Mens Sana Mesagne, orgoglio pugliese

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mens sana under 12Un titolo italiano e un secondo posto. E' il bilancio delle ultime settimane dell'attività della Mens Sana Mesagne, florida società della provincia brindisina, guidata dal presidente De Tullio e dal suo vice Mellone. In particolare, gli Under 12 del Centro sportivo italiano si sono imposti a Cesenatico 50-37 contro la Fortitudo Bologna, battendo nella fase di qualificazione nell'ordine Basket Genova, Basket Assisi, Aurora Milano e Polisportiva Novate. E' il secondo scudetto che porta a casa la società mesagnese dopo quello del 2012 conquistato dagli Under 19. Nelle finali di Cesenatico, i piccoli mensanini si sono presentati imbattuti nella fase Esordienti della FIP.

Un risultato che riempie di gioia Gianfranco Mellone, responsabile tecnico per il Centro sportivo italiano. "Questo risultato è il frutto di un duro lavoro che va avanti nel corso degli anni. I ragazzi che hanno ottenuto questo importante risultato sportivo, provengono dal nostro settore minibasket dove il responsabile tecnico Angelo Greco, continua imperterrito a fare innamorare i bambini di questo splendido sport. Da quest'anno la guida tecnica del gruppo Under 12 è stata affidata a Angelo Capodieci che ha disputato il campionato FIP Under 13 qualificandosi alla fase "Gold", nonostante la giovane età. Il risultato di Cesenatico è il miglior regalo che potevamo farci in vista del venticinquesimo anno della fondazione della Mens Sana Mesagne che ricorre il prossimo anno. Ringrazio lo staff tecnico, i ragazzi e le famiglie che ci affidano i loro figli. Un ringraziamento particolare alle aziende che ci sostengono e senza le quali non potremmo attuare i nostri progetti".

Questi i nomi dei campioni d’Italia Under 12 C.S.I. : Giuseppe Morelli, Samuele Panico, Filippo Campana, Silvano Moro Petrelli, Diego Scalera, Riccardo Solito, Lorenzo Caropreso, Lorenzo Zofra, Raffaele De Levrano, Stefano Vidali, Alessio Nacci , Daniele Malvindi.

Termina invece con il secondo posto la finale nazionale allievi. I mensanini, allenati da Angelo Capodieci, si accontantano del secondo gradino del podio. Due sconfitte per i biancoverdi entrambe maturate ad opera dell'ACLI Trecella campione d'Italia. Durante le qualificazioni i mensanini avevano battuto US Reggio Emilia, Pallacanestro Noventa e Baldissero Sport.

Pesaro, vittoria e fratellanza

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br pesaro“Amici dell’Adriatic Arena”. Comincia così la serata del gemellaggio, ma in realtà ancora prima, con lo striscione di benvenuto che adorna l’ingresso ospiti e con i cori dedicati nel piazzale antistante -l’Adriatic Arena- fa breccia sentire i canti biancoazzurri condivisi dai biancorossi- e ancora un po’ prima con la meravigliosa ospitalità già dal sabato notte. Se non fosse per il colore diverso delle divise, se si badasse solo ai saluti, agli abbracci, alle dichiarazioni di affetto tra curve dirimpettaie, ai "piezz’e core", diresti che siamo qui, nella perla dei palasport d’Italia, a condividere una festa. Compreso l’omaggio caloroso e sentito a Piero Bucchi da parte del popolo brindisino, ed è un bello spettacolo sia notare l’affollamento vociante dello tribuna ospiti, sia, di fronte, il bandierone biancorossoazzurro che avvolge la curva pesarese per ricordare la data del gemellaggio, così recente, 6 marzo 2016, rispetto a sentimenti così “antichi”.

Presto però il parquet chiama ed è partita vera, senza Moore, senza Joseph, con uno “scongelato” English che rientra in punta di piedi e  porta il suo contributo, very correct. Il primo quarto scivola via tra cose semplici ed efficaci della Vuelle e giocate di pregio di Phil Goss che, specie all’inizio, si erge a condottiero della New Basket. Abbiamo visto tempi migliori di questo, anche peggiori di questo, quindi prendiamo il periodo per ciò che è: interlocutorio. Pesaro ha sostanza, ha consapevolezza, percepisci che si tratta di una squadra di tempra diversa rispetto alle recenti stagioni. Brindisi risponde ma non trascina. Ti svaghi con coreografie e cori gentili, un balsamo dopo Avellino, mentre l’ape Andrea “svolazza” per le tribune e nel settore biancoazzurro. Così pensi che comunque vada, qualunque cosa accada, niente potrà annullare il valore umano, aggiunto alla competizione sportiva.

E in un grigio secondo periodo, qualcosa accade. Nella forma di un ragazzone che frana a terra come un blocco di marmo, perfettamente orizzontale, su se stesso, e lo vedi un attimo immobile poi contorcersi e urlare di dolore. Poco prima due assist, un tiro da fuori, qui, nell’attimo fatale, l’elevazione a rimbalzo. Unanime la preoccupazione, troppo facile comprendere che l’infortunio è grave, minuti sospesi tra ansia e compassione. Daniel è il sempre meno timido presente che si affaccia al futuro, il talento covato per crescere. Rifletti sull’imponderabile, sulla precarietà delle cose umane, su quanto la carriera di un giocatore sia questione di equilibrio delicatissimo tra potenza fisica e fragilità. A ciò aggiungi la consuetudine agli infortuni che accompagna Brindisi e , nella pratica, il secondo periodo vede un mesto parziale 20-14 per i padroni di casa. Cominci ad abituarti ad una gara scialba, sempre in attesa di aggiornamenti sulle condizioni di Donzelli, gli unici guizzi sono quelli di Thornton e Jones, che infilano centri su centri, e i time out di Bucchi.

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