Sottana a SM: "Io Sono è un libro senza frontiere"

copertina libroUn lavoro di crescita sportiva e personale fatta di successi e sconfitte, gioie e dolori, momenti da cogliere e scelte da fare. “Io Sono” il libro di Giorgia Sottana scritto a quattro mani con il suo Mental Coach Gabriele Bani ci racconta il percorso di crescita della giocatrice della nazionale italiana con un occhio sempre al sociale, infatti, tutti i proventi del libro saranno devoluti in beneficenza a NutriAid una onlus che si occupa della lotta contro la malnutrizione infantile. Già svettato al primo posto in classifica nella vendita su Amazon!

 - Come nasce questa iniziativa e se c’è stato un evento particolare che ti ha fatto pensare alla realizzazione di questo libro?
“Di fatto nasce da un qualcosa che accomuna me e Gabriele: la voglia di far del bene, per quel che possiamo, all’umanità. Quando iniziammo il percorso assieme ci siamo subito trovati d’accordo su questa cosa, e abbiamo pensato che scrivere il libro, che poi racconta del mio percorso di crescita, potesse aiutare non solo per il lato benefico, ma anche per la storia in sé”.

 - Il titolo chiaro ed asciutto: Io Sono. Chi è stata Giorgia Sottana e chi è adesso Giorgia Sottana?
“Il titolo racchiude una grande consapevolezza a 360°. Ogni tanto si pensa di essere consapevoli, ma in realtà non lo si è. Giorgia era una persona inconsapevole, mentre ora penso di essere fortemente attaccata alla persona che sono. Non è facile essere consapevoli, perché si cambia costantemente, per questo è richiesto un lavoro quotidiano”.

 - Puoi dirci, ovviamente se possibile, se ci sono stati eventi nella tua vita che ti hanno fatto cambiare idea su qualcosa oppure hanno rivoluzionato il tuo modo di vivere lo sport e non?
“Sicuramente ci sono stati eventi che hanno fatto da sparti acque. Il mio incontro con Gabri è stato certamente uno di questi. E poi ne sono susseguiti tanti altri. Potrei guardare al passato, e dirti che anche qualche vittoria o gli infortuni sono stati rivoluzionanti, ma mentirei. Al tempo lasciavo che la vita passasse senza afferrare i momenti determinanti, non li capivo, non li facevo miei. Ero inconsapevole.”

Mancinelli e la Fortitudo in A. "Promessa mantenuta"

Fortitudo-Ferrara-foto-Valentino-Orsini-31-03-2019-1935All’inferno e ritorno. Dieci anni senza la Fortitudo Bologna in Serie A, ora il ritorno in paradiso, sancito domenica scorsa dalla vittoria contro Ferrara. Era il 10 maggio 2009 quando, al termine di un drammatica partita a Teramo, persa 73-72 con il canestro della vittoria annullato dagli arbitri perché arrivato dopo i 24 secondi dell’azione di attacco, la Fortitudo retrocedeva in Legadue, arrivando a pari punti contro Rieti che aveva miglior differenza canestri. Dopo dieci finali scudetto in 12 stagioni, un record memorabile, e con due scudetti vinti, nel 2000 e quello del 2005 rimasto famoso per l'ultimo tiro di Ruben Douglas al Forum contro Milano sul suono della sirena.

Allora, come oggi, Stefano Mancinelli (nella foto con Maarten Leunen, ndr) vestiva la canotta bianco blu. Abbiamo fatto bella una chiacchierata con lui per le pagine nazionali di sport de Il Messaggero e ne abbiamo approfittato per allargare l'orizzonte anche per Supporters Magazine. “Si è chiuso un cerchio - racconta il capitano della Effe -. Quando andai via dalla Fortitudo, pensavo sempre a questa squadra e a quell’epilogo amaro sul campo. Ho sempre detto che sarei tornato e riportato la squadra e questa società in Serie A. Il sogno si è avverato”. Anni difficili si diceva. Una promozione dalla Serie B sul campo, ancora con un canestro a fil di sirena, poi cancellata dalla Com.Tec. La ripartenza con due squadre, la Biancoblù e la Eagles, dal terzo campionato nazionale, poi la rinascita con una nuova società e la scalata fino al ritorno in serie A.

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“Tutto bellissimo, davanti ai nostri tifosi ancora più bello – aggiunge Mancinelli -. Quasi più bello dello scudetto del 2005. Abbiamo disputato un campionato eccellente. Ci avevano detto ad inizio stagione che non eravamo i favoriti. Altri, non voglio fare nomi, dicevano che Treviso, Udine erano più favorite di noi. Abbiamo dimostrato sul campo di essere i più forti, grazie ad un gruppo fantastico che non avrebbe potuto vincere 24 partite (su 27, mancano tre partite alla fine del campionato ndr) senza avere grandi doti in campo e fuori”. E aggiunge: “Le prime dieci partite ci hanno dato la consapevolezza della nostra forza, abbiamo battuto Treviso e Udine e abbiamo capito che avremmo potuto lottare fino in fondo. Il nostro girone non è per nulla facile, quello a Ovest ritengo sia meno ostico. Vedo Roma leggermente favorita per la volata finale, ha buone possibilità, ma il cammino è più complicato del previsto”.

E' tutto vero, Fortitudo bentornata in Serie A

Pozzani FortitudoA Bologna il prossimo anno sarà di nuovo derby. Grazie alla Fortitudo, promossa in Serie A con tre giornate di anticipo. Anzi, tornata, dopo dieci anni di inferno, di rospi amari da ingoiare. Di sofferenza, lacrime e sudore. E poi la gioia, culminata battendo Ferrara 91-79, al termine di una cavalcata meravigliosa, fatta di 24 vittorie e solo tre sconfitte, con un grande gruppo e un ottimo allenatore. Ora la "Effe" si gode la festa, meritata, per programmare ci sarà tempo. Patron Pavani già ha parlato di una cifra vicina a i 3,5 / 4 milioni di euro per il budget della massima serie. Certo è che la promozione comporterà un aggravio di costi di 500 mila euro: la fidejussione passa da 100 a 350 mila euro più altri 250 mila euro di quota d'ingresso in Lega Basket. Per ora si festeggia. Il futuro sarà affrontato tra pochi giorni. 

Lo spettacolo biancoblù comincia molto prima delle 12, quando al Pala Dozza è in programma la partita contro Ferrara. Già ore prima, come riporta Il Resto del Carlino, i tifosi si danno appuntamento al Mama Cafè. Lo show continua al palas, che ribolle di passione. Il coach Antimo Martino è salutato da un'ovazione dai 5570 tifosi schiacciati come sardine (e dei tantissimi rimasti fuori che avevano notizie tramite la radio ufficiale e alcune staffette con chi era dentro) . Uno striscione della Fossa dei Leoni ricorda gli Eagles, dalla cui ceneri è risorta la Fortitudo: “Se siamo qua è grazie a voi”.

Dopo tre tentativi di promozione, la svolta la scorsa estate con l’arrivo in panchina di Antimo Martino, nato a Isernia, ma cresciuto alla Virtus Roma dove ha raggiunto, da assistente, una finale scudetto. Poi l'esperienza a Ravenna che lo ha lanciato in Legadue. Ora il trionfo con la Effe. Hasbrouck (ex virtussino) e Leunen i due stranieri di classe e esperienza. Fantinelli da Treviso e Venuto dall'Eurobasket Roma hanno impreziosito un roster già profondo con le conferme di Cinciarini, Mancinelli, Pini e Benevelli. L'arrivo di Carlos Delfino a febbraio è una ciliegina su una torta già succulenta di suo. Il capitano Stefano Mancinelli c'era dieci anni fa, il giorno della retrocessione, e ora chiude un cerchio: "Sono tornato per questo. Abbiamo fatto un campionato devastante, la chiave sono state le prime dieci partite con tanti scontri diretti che abbiamo sempre vinto - dice ragginate a fine gara a La Gazzetta dello Sport -. Qualcuno in estate era scettico su questa squadra, ma sul campo abbiamo risposto alla grande".

Coppa Italia, considerazioni e bilanci. Grazie Brindisi!


gaffneyAbbiamo riso, abbiamo gioito, abbiamo pianto. Ci siamo ritrovati a Firenze in 2000 o anche di più. Abbiamo battuto due grandi squadre come Avellino e Sassari per poi cedere in finale, stremati, alla Vanoli Cremona che ne ha avuto di più dal punto di vista fisico e mentale. Certo, avrebbe fatto comodo un giorno in più di riposo o forse sarebbe bastato che quell'antidoping dopo la semifinale non fosse durato così tanto, soprattutto per Chappell e Walker, mentre alcuni giocatori erano già in hotel, ma cambia poco, tutta la squadra ne ha risentito.

Esclusiva SM, Vitucci un gentiluomo che sa stupire

Sassari - BrindisiUn gentleman fuori dal campo, un vincente come allenatore. Era sulla panchina della Reyer il giorno dei 70 punti di Dalipagic contro Bologna. Ricorda le similitudini con la Varese del 2012/13. E ai tifosi dice di godersi il grande momento. Francesco “Frank” Vitucci si racconta a Supporters Magazine

- Per Brindisi è un momento magico. Si è detto e scritto tanto in queste ultime settimane, cosa ne pensa lei e cosa sta provando in questa fase del campionato?
“La vivo con serenità. E’ un momento molto positivo e non capita molto spesso di vivere queste situazioni. Siamo consapevoli che stiamo facendo qualcosa di importante, ma non dimentichiamo di fare le cose senza fretta. Siamo molto sul pezzo, sia sul quotidiano, infatti sto preparando la partita contro Pistoia, che guardando un po’ più in là, ma senza fare programmi. E’ una bella sensazione quella che stiamo vivendo”

- Final Eight in Coppa Italia, battuta Milano in casa, poi Pesaro e sassari fuori. Brindisi sogna.  “Ci rinuncio a dire stiamo calmi, ormai conosco un po’ la città e l’entusiasmo è contagioso!. Al di là delle battute, la città, i tifosi, l’ambiente, la dirigenza altro non aspettavano che scatenare la scintilla per entusiasmarsi, soprattutto dopo una stagione negativa come quella passata. Nel complesso, meglio essere circondati da passione e calore contagioso che da negatività”

- Ha citato Pistoia. E’ ancora più temibile dopo la vittoria a tavolino?
“Sarebbe stata temibile lo stesso. E’ una squadra che ha mostrato miglioramenti e noi vogliamo affrontarla e batterla per tanti motivi, intanto perché il campionato è il nostro obiettivo principale, poi il fatto che giochiamo in casa e al Pentassuglia ne abbiamo perse alcune che si poteva evitare. Poi, ovviamente, penseremo ad Avellino in Coppa Italia, lì sarà tutto diverso”

- L’infortunio di Clark vi ha compattato ancora di più. Quanto è diventata matura la squadra nelle ultime settimane, o meglio ancora più matura rispetto all’inizio del campionato?
“Sì e no. In realtà eravamo già un bel gruppo e lo avevamo dimostrato. L’infortunio di Wes ha sicuramente compattato la squadra ancora di più e alcuni giocatori, come ad esempio Moraschini, si sono presi ulteriori responsabilità. Forse l’infortunio ci ha fatto crescere più velocemente, ma la scintilla è arrivata da tutti”.

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