Streetball, dalla strada alle Olimpiadi Tokio 2024/ part 2
Eccoci tornati con la nostra rubrica dedicata allo streetball, il basket nato nei playground e ormai riconosiuto a livello mondiale. Recita un detto dalle parti di Chicago: “il ghetto è dolore, è morte, è come un rito di passaggio”. E da quelle parti a volte, per strada si muore veramente, ora spunta una pistola da lì ora da un’altra parte. Bande si, bande che si contendono un pezzo di terra, un quartiere, una strada, un campo da basket. Si, perché da quelle parti, oltre quell’oceano, si contendono a volte anche campi da basket, i cosiddetti playground. Da quelle parti anche un pezzo di terra, una rete metallica e un canestro può divenire oggetto di contesa. Un mondo strano, no, per niente. Il basket da quelle parti è religione.
Giocare a basket diviene quasi una sorta di rituale collettivo. Molti ragazzi da quando sono bambini hanno in mano una palla, e possibilmente, un canestro. Cosi li vedi che cominciano a palleggiare, a buttare la palla in un cesto, e li vedi diventare bravi, bravissimi, poi campioni. Pochi di voi sanno che i migliori giocatori di Nba si sono formati proprio su questa realtà. Si, sulla strada, nel playground. Una parola inglese che vuol dire semplicemente “campo da gioco”. Come da prassi questa disciplina, perché di quello si tratta, è nata negli Usa. E’ nata da un’esigenza, quella di dare ai ragazzi poveri una squadra in cui giocare, è nata si, per regalare un sogno. Spesso il playground, il basket da strada è stato indicato per questo come la “pallacanestro dei falliti”, si, di quelli senza speranza. E invece nulla di più sbagliato. Quei ragazzi inseguivano, e inseguono, un sogno, quello di essere giocatori di pallacanestro.
E lo sono, hanno la stessa pari dignità di un giocatore di basket qualsiasi. Loro non fanno basket, fanno Street-basket, basket da strada. Giocano non in un palazzetto da cinque, dieci mila posti, al massimo ci cacciano un centinaio di spettatori, quando va bene, a volte neanche gli amici che vengono a tifare. Alcuni di questi campi da gioco, playgrounds, sono diventati famosissimi. Sarebbe lunghissimo illustrare la storia di questi luoghi deputati a sfide infinite, cuore e anima di un modo tutto particolare di vivere il basket, luoghi dove il tempo si ferma.
RUCKER TOURNAMENT, UN "MUST" AD HARLEM - Il Rucker Park ad Harlem (nella foto di apertura) dedicato ad Holcombe Rucker. Chi era costui? Era un semplice direttore dei playgrounds del Department parks of recreations di Harlem dal 1948 al 1964. Morì a seguito di un tumore e fu il primo a ideare un torneo di basket. Il Rucker Tournament ad Harlem è ancora oggi un classico e si tiene nel periodo estivo ad Harlem. Vi partecipano anche stelle Nba. Questo torneo fu il primo in assoluto ad essere creato, Rucker sfruttava la pallacanestro per allontanare i ragazzi di Harlem dall’alcool e dalla droga. La sua figura è legata a quella di Earl Manigault. Uno direbbe, mai sentito nominare. E’ normale, è logico, e uno di quelli là che giocano a basket in strada.
Earl Manigault, chiamato “The Goat” acronimo di “Il più grande” (foto a lato) è stato un giocatore di pallacanestro da strada proprio negli anni in cui Rucker era direttore dei playgrounds di Harlem. Si, era una stella, era secondo Kareem-Abdul Jabbar, il giocatore più forte che avesse mai incontrato. Queste parole Lew Alcindor le pronunciò al suo ritiro, alias Kareem-Abdul Jabbar, Lew era il suo nome, quando si convertì all’Islam, divenendo uno dei giocatori più forti della "era pre-Jordan". Manigault non raggiunse mai il professionismo, anzi raggiunse più volte la cella del carcere più vicino a causa di problemi legati alla droga e a qualche rapina. La sua storia è ripresa nel film Rebound - Più in alto di tutti, la vera storia di “The Goat” Manigault.
Playgrounds famosi sono poi anche "Soul in the Hole" a Brooklyn e proprio il “The Goat Park” che si trova tra Harlem e Manhattan e dedicato a Earl Manigault. Da questi campi da strada gente ne è passata. Alcuni hanno giocato solo nel college, altri hanno percorso la strada dal college al professionismo. Insomma, questi campi da gioco, hanno storie. Noi siamo abituati a pensare alla strada come un luogo X, un luogo-non luogo. Ma la strada e dove incontriamo la gente, l’amico del cuore, la nostra comitiva. Non c’è giorno, minuto, momento che noi non percorriamo una strada. La sstessa intrapresa su Supporter's Magazine per spiegare meglio cosa sia lo Street-basket, vera disciplina sportiva con tanto di regole e federazioni di riferimento, e a Tokyo 2024 insieme all’arrampicata sportiva sarà anche disciplina olimpica. Vogliamo conoscerla meglio? Il viaggio è cominciato.
Federico Sanapo 2/continua
(leggi il primo articolo sullo Street ball)
