Nuovo corso Italbasket. Brindisi, vola alto

Scritto da Redazione on . Postato in Il direttore

591849819_1276511444518772_9178978199705527256_nLa parentesi delle nazionali non è partita nel miglior modo possibile per Luca Banchi sulla panchina della Nazionale italiana di pallacanestro, ma alla sconfitta contro l’Islanda ha fatto seguito una grande vittoria in Lituania. Italia sospinta da Mannion che regala il canestro della vittoria e un Procida che trova la fiammata giusta al momento giusto. E dire che gli azzurri, sotto gli occhi di Achille Polonara, avevano steccato la prima partita per le qualificazioni ai Mondiali 2027. L’Islanda, che ha vinto le ultime tre partite consecutive contro di noi in gare ufficiali, non concede sconti. Glaciali come la loro terra di origine, hanno condotto quasi dall’inizio alla fine, tranne la parentesi nel finale quando gli azzurri, recuperato punteggio e inerzia, non hanno saputo chiudere la partita anche a causa di errori impensabili, i due liberi consecutivi da Della Valle, l’appoggio a canestro di Tonut, la cattiva difesa di Petrucelli su Friedrikson che ha convertito il tiro libero e siglato il suo 29esimo punto di una partita incredibile.

Ne parla approfonditamente Mario Arceri nel suo post it. Noi abbiamo vissuto in ogni caso una serata dalle mille emozioni, come spesso ci capita quando siamo al seguito della Nazionale (e di partite dal vivo ne abbiamo viste tante), questa volta impreziosita dalla presenza di Achille Polonara che ha scelto proprio Tortona per fare la sua prima uscita pubblica dopo le settimane drammatiche trascorse in ospedale.

Solo una parola: ASSASSINI

Scritto da Redazione on . Postato in Il direttore

unnamedASSASSINI. Prendiamo in prestito il termine usato da Gianni Petrucci, presidente della Federbasket, nel definire gli autori del gravissimo assalto al pullman dei tifosi pistoiesi appena usciti dal Pala Sojourner (di cui proprio il giorno dopo ricorreva il ventesimo anniversario della sua morte) di Rieti che è costato la vita a Raffaele Marinella, il secondo autista del torpedone coinvolto. La giustizia ha fatto subito il suo corso: ci sono tre arresti per la drammatica aggressione e altri ultras denunciati. Ultras o delinquenti? La risposta per noi è ben chiara. Sono tre esponenti di un gruppo che da tempo è monitorato sia all’interno del palasport che per essere vicini ad ambienti di estrema destra. Sono accusati di omicidio volontario aggravato.

Una violenza che mette in cattiva luce lo sport e la pallacanestro alla fine di una domenica dove avremmo voluto soltanto parlare di risultati di campo e della vittoria “batticuore” della New Basket Brindisi a Milano che regala il primato alla squadra di coach Bucchi.

Invece no, è la cronaca nera a farla da padrone, come purtroppo altre volte e anche il basket comincia a scricchiolare. Prima dell’agguato di Rieti, gli scontri a Roseto tra i tifosi di casa e quelli di Pesaro, ancora prima i tafferugli tra forlivesi e riminesi. Solo per rimanere a questa stagione. Marco Belinelli, da me intervistato per Il Messaggero alcuni giorni fa, è stato molto chiaro: “Il basket è un'isola felice ma questi episodi ne minano la bellezza. Dobbiamo fare in modo di migliorare i controlli e isolare i violenti in maniera definitiva”. Ma aggiunge altrettanto fermamente: “Non è tifo ma violenza pura e come tale va combattuta. Nel 2025 queste cose non dovrebbero mai accadere. In Nba, dove ho giocato per tredici anni, non accadono e forse dovremmo prendere esempio da loro che hanno controlli costanti e ad ogni minima cosa puntano alla sicurezza".

"Facendo un paragone, anche se i fatti sono diversi, quando ci fu la famosa rissa tra i giocatori di Indiana e Detroit e i tifosi entrarono in campo, furono tutti identificati e bannati a vita dalle arene e ebbero forti ripercussioni anche penali - conclude il Beli -. Bisognerebbe fare così anche da noi”. Ecco, servono pene severe, esemplari e che siano scontate per davvero. In Italia è tutto fumoso, all’acqua di rose, negli altri paesi si agisce, velocemente e con fermezza, anche a costo di diventare impopolari. La Sebastiani Rieti pagherà cara questa follia. La risposta ora è dal campo, a cominciare dal Pala Pentassuglia. Brindisi può allungare in classifica contro Forlì. Nel nome e nel ricordo del povero autista Raffaele Marinella.

leggi anche: "Fare il tifo" non giustifica la violenza

Marino Petrelli

credits photo: Rieti Life /Ansa

Kobe forever

Scritto da Redazione on . Postato in Il direttore

phpimmg119174Ciao Kobe. Sembra ancora impossibile quello che è successo domenica sera. Un brutto sogno dal quale sarà difficile svegliarsi per lungo tempo. Eravamo felici per la splendida vittoria della New Basket a Brescia, tutta grinta e carattere come piace a noi e come questa squadra sa offrire, soprattutto nelle ultime settimane. Una vittoria importante perché ora la classifica, con il 2-0 a favore contro la Leonessa, si fa davvero interessante anche per un eventuale terzo posto, in attesa di ospitare l’Olimpia Milano per un’altra partita da far girare la testa. Poi la notizia, le prime immagini, lo sgomento generale. “Ditemi che quella su Kobe è una cazzata” (scusate la parolaccia). Con questo messaggio su wup, ho appreso la notizia, mai pensando che si trattasse di una notizia così tragica. “E’ morto Kobe Bryant e con lui altre persone sul suo elicottero privato”, recitava la prima agenzia battuta dagli Stati Uniti.

leggi anche: Morto Bryant, l'italiano vero che ha conquistato il mondo

Non è vero, non può essere vero. Chiedo conferma, è tutto maledettamente vero. L’elicottero di Kobe si è schiantato sulle colline di Los Angeles e con lui sono morti la sua amata figlia Gianna Maria, 13 anni e già pronta per giocare a pallacanestro, e altre sette persone. Più il pilota che pare abbia compiuto qualche manovra spericolata per evitare la nebbia. Non sapremo mai cosa sia successo realmente, quello che è certo che lo schianto ci ha portato via un campione, una leggenda, un grande uomo, un’icona molto più vicina a noi di quello che sembra. Kobe il giocatore generazionale, come negli Usa definiscono quel tipo di giocatori legati e ricordati ad un’intera generazione. Come Magic Johnson, come Michael Jordan. 20 anni in maglia Lakers, e solo Lakers, 5 titoli vinti, due ori alle Olimpiadi con la nazionale ne fanno a giusto titolo un giocatore “generazionale”. Ma anche Kobe l’italiano, per sette anni al seguito di papà Joe che ha giocato a Rieti, Pistoia, Reggio Calabria e Reggio Emilia dove Kobe vince un titolo provinciale segnando, a nemmeno 12 anni, 47 punti nella finale contro Novellara, città natale di “Lupetto” Malagoli.

Ci piace pensare che ora starai giocando a basket con lui, con Drazen Petrovic, con tutti gli sportivi che ci hanno lasciato prematuramente. Ayrton Senna, Marco Pantani, Marco Simoncelli, ma quanti altri… Ti ricorderemo sempre Kobe, contro l'Olimpia Milano vinciamo anche per lui!

Marino Petrelli

ph: Michele Longo (Ciamillo/Castoria)

Questo sito utilizza cookie, anche di terze parti, per migliorare la tua esperienza e offrire servizi in linea con le tue preferenze. Chiudendo questo banner, scorrendo questa pagina o cliccando qualunque suo elemento acconsenti all’uso dei cookie. Se vuoi saperne di più o negare il consenso a tutti o ad alcuni cookie vai alla sezione.