Nazionali giovanili in chiaro scuro. Le idee per fare meglio

742129640_1467563785413536_7021685702693992100_nAl termine delle competizioni giovanili per Nazionali, l'idea che ci siamo fatti in decenni a seguire le nazionali giovanili nei vari eventi internazionali è ben nota. Abbiamo letto commenti severi nei confronti di allenatori, selezionatori e persino delle giocatrici che ricordiamo essere, prospetti, in quanto si stanno formando per diventare, forse, un giorno atlete, ma non è così scontato e automatico che a 14-15 anni, con la prima selezione al Trofeo dell'Amicizia si diventi atlete di livello di pallacanestro. Per fare qualche esempio famoso a 12 anni Michael Jordan giocava a baseball, Bulleri a calcio, Delle Donne giocava a pallavolo, la lista è lunga ma solo per citarne alcuni.

Per dovere di cronaca, va ricordato che le nazionali giovanili negli ultimi 16 anni hanno conquistato 17 medaglie (4 ori, 5 argenti, 8 bronzi). Dal 2008 l'ultima medaglia è nel 2025 con il Bronzo Under 20 considerando i due anni ('20-'21), in cui per covid non abbiamo partecipato. Quest'anno invece non sono arrivate medaglie, anzi, una retrocessione con le U16 in division B e si è scatenato l'inferno su tutto il movimento cestistico italiano.

Per quanto visto nel panorama intenazionale qualcosa andrebbe rivisto, perchè le nostre azzurre, rispetto alle pari età, avevano meno esperienze di livello sul giocato e, a parte i talenti individuali, la differenza tecnico - atletica era evidente. La domanda era scontata: "ma voi della femminile riuscite a lamentarvi anche quando vincete le medaglie?" 

Il nostro intento non era lamentarci, ma rientrando dalle manifestazioni di alto livello, fare si che qualcosa venisse modificato circa i programmi. Ad esempio, vedendo le nazionali dell'Est europeo, parlando con le varie delegazioni e conoscendo le loro selezioni, da che numeri partissero, da quale bacino di utenza potessero selezionare le loro atlete rispetto alle nostre, insomma, facendo notare che il resto del Mondo si stava evolvendo, certo ognuno con le regole sportive e le disposizioni dl proprio Stato.

Questo è il nostro primo problema, rimanere fissi ancorati a quel che si è sempre fatto, mentre la società le giovani e i giovani evolvono in fretta. Per essere attrattivi bisogna farsi conoscere nei loro canali che sono talvolta diversi da quelli delle precedenti generazioni. Il secondo punto che abbiamo rilevato, quello un pò più tecnico è il livello di conoscenze di base delle ragazze che arrivano in palestra, il bagaglio motorio di base, deficitario rispetto a generazioni precedenti, ma che in altri paesi hanno provato a colmare e i risultati danno loro ragione, provare a copiare importare anche da noi, ma sopratutto, progettare e verificarne il funzionamento.

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Quello che a nostro avviso, dopo la retrocessione del 2005 dell'allora U.16 fu quello del progetto che ha prodotto la nostra nazionale maggiore attuale, ovvero il "Trofeo delle Regioni" e "Azzurrina", entrambi attualmente dismessi e in parte si è provato ad attuare altri programmi, meno costosi, a detta dei dirigenti federali che però hanno bisogno di almeno un quadriennio per vedere se funzionali allo sviluppo delle atlete di alto livello ed esser verificati.

Sul metodo di insegnamento, abbiamo già accennato che in altri Paesi negli ultimi 10-15 anni, come Germania e Belgio (per non prendere sempre d'esempio la Spagna, attualmente top europea), hanno rifondato partendo dalle scuole con progetti che vanno dalle elementari fino alle superiori, con i fondamentali individuali e di squadra insegnati dai 10 ai 13 anni, una fase cruciale per l'apprendimento motorio, spesso definita "età dell'oro della motricità" per la rapidità in cui si acquisiscono nuove abilità.

Ma perchè si sono vinte 17 medaglie? Perchè la selezione che facevano le Regioni per l'omonimo Trofeo era già una scrematura e una prima sfida tra regioni che ci tenevano a far ben figurare i loro vivai, agevolando i selezionatori del sistema squadre nazionali che poi avevano la loro selezione permanente in Azzurrina dove le atlete "di interesse nazionale" erano seguite nella loro formazione anche nei club, con allenamenti condivisi e mirati per la progressione dell'atleta, questo ha portato ad avere una più profonda conoscenza e formazione delle atlete. Nelle nazionali giovanili arrivavano già forgiate, anche nel carattere, per aver già superato almeno tre selezioni provinciali, regionali e Azzurrina il che, anche di fornte ai tagli faceva la differenza.

Ci sono state annate particolarmente talentuose, una su tutte le 1999-2000, che hanno sopperito a mancanze tecniche con talenti individuali di assoluto valore, riconosciute anche a livello internazionale, e la tattica messa in campo dai nostri tecnici che hanno sopperito ai centimetri o chili di differenza. Ora, con la retrocessione dell'Under 16, magari è più chiaro anche a chi ha davvero potere decisionale, che spesso non è il nome messo sulla carta, che bisogna metter mano sulla programmazione e sullo sviluppo del settore giovanile, se si vuole tornare a competere a livello internazionale perchè le altre Nazioni si sono adattate prima e meglio alle nuove generazioni che vuoi per i social, vuoi per il calo demografico, vuoi per la sedentarietà, vuoi per il covid, sono diverse da prima e vanno intercettate, fatte crescere e sviluppare con nuovi metodi e linguaggi motori.

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Silvia Zanetti

ph credits: Italbasket

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