Bergamo, Baruffi presidente. "Dateci un segnale concreto"
C'è un paradosso che avvolge la Blu Basket Bergamo, e non è solo geografico. È un paradosso di passioni contrastanti, di ambizioni che si scontrano con la realtà, di una città che sembra voler gridare il suo amore per il basket ma poi fatica a trovare il modo di esprimerlo concretamente. È la storia di una squadra senza casa, di un presidente che si è dimesso dopo aver vinto, di un futuro che oscilla tra il sogno della Serie A1 e l'incubo di un altro trasloco.
Lunedì 26 gennaio, il consiglio di amministrazione della Blu Basket ha ufficializzato quello che era nell'aria da giorni: Riccardo Baruffi, architetto di Caravaggio e già vicepresidente, è il nuovo presidente ad interim. Subentra a Stefano Mascio, che cinque giorni prima aveva annunciato le proprie dimissioni immediate in una conferenza stampa che aveva tutto il sapore di uno sfogo liberatorio. Era appena finita la partita contro Verona, vinta 87-82 ai supplementari all'Opiquad Arena di Monza. Una vittoria che avrebbe dovuto essere celebrata, e che invece è diventata il palcoscenico di un addio.
Le parole di Mascio: un grido di frustrazione
«Tutto è diventato difficile, siamo a Monza ma ci chiamiamo Bergamo: non è una scelta, è che non c'è un campo», aveva detto Mascio, con la voce di chi ha esaurito la pazienza. Le sue parole erano cariche di delusione, di rabbia trattenuta, di quella sensazione di solitudine che prova chi si sente incompreso. «Sui giornali locali viene privilegiata la serie B di un'altra città rispetto a una A2 che porta il proprio nome. Per cui ho capito qual è il problema».
Il riferimento a Treviglio non era nemmeno troppo velato. Treviglio, dove la Blu Basket è nata nel 1971, dove ha costruito per cinquant'anni la propria identità. Treviglio, città da cui Mascio aveva deciso di andarsene nel 2024, trasferendo la squadra a Orzinuovi in una mossa che aveva suscitato proteste, manifestazioni di piazza con quattrocento tifosi inferociti al PalaFacchetti, accuse e polemiche. Un'esperienza durata una sola stagione, travagliata, con due cambi di allenatore, tre capitani diversi e un quattordicesimo posto in classifica che aveva certificato il fallimento del progetto.
Nell'estate 2025, ecco il nuovo trasloco: Bergamo. Ma anche qui, fin dall'inizio, c'era un problema evidente: la mancanza di un palazzetto disponibile stabilmente. La Chorus Life Arena, moderna e capiente, ha un cartellone di eventi così fitto da poter ospitare solo alcune partite concordate. Il resto? All'Opiquad Arena di Monza, a una trentina di chilometri di distanza. Una squadra che si chiama Bergamo e gioca altrove. Un controsenso che Mascio ha pagato sulla propria pelle, sentendosi probabilmente come un profeta inascoltato.
«C'è sempre la questione del passato, io ho preso in mano una società, l'ho risanata e sono stato sbattuto fuori», aveva aggiunto, con quel tono di chi porta addosso ferite mai del tutto rimarginate. «Faccio questo gesto necessario per il bene della mia società, lavoriamo a un progetto nuovo e speriamo che anche Bergamo faccia la sua parte».
leggi anche: Orzinuovi addio, Mascio si trasferisce a Bergamo
Il paradosso bergamasco: amore per il basket, ma quale basket?
Eppure, e qui sta il cuore del paradosso, quando la Blu Basket ha giocato a Bergamo la risposta del pubblico è stata travolgente. Era domenica 12 ottobre, prima partita casalinga alla ChorusLife Arena, contro l'Urania Milano. Più di duemila persone hanno riempito il palazzetto per quella che il presidente Mascio aveva definito "l'inizio del vero percorso". Sul parquet c'erano giovani, famiglie, tifosi storici e curiosi. Tra il pubblico anche la sindaca Elena Carnevali. Un'atmosfera da grande basket, quella che Bergamo non viveva da tempo.
La partita era iniziata male, con Milano avanti di 12 punti e l'espulsione di Dustin Hogue che sembrava spaccare le gambe alla squadra. Ma è proprio in quel momento che è successo qualcosa di magico. Il pubblico, inizialmente timoroso, ha trovato la voce. «Blu Basket, Blu Basket» è risuonato fragoroso nel palazzetto. Poi è partito il coro "Bergamo, Bergamo", lo stesso che accompagna le partite dell'Atalanta, con applausi tanto forti da sovrastare la voce dello speaker. La squadra ha rimontato, ha vinto 77-69, e Mascio a fine partita era visibilmente emozionato: «Per me stasera inizia il vero percorso. Questa è stata la prova di un palazzetto pieno, gente entusiasta. È stato bellissimo sentire tutti che chiamavano Bergamo».
Tre giorni dopo, mercoledì 16 ottobre, altra sfida casalinga contro Pesaro. E qui è scoppiato il caos organizzativo: code interminabili agli ingressi, biglietterie sottodimensionate, accrediti sbagliati. Tremila persone, molte delle quali ragazzi arrivati per l'esibizione del rapper Rondodasosa nell'intervallo. La partita l'ha vinta Pesaro 101-83, ma il dato che conta è un altro: quasi cinquemila persone in due serate (nella foto di copertina). La dimostrazione che Bergamo ha fame di basket, che la città risponde quando viene chiamata in causa.
E allora, perché Mascio ha mollato? Perché dopo aver visto quella risposta entusiasta ha scelto di fare un passo indietro? Forse perché due serate, per quanto belle, non bastano a costruire un progetto. Forse perché giocare stabilmente a Monza davanti a poche decine di spettatori è frustrante quando sai che potresti avere migliaia di tifosi a pochi chilometri di distanza, ma non hai dove ospitarli. Forse perché Mascio, dopo Treviglio e Orzinuovi, ha semplicemente finito la pazienza.
La missione di Baruffi: trovare qualcuno che ci creda davvero
Riccardo Baruffi, che conosce bene le dinamiche della società essendo già stato vicepresidente, ha davanti a sé un compito difficilissimo. "Ho ricevuto un mandato per sondare gli imprenditori di Bergamo e provincia per verificare, in qualche settimana ma non oltre, se ci sia una reale volontà di portare avanti il basket di alto livello in città, se c'è qualcuno che vuole farsi avanti concretamente", ha spiegato con franchezza.
Poche settimane, non oltre. È un ultimatum, non dichiarato ma evidente. Baruffi deve capire se esistano imprenditori bergamaschi disposti a investire, a credere in un progetto che Mascio ha costruito ma che ora ha bisogno di radici più profonde, di un legame con il territorio che non può essere solo di facciata. Mascio resterà proprietario del club, continuerà a essere main sponsor attraverso il Gruppo Mascio, ma ha bisogno di qualcuno che prenda in mano la guida operativa, che abbia credibilità locale, che riesca a fare quel ponte tra squadra e città che evidentemente lui non è riuscito a costruire.
L'appuntamento decisivo è già fissato: domenica primo febbraio alle 18, alla ChorusLife Arena, contro Rieti. Sarà la terza partita stagionale in casa, a tre mesi e mezzo dall'ultima apparizione bergamasca. Un test fondamentale, forse il più importante. «La squadra sta facendo la sua parte, ha vinto tre delle ultime quattro partite: ora auspichiamo che il pubblico bergamasco risponda presente - ha dichiarato Baruffi - Chi vuole avere il basket ad alto livello a Bergamo domenica dia un segnale concreto e venga alla ChorusLife Arena a sostenerci, a farci sentire che Bergamo è con noi".
È un appello, ma anche una verifica. Perché se il pubblico non risponderà, se gli spalti resteranno semivuoti, se quella fame di basket emersa a ottobre si rivelerà solo un fuoco di paglia, allora bisognerà trarre le conseguenze. E nessuno sa quali potrebbero essere: un altro trasferimento? Un ridimensionamento del progetto? La vendita della società? Sono scenari che nessuno vuole ipotizzare, ma che aleggiano come spettri nelle conversazioni sottovoce.
Sul parquet la squadra risponde, fuori regna l'incertezza
Il paradosso, l'ennesimo, è che sportivamente la Blu Basket sta andando bene. Dopo la vittoria contro Verona che ha innescato il terremoto societario, è arrivato anche il successo esterno a Cento, 71-67, una partita eroica giocata con sole sette rotazioni per le assenze di Bossi e Lombardi e con Bogliardi in campo pur non essendo in perfette condizioni fisiche. Dodici vittorie stagionali, 24 punti in classifica, una squadra solida guidata da un super D'Angelo Harrison (nella foto) che viaggia a 21 punti di media, nessuno come lui in campionato.
Coach Alessandro Ramagli, subentrato ad Andrea Zanchi a fine ottobre, ha trovato un equilibrio, ha dato identità a un gruppo che ha attraversato mesi complicati. I giocatori stringono i denti, lavorano, vincono. Ma vivono nell'incertezza, senza sapere se la prossima stagione esisterà ancora una Blu Basket Bergamo, se dovranno fare i bagagli per l'ennesima volta, se il loro impegno quotidiano sta costruendo qualcosa di duraturo o solo un altro castello di sabbia destinato a sgretolarsi.
Bergamo merita la Serie A2? Domenica la risposta
Resta la domanda fondamentale, quella che aleggia su tutta questa vicenda: Bergamo merita davvero il basket di Serie A2? La risposta non può essere solo un "sì" teorico, proclamato a parole. Deve essere un "sì" concreto, fatto di pubblico sugli spalti, di imprenditori disposti a investire, di istituzioni che trovano soluzioni per il problema del palazzetto, di giornali locali che dedicano spazio e attenzione a una squadra che porta il nome della città. Ottobre ha dimostrato che la passione c'è, che Bergamo sa rispondere quando viene chiamata in causa. Ma due serate, per quanto belle, non bastano. Serve continuità, serve impegno, serve la volontà di costruire qualcosa che duri nel tempo.
Domenica primo febbraio la ChorusLife Arena sarà il palcoscenico di una partita che vale molto più di due punti in classifica. Sarà un referendum, silenzioso ma eloquente. Bergamo dovrà decidere se vuole davvero questa squadra, se è disposta a sostenerla, ad abbracciarla, a farla propria. O se preferisce continuare a rimpiangere i tempi andati, a guardare con nostalgia al passato, lasciando che un'altra occasione sfumi tra le dita. Il futuro della Blu Basket è appeso a un filo. E domenica potremmo già capire se quel filo reggerà o se si spezzerà definitivamente.
leggi anche: Baruffi nuovo presidente ad interim. "Sonderò imprenditori del territorio"
Alessandro Pagliarini - Prima Bergamo
credits photo: Blu Basket Bergamo
