Brindisi, il mal di trasferta e le scelte
La Valtur Brindisi continua a non trovare la quadra lontano dal PalaPentassuglia. Anche la trasferta di Pesaro si trasforma in un'occasione mancata: sconfitta nello scontro diretto al vertice e vetta della classifica che ora dista quattro punti. Un ko che pesa non solo per i due punti persi, ma anche per la differenza canestri lasciata per strada. Dopo i risultati dell’ultimo turno quindi Pesaro si ritrova ad essere da sola in cima alla vetta con 36 punti, al secondo posto Cividale, sempre da sola, a quota 34, alle sue spalle Libertas Livorno, Brindisi e Rimini con 32 e poi un folto gruppo con 30 punti: Rieti, Fortitudo Bologna, Verona e Scafati. La classifica resta ancora cortissima e il campionato regalerà sicuramente sorprese fino all’ultima giornata.
Il dramma trasferte: i numeri non mentono
Il dato è ormai allarmante: è la quinta sconfitta nelle ultime sei gare lontano dal PalaPentassuglia. L’unica vittoria è arrivata contro Roseto, fanalino di coda del campionato con appena otto punti in classifica, superata di un solo punto al termine di una gara tutt’altro che convincente. In totale sono otto le sconfitte nelle tredici trasferte disputate: numeri che mal si conciliano con le ambizioni di primo posto. Tra le mura amiche Brindisi ha perso una sola volta, contro Forlì, ma se si vuole puntare alla promozione diretta in A1 bisognerà vincere anche in trasferta, sperando che non sia già troppo tardi.
Pesaro cinica, Brindisi sempre a rincorrere
Pesaro si è dimostrata squadra solida, cinica e ben costruita. Coach Spiro Leka e il suo staff in estate hanno avuto il coraggio di puntare sui giovani italiani e hanno avuto ragione. Contro Brindisi, nel quintetto iniziale, il tecnico ha schierato Virginio (classe 2003) e Maretto (2004), simbolo di un progetto tecnico chiaro. A fare la differenza però sono stati altri giocatori, sempre italiani, di grande talento. Su tutti Bucarelli, semplicemente perfetto: 29 punti con uno strepitoso 15/15 ai liberi. Accanto a lui Tambone, autore di 23 punti nonostante non fosse al meglio della condizione fisica. La squadra marchigiana, priva dello statunitense Felder, ha condotto quasi per tutti i quaranta minuti.
Vincere a Pesaro per Brindisi avrebbe significato sorpasso in classifica e slancio decisivo in vista di tre gare consecutive casalinghe contro Bergamo, Roseto e Torino. Dall'altra parte, la VL Pesaro si preparava ad affrontare tre trasferte consecutive a Cento, Cividale e Scafati. L'occasione era ghiotta, ma ancora una volta la Valtur lontano da casa è sembrata un'altra squadra. La formazione di coach Bucchi ha inseguito per tutta la partita, mettendo il naso avanti solo due volte nel primo tempo e sempre di un solo punto. Al rientro dall'intervallo lungo è arrivato il blackout: la squadra è andata in tilt e alcune scelte dalla panchina hanno fatto discutere. Anche Francis, autore di 22 punti che ha messo in difficoltà la difesa pesarese nel finale di partita, ha pagato diversi errori, soprattutto in difesa, con falli ingenui nei momenti chiave.
I numeri fotografano bene l'andamento della gara: 12 palle perse per entrambe le squadre, ma Pesaro ne ha recuperate 10 contro appena 3 di Brindisi. Un dato che evidenzia la maggiore intensità difensiva dei marchigiani. E dire che Brindisi, pur giocando male, ha accarezzato il sogno dell’impresa negli ultimi minuti, quando dal -15 è risalita fino al -3. In quel frangente però sono mancati lucidità e protagonisti. Doveva essere la partita della svolta, da giocare con il coltello tra i denti e con la giusta lucidità. È diventata invece l’ennesima conferma di un limite ormai strutturale.
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Le scelte di Bucchi sotto la lente
Coach Bucchi, a Pesaro, si è affidato quasi totalmente all’esperienza di Cinciarini: quasi 40 anni e quasi 40 minuti sul parquet. Una scelta che però non ha pagato, soprattutto in difesa e nel finale, quando il play ha scelto di prendersi conclusioni dall’arco, che non sono nelle sue corde, invece di cercare Francis, che era entrato bene in ritmo, o altri compagni. Tiri che avrebbero potuto riaprire definitivamente la partita. Dut Biar, efficace in difesa nella prima metà di gara, non ha più rivisto il parquet. Il coach ha poi spiegato che il giocatore, essendosi integrato da poco al gruppo, dal punto di vista tecnico-offensivo è ancora molto indietro. Però qualche minuto in campo sarebbe stato utile, soprattutto per far rifiatare Vildera e per mettere in difficoltà l’attacco pesarese, come ben stava facendo a inizio partita. Esposito continua a mostrare un andamento troppo incostante: spesso parte bene ma cala drasticamente con il passare dei minuti, una costante che accompagna la sua stagione.
Quindi, anche venerdì sera, il coach ha deciso di non metterlo in campo per gli ultimi dieci minuti di gioco. Anche il capitano Radonjic nel finale non ha più visto il parquet, andando quindi ad accorciare ulteriormente le rotazioni, spremendo al massimo i cinque giocatori in campo, che nel finale arrivano stanchi e poco lucidi. Per non parlare di Copeland, protagonista di un buon primo tempo, calato progressivamente nel corso del match, fino a sparire nel finale. Nell’ultimo quarto, quando Brindisi stava tentando la rimonta, un tiratore come lui sarebbe stato utile alla causa. A tutto questo si aggiungono anche altre scelte tecniche difficili da comprendere: Maspero, che pur avendo dato un buon contributo nei pochi minuti concessi nel corso della stagione, resta sempre fuori dalle rotazioni, e Fantoma, un giocatore utile soprattutto in difesa, che non trova spazio.
Il nodo stranieri e le rotazioni
La coppia Copeland - Francis non sta convincendo e, a oggi, non sembra essere quella giusta per portare Brindisi alla vittoria del campionato. Copeland accentra troppo il gioco: si prende tantissimi tiri e monopolizza spesso il pallone. Quando segna la squadra ne beneficia, ma quando sbaglia o perde palloni banali, come spesso accade, l’intero sistema offensivo va in crisi. Ma era un rischio noto, alla luce delle sue esperienze passate. Francis, invece, continua a partire dalla panchina: una rarità in A2 per uno statunitense. Fatica a prendere ritmo e sembra rendere al meglio solo quando non ha accanto un altro accentratore di gioco. Non a caso, a Pesaro ha dato il meglio proprio nei minuti in cui Copeland era seduto in panchina. Tre esterni come Cinciarini, Copeland e Francis, che per status dovrebbero essere tutti titolari, insieme non funzionano. Non possono avere tutti e tre lo spazio che pretendono e che, teoricamente, meriterebbero. Anche sotto canestro i problemi non mancano: Mabor è ancora molto indietro tecnicamente, mentre Vildera fatica a incidere se non viene servito con continuità. Senza gli assist di Cinciarini, raramente attacca il ferro con decisione.
Il tempo stringe
Il quadro è chiaro: tra decisioni tecniche discutibili e un atteggiamento troppo morbido in trasferta, Brindisi vede allontanarsi la vetta della classifica. Senza un cambio di passo lontano da casa, l'obiettivo di vincere il campionato diventa sempre più complicato. Per la New Basket il tempo per trovare risposte sta per scadere. Serviranno scelte coraggiose e, forse, provvedimenti importanti da parte della società nel più breve tempo possibile.
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Stefano Marinaro
credits photo: Gianni Giannuzzi/SM
