Le rinnovate speranze bianco azzurre

Scritto da Redazione on . Postato in Post.it di Mario Arceri

1706604435944Aggrappata alle mani di Frank Bartley, la Happy Casa conta due vittorie (con Brescia e a Pesaro) e due sconfitte (a Bologna e con Napoli) da quando la guardia di Baton Rouge, ripescata in Cina a Qingdao dove era finita dopo una più che buona stagione con Trieste, è arrivata a Brindisi. Se si considera il 2/14 fatto registrare dalla squadra di Sakota prima del suo ingresso nel roster, si potrebbe pensare che Frank – buone referenze al college tra Brigham Young e Louisville – sia l’uomo della provvidenza per Brindisi che, dato sull’orlo del precipizio, ha saputo regalarsi un pizzico di ottimismo andando a vincere a Pesaro, inguaiando ancora di più una Carpegna Prosciutto che ha da poco affidato a Meo Sacchetti il compito piuttosto ingrato di tirarla fuori dal gioco perverso della retrocessione.

Due punti d’oro per Brindisi che ora si trova a sole due lunghezze di distanza dalla stessa Pesaro, all’asciutto ormai da sei turni, e da Treviso che a Scafati ha sfiorato un clamoroso successo. Sei punti sopra ci sono Sassari che ha appena cambiato allenatore chiamando Markovic al posto di Piero Bucchi e il Varese di Bialaszewski che, con l’arrivo di Nico Mannion (match winner anche a Cremona) che viaggia a 22,2 punti a partita, ha cambiato decisamente marcia e punta con decisione verso la zona play off.

Datome, valore aggiunto in campo e fuori

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363404809_669931651843424_355693464510240208_nEH SÌ, È SEMPRE MEGLIO lasciare da vincenti che continuare a trascinarsi nel sogno – più che nel segno – di una gloria passata. Lo sport ce lo insegna, con i tanti esempi offerti negli anni. C’è chi si avvolge in una bandiera come se lo proteggesse dall’età che avanza rapida e impietosa, e c’è chi si rifugia nella comfort zone di leghe meno impegnative per allungare il prepensionamento. Nel calcio adesso sono gli arabi ad offrire ricchissimi ricoveri a chi è stato davvero grande, ma ora un po’ meno.

Per dire basta subito dopo aver vinto uno scudetto da MVP ci vuole però tanto coraggio, tanta maturità, tanta consapevolezza che i propri confini sono molto più vasti di quelli di un campo da basket. E che, dicendo basta, non si spegne una vita, ma se ne apre un’altra, altrettanto, se non più, appagante e, soprattutto, con obiettivi ben chiari.

Parlo, è evidente, di Luigi Datome che nei giorni scorsi ha annunciato il suo ritiro dopo la World Cup di settembre nelle Filippine. Anche in questa scelta dei tempi (subito l’annuncio, prima del campionato l’effetto), c’è tutta la grandezza del campione che, capitano della Nazionale, non abbandona i suoi compagni finché l’esperienza mondiale non si sarà conclusa. Anche perché, ha detto, il suo cruccio maggiore è non aver mai vinto nulla in azzurro: impossibile esentarsi, dunque, da quest’ultimo tentativo.
Il futuro immediato è un posto dietro la scrivania dell’Olimpia, quello successivo non ha limiti, non dimenticando la profezia di Gianni Petrucci del Datome presidente federale.

ascolta qui Afternoon, il podcast di Datome e Melli da Folgaria

Il ricordo di Big Elio

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Questa sera, con il Memorial dedicato al suo nome e alla sua indimenticabile figura, Brindisi ricorda Elio Pentassuglia. Ed è una bella cosa, perché riafferma il forte legame con le radici e la necessità che, soprattutto nello sport, non vengano mai rinnegati i personaggi, i fatti, gli eventi che hanno fatto la storia. Si dice, ed è vero, che non sapremo mai chi siamo se non avremo conosciuto da dove veniamo. E cioè quale è stata la nostra storia, chi sono stati i nostri Padri. Sì, con la "P" maiuscola: la stessa P di Pentassuglia che per Brindisi è stato uno dei padri fondatori e per il basket italiano uno dei padri più apprezzati, amati e innovatori.

Il direttore di Supporter's Magazine mi ha chiesto di ricordarlo con queste brevi righe. I suoi risultati sono noti, la sua figura, il suo carattere, quello che riusciva a trasmettere a chi gli stava accanto forse un po' meno, almeno tra i più giovani. L'ho conosciuto tanto, tantissimo tempo fa, alla mia prima esperienza da inviato proprio a Brindisi per raccontare il "miracolo" di questa città che aveva raggiunto le Leghe professionistiche.

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