Under 18, giocarono per perdere, ora le sentenze

underUna finale è sempre un motivo valido per dare il massimo, provare a vincere, mettersi in mostra. Aurora Brindisi e il Valle d'Itria Bk Martina hanno fatto il contrario, ovvero giocare per perdere. Accadeva lo scorso febbraio nella finale U18 Eccellenza in Puglia, che metteva in palio il secondo posto valido per la fase interzona, quella fuori dai confini regionali. Primo era arrivato il Cus Bari, qualificato direttamente, in semifinale Aurora e BK Martina, arrivate quarta e quinta nel girone, battono i quotati avversari della Happy Casa Brindisi e della Virtus Foggia. Poi l'atto finale ripreso in un filmato amatoriale di uno spettatore presente sugli spalti che mostra l'incredibile: autocanestri, tiri liberi non tirati, possessi volutamente persi, addirittura calci al pallone, spingendo l’arbitro a interrompere la gara”, si sente nel commento del video che ha superato le 110 mila visualizzazioni e ha fatto il giro di tutta Europa. 

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Ora, a distanza di qualche mese, arrivano le sentenze. Esemplari e di immediata attuazione.La giustizia sportiva della Federazione ha condannato a 3 anni di inibizione i coach di Aurora Brindisi e Valle d’Itria Basket Martina Franca, Gianfranco Patera e Angelo Fuocolare. Entrambi diedero “precise indicazioni agli atleti della propria squadra di perdere la partita”, è scritto nella sentenza, e decretarono la squadra vincitrice con il lancio della monetina.

Stessa pena anche per Giuseppe Micoli, dirigente del Martina e all’epoca consigliere regionale Fip. A 4 mesi, invece, è stato condannato il capo allenatore del Martina, Gabriele Fornaro, e a 10 mesi l’allenatore della prima squadra tarantina Domenico Terruli. Entrambe le squadre sono state inoltre penalizzate di 6 punti nel campionato in corso. Sono invece state assolte la presidentessa e una dirigente dell’Aurora e il presidente del Valle d’Itria Basket.

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Petrucci all'Ussi: "Comunicate i valori della pallacanestro"

"Comunicate la pallacanestro e diffondete i suoi valori. Fatelo anche con i nuovi mezzi che la tecnologia mette a disposizione e reclamizzate la Nazionale che va amata e sostenuta. Ieri il basket era molto presente nei palinsesti televisivi e sui giornali, oggi va recuperato questo spirito e aiutata la stampa a capire il basket e lavorare per attirare un pubblico sempre maggiore". Gianni Petrucci, presidente della Federbasket, apre così il suo intervento nel seminario "Il basket è chi lo racconta. Nazionali e rapporto con la stampa", organizzato dall'Ussi, l'Unione stampa sportiva italiana e dalla stessa Fip. E aggiunge: "Al basket manca il grande risultato, quando arriverà avremo un'attenzione massima. La nazionale non va in chiaro perchè, a differenza della pallavolo, la federazione non detiene i diritti. Sky ha vinto legittimamente la gara, la Rai ha partecipato e non ci è riuscita. Il basket però può avere altri mezzi a disposizione, la radio per esempio da sempre vicina al nostro sport, oppure i social media che sono un potente strumento di comunicazione, se ovviamente usati in maniera legittima". 

Su questo argomento, Meo Sacchetti, allenatore di una Nazionale a cui manca una partita per arrivare ai Mondiali 2019, svela un retroscena: "Io uso i social in maniera non ossessiva, ma i miei giocatori no. Sono sempre attaccati al telefonino, addirittura ho saputo che alcuni di loro lo hanno usato tra il primo e il secondo tempo di una partita in Nazionale. Mi sono molto arrabbiato. Se la Federazione vuole fare qualcosa, magari togliendo loro la diaria e la girano a me". Sorrisi in sala, ma anche una riflessione su quanto i social stanno cambiando la vita di ognuno di noi e, nello specifico, la comunicazione del basket e per il basket. Petrucci ribatte: "Sto sapendo questa cosa adesso, vedremo cosa fare". Poi, interpellato da Il Messaggero, dice: "Non è una cosa bella, ma è una vicenda dello spogliatoio e tale deve rimanere"

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Esclusiva SM. Gallinari, playground e nazionale

Danilo Gallinari era stato facile profeta qualche giorno fa. "Se LeBron andasse ai Lakers, sbaglierebbe sponda. Ma sarebbe un gran derby da giocare contro di lui". All'inaugurazione di un playground al Parco della Cecchina, area verde tra Talenti e la Bufalotta nel territorio del III Municipio a Roma, a cui abbiamo partecipato insieme ad altri giornalisti del settore, il giocatore dei Clippers aveva anticipato la notizia di giornata: il "re" lascia Cleveland e approda a Los Angeles, in maglia giallo viola dei Lakers. Una bella sfida nella citta degli angeli e in generale nella Western Conference contro Golden State e le altre pretendenti al titolo. 

Il "Gallo" parla anche della Nazionale e della sua voglia di giocare a settembre, compatibilmente agli impegni con i Clippers. Sacchetti, allenatore azzurro, si era però domandato dal ritiro in Olanda, dove l'Italia ha poi perso l'ultima partita della prima fase di qualificazione ai Mondiali in Cina 2019, il "reale attaccamento alla maglia del giocatore" e prontamente è arrivata la sua replica. Con un lungo tweet si rivolge direttamente al presidente della federbasket Gianni Petrucci, e precisa la sua posizione: "Non permetto a nessuno di mettere in dubbio il mio attaccamento alla maglia azzurra" scrive, aggiungendo: "Sembra che io sia diventato il capro espiatoriò di qualsiasi situazione passata e presente della nazionale e non posso accettare in silenzio tutto questo"

Il diario di Giò su SM. Parte terza: il sapore della vittoria

Sono le 2 di notte. Della mia ultima notte a Istanbul. Stranamente la città è silenziosa, ma sempre illuminata come un enorme presepe. Invece di andare a dormire mi perdo a ripercorrere i miei mesi passati qui, in questa metropoli tutta da scoprire, in mezzo a persone e modi di fare lontani da ciò che erano le mie passate abitudini. Ripenso al primo giorno, a quella strana paura mista a eccitazione che avevo, catapultata di fretta dentro un qualcosa che rincorrevo da un po’. Ripenso agli alti e bassi, ai momenti difficili che ogni stagione ha, fino a quando ho alzato quella coppa per la vittoria in campionato.

Lo so che potevamo fare meglio. Lo so che il piano era andare almeno alle final four di Eurolega, ma a volte le cose vanno in modo diverso e va bene così. Sarebbe bello per una volta riuscire a raccontare passo per passo tutto ciò che ho vissuto, eppure è estremamente difficile fermare il tempo con delle parole senza rischiare di tralasciare qualcosa. Ad ora, mi sento solo estremamente grata per aver avuto la possibilità di vivere un qualcosa di diverso, e ad averlo apprezzato fino in fondo in tutte quelle sfumature che non si possono descrivere.

Un anno fa avevo scelto di lasciare l’Italia per andare in un paese straniero. Una scelta dettata dalla voglia che avevo di spostare l’asticella un pochino più in alto, uscendo da quella che è la zona di comfort dove ognuno di noi sta bene pur sapendo che qualcosa manca. Crescendo ho capito che per quanto il nuovo spaventi, ti spinge a ricercarti, a metterti alla prova e anche a capire che “c’è del altro”. Certo è che un anno fa non avrei immaginato di vincere un campionato turco a distanza di 12 mesi. Per quanto fosse un obiettivo, ho capito che le tempistiche a volte non le decidiamo noi.

Orlandina, un anno amaro. Ora si pensa a ricostruire

Di Carlo 6

Una retrocessione amara da digerire, arrivata dopo una storica stagione che aveva portato Capo d’Orlando in Europa. Si è provato di tutto, dal modificare radicalmente il roster al cambio dell'allenatore, scelta dolorosa quella di separarsi da Gennaro Di Carlo, ma non è bastato. Dopo 4 stagioni consecutive in Serie A, l’Orlandina Basket è retrocessa in A2. Un verdetto amaro quello del campo, che contemporaneamente all’incredibile ed assurda doppia vittoria di Pesaro al Forum di Assago contro Milano ed all’Adriatic Arena contro Venezia, ha sancito la prima retrocessione sul campo della squadra di proprietà della famiglia Sindoni.

Un finale di stagione incredibile per i siciliani, che dopo la vittoria esterna al Pala Pentassuglia di Brindisi credevano probabilmente di aver fatto un piccolo passo per la salvezza. Ed invece solo delusioni da quel momento, con la striscia positiva della Vuelle che ha ribaltato le carte in tavola. Si è fatto il “passo più lungo della gamba”? Probabilmente. C’è anche da analizzare però che con la coppa ancora da giocare, fino a dicembre, l’Orlandina si trovava ai margini delle prime otto posizioni. Poi il baratro, le 20 sconfitte consecutive. Perché più perdi, più è complicato uscire dal momento negativo. Si è cambiato tutto quello che si è potuto, dicevamo, ma forse troppo tardi. Quando il macigno è grosso, quando il peso sulle spalle arriva fino alla città, quando la negatività probabilmente aleggiava dentro quel magico palazzetto che ha perso per qualche mese tutto l’incantesimo positivo. Poi Cantù, 4 mesi dopo l’ultima vittoria casalinga. Successo amaro però, perché Pesaro batteva Venezia. Dopo aver espugnato per il terzo anno consecutivo, sempre nelle ultime giornate di campionato, il Forum di Assago.

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