Bergamo, sipario sulla Blu Basket. I retroscena della resa
Ci sono voluti solo tre giorni per passare dal sogno all'incubo. Domenica primo febbraio oltre duemila persone riempivano la ChorusLife Arena cantando "Bergamo, Bergamo" come allo stadio e applaudendo la vittoria contro Rieti. Mercoledì 4 febbraio il presidente ad interim Riccardo Baruffi si è dimesso dopo nove giorni di mandato. Venerdì 6 febbraio ecco la pietra tombale: la Blu Basket Bergamo ha comunicato ufficialmente a FIP e Lega il ritiro dal campionato di Serie A2.
«La propria irrevocabile decisione di ritirarsi, con decorrenza dalla data odierna, dal Campionato di serie A2 maschile a causa della sopravvenuta e oggettiva impossibilità di sostenere i futuri impegni economici, finanziari e organizzativi», recita il comunicato ufficiale. Parole fredde che chiudono un'avventura iniziata con grandi ambizioni sei mesi fa e naufragata tra debiti, stipendi non pagati, giocatori sfrattati dalle proprie abitazioni e l'impossibilità di trovare una casa stabile.
Il retroscena del crollo: tre mesi senza stipendi
Mentre domenica sera i tifosi lasciavano il palazzetto con il sorriso, dietro le quinte la situazione era già al collasso. I giocatori (ma anche altri membri dell'organigramma societario, ndr) non vedono uno stipendio da novembre. Tre mesi senza percepire un euro, continuando a lavorare in allenamento e a vincere partite per professionalità. Cinque di loro più il team manager sono stati cacciati dal Privilege Apartments di Vimercate per morosità, con intervento dei carabinieri. Le fatture non pagate si accumulano. L'Excelsior, società bergamasca che aveva prestato la palestra credendo in una collaborazione per rafforzare il basket locale, aspetta ancora i suoi soldi. I debiti hanno raggiunto cifre considerevoli e la prospettiva di sanarli è irrealistica.
L'Associazione Giocatori aveva denunciato pubblicamente: «Ci è stato rappresentato che attualmente i giocatori non hanno ancora percepito alle scadenze previste tutti i compensi pattuiti. Nel ritardo dei pagamenti degli emolumenti ormai non è più tollerabile». Anche l'USAP, sindacato degli allenatori, si era schierato: «Piena vicinanza allo staff tecnico e a tutti i lavoratori dello sport della Blu Basket Bergamo, costretti a vivere in grave difficoltà».
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La resa di Baruffi dopo nove giorni
Riccardo Baruffi, architetto di Caravaggio subentrato il 26 gennaio al dimissionario Stefano Mascio, aveva un mandato chiaro, sondare gli imprenditori di Bergamo e provincia per verificare, in qualche settimana ma non oltre, se ci sia una reale volontà di portare avanti il basket di alto livello in città. Non ci sono volute settimane. Nove giorni sono bastati.
«Sono costretto purtroppo a rassegnare nuovamente le dimissioni irrevocabili. Lo strappo ricucito temporaneamente una settimana fa con la proprietà Mascio si è di nuovo aperto. Non ho le condizioni pattuite per proseguire il mio mandato ad interim», ha dichiarato mercoledì 4 febbraio. In quelle parole tutta la frustrazione di chi ha provato a salvare il salvabile trovandosi davanti un muro invalicabile.
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Un punto di non ritorno
Venerdì mattina, il 6 febbraio, la squadra si sarebbe dovuta trovare a Carugate per l'ultimo allenamento. Giocatori e staff tecnico erano all'oscuro di tutto, isolati rispetto alle decisioni che si stavano prendendo ai piani alti. Un gruppo esemplare che ha lavorato come sempre, professionali fino all'ultimo, preparando una trasferta a Brindisi prevista per domenica 8 febbraio che sapevano non si sarebbe disputata.
Poi è arrivata l'ufficialità. Niente Brindisi, niente Rimini mercoledì 11. Niente più nulla. La Blu Basket Bergamo cessa di esistere sportivamente. I tesserati sono già in contatto con altre società per ricollocarsi, salvare una stagione che per loro stava andando bene: tredici vittorie, 26 punti in classifica, un D'Angelo Harrison da 21 punti di media tra i migliori realizzatori del campionato.
Il paradosso irrisolto: nessun palazzetto, nessuna identità
Alla base di tutto c'è un problema irrisolto fin dall'inizio. Una squadra chiamata Bergamo che giocava stabilmente a Monza, a trenta chilometri di distanza. La ChorusLife Arena, impianto moderno e capiente, ha ospitato solo tre partite in sei mesi: ottobre contro Milano e Pesaro, febbraio contro Rieti. Poco più di settemila presenze totali che hanno dimostrato una cosa inequivocabile: quando la squadra gioca a Bergamo, la città risponde con entusiasmo.
Ma tre serate non bastano a costruire un progetto. Il resto delle partite all'Opiquad Arena di Monza, davanti a poche decine di persone, senza tifo, senza calore, senza il minimo senso di appartenenza e a volte con i tifosi ospiti più numerosi rispetto a quelli di casa, come accaduto con quelli di Brindisi la sera del 14 dicembre (nella foto). La ChorusLife Arena ha un calendario troppo fitto per ospitare stabilmente il basket. Bergamo non ha alternative. Mascio lo sapeva prima ancora di trasferirsi, eppure ha provato scommettendo sulla possibilità di trovare soluzioni in corsa. Non è successo.
Quando aveva annunciato le dimissioni da presidente dopo la vittoria contro Verona il 21 gennaio, Mascio aveva detto con amarezza: «Tutto è diventato difficile, siamo a Monza ma ci chiamiamo Bergamo: non è una scelta, è che non c'è un campo. Sui giornali locali viene privilegiata la serie B di un'altra città rispetto a una A2 che porta il proprio nome. Per cui ho capito qual è il problema».
Tre città, tre fallimenti: la parabola di Mascio
Per Stefano Mascio si chiude qui un percorso tormentato. Aveva rilevato la società a Treviglio, città dove la Blu Basket era nata nel 1971 e aveva vissuto per cinquant'anni. Nel 2024 decide il trasferimento a Orzinuovi: quattrocento tifosi in piazza a protestare, accuse, polemiche feroci. Una stagione disastrosa con due cambi di allenatore, tre capitani diversi, quattordicesimo posto finale.
Estate 2025, terzo trasloco: Bergamo. L'ambizione dichiarata era riportare la città in Serie A1, costruire qualcosa di stabile. In autunno lascia il direttore sportivo Fabrizio Frates, poi l'allenatore Andrea Zanchi sostituito da Alessandro Ramagli. Michele Morselli, erede Armani entrato in società in agosto, si ritira dal CdA. A gennaio Mascio si dimette da presidente, nove giorni dopo anche Baruffi molla. Ora il ritiro definitivo. Tre città, tre fallimenti.
Il quarto fallimento bergamasco
Con la fine della Blu Basket si chiude il quarto tentativo fallito di riportare il basket di alto livello a Bergamo. Negli anni Ottanta c'era stata l'Alpe, unica esperienza in Serie A1 della storia cittadina. Poi il Celana e la Bergamo Basket 2014. Tutte finite male, tutte senza lasciare eredità durature. Nella città dell'Atalanta, escluso il volley, tutti gli altri sport fanno una fatica enorme.
Ora resta solo la Bluorobica in Serie B Interregionale, con un settore giovanile solido e una gestione prudente. Forse è questa la dimensione realistica del basket bergamasco: una piazza che non ha le strutture, gli imprenditori, o semplicemente la volontà di sostenere progetti ambiziosi.
La classifica di Serie A2 verrà stravolta con l'annullamento di tutte le partite disputate: chi aveva vinto perde i punti, chi aveva perso li recupera. Un epilogo che la Lega aveva cercato disperatamente di evitare, cercando fino all'ultimo acquirenti per salvare il titolo sportivo. Nessuno si è fatto avanti.
L'amaro epilogo
«La società intende ringraziare tutti i suoi tesserati per l'impegno profuso in questi mesi di attività agonistica e tutti i tifosi che l'hanno sostenuta nel corso di questo campionato», conclude il comunicato ufficiale. Parole formali per chiudere una storia che lascia l'amaro in bocca a tutti: ai giocatori senza stipendi da tre mesi, ai tifosi che domenica cantavano credendo in un nuovo inizio, a una città che ha risposto presente quando chiamata ma non ha trovato nessuno disposto a trasformare quella passione in progetto concreto e sostenibile.
Restano le immagini di domenica scorsa: i giocatori fermati dai bambini per autografi, il pubblico che canta "Bergamo, Bergamo", l'emozione di coach Ramagli ("Giocare davanti alla gente ha un altro sapore"), il capitan Bossi rientrato dopo due mesi di infortunio ("Sarebbe un peccato non avere basket di alto livello in un'arena che è la migliore d'Italia"). Restano i 21 punti di media di Harrison, le vittorie conquistate con sette uomini contati, l'entusiasmo di tre serate che hanno fatto sognare. Resta la sensazione di un'occasione sprecata, di una città pronta ma di un progetto nato già zoppo, condannato fin dall'inizio dall'assenza di quella casa che ogni squadra dovrebbe avere.
La Blu Basket Bergamo finisce qui. Per sempre, probabilmente.
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Alessandro Giovanni Pagliarini (Prima Bergamo)
credits photo: Blu Basket Bergamo
