiro dopo la World Cup di settembre nelle Filippine. Anche in questa scelta dei tempi (subito l’annuncio, prima del campionato l’effetto), c’è tutta la grandezza del campione che, capitano della Nazionale, non abbandona i suoi compagni finché l’esperienza mondiale non si sarà conclusa. Anche perché, ha detto, il suo cruccio maggiore è non aver mai vinto nulla in azzurro: impossibile esentarsi, dunque, da quest’ultimo tentativo.
Il futuro immediato è un posto dietro la scrivania dell’Olimpia, quello successivo non ha limiti, non dimenticando la profezia di Gianni Petrucci del Datome presidente federale.

ascolta qui Afternoon, il podcast di Datome e Melli da Folgaria

Il ricordo di Big Elio

Scritto da Redazione on . Postato in Post.it di Mario Arceri

Questa sera, con il Memorial dedicato al suo nome e alla sua indimenticabile figura, Brindisi ricorda Elio Pentassuglia. Ed è una bella cosa, perché riafferma il forte legame con le radici e la necessità che, soprattutto nello sport, non vengano mai rinnegati i personaggi, i fatti, gli eventi che hanno fatto la storia. Si dice, ed è vero, che non sapremo mai chi siamo se non avremo conosciuto da dove veniamo. E cioè quale è stata la nostra storia, chi sono stati i nostri Padri. Sì, con la "P" maiuscola: la stessa P di Pentassuglia che per Brindisi è stato uno dei padri fondatori e per il basket italiano uno dei padri più apprezzati, amati e innovatori.

Il direttore di Supporter's Magazine mi ha chiesto di ricordarlo con queste brevi righe. I suoi risultati sono noti, la sua figura, il suo carattere, quello che riusciva a trasmettere a chi gli stava accanto forse un po' meno, almeno tra i più giovani. L'ho conosciuto tanto, tantissimo tempo fa, alla mia prima esperienza da inviato proprio a Brindisi per raccontare il "miracolo" di questa città che aveva raggiunto le Leghe professionistiche.

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