Di Salvatore su SM tra ricordi e presente
Sandro Di Salvatore fa l’allenatore a livello nazionale, ma prima è stato un buon giocatore. E’ nato e cresciuto cestisticamente a Brindisi, una città che da sempre vive di pallacanestro. Questa intervista, che riproporremo integralmente anche in video sul nostro canale You Tube, parte dai ricordi, “dalle giornate intere passate a Lido Sant’Anna, a giocare dalla mattina alla sera, a quel giorno quando Claudio Malagoli si fermò a giocare al campetto del rione Casale, firmando poi autografi, senza dimenticare la mia esperienza a 15 anni nella squadra dei cadetti della Bartolini e quando finivo gli allenamenti spesso lo staff tecnico di allora mi invitava a fermarmi per fare qualche tiro con i campioni di quella squadra.
L’esordio in prima squadra avverrà nella stagione 1984/85 con la squadra targata Landsystem, quella di Tony Zeno e Earl Williams, poi sostituito da Marty Byrnes. Nella foto di copertina è il numero 13. “Fu un'annata molto complicata - aggiunge Di Salvatore -. Raggiungemmo la salvezza e per me fu un'esperienza molto positiva e formativa, perché a 17 anni ho capito cosa significasse davvero il professionismo. Ho cercato di assorbire tutto: tecnica, atteggiamenti, mentalità, soprattutto dagli americani. È stata una tappa fondamentale per la mia crescita”.
Allenatore di quella squadra era Elio Pentassuglia e qui il ricordo diventa quasi “solenne”. “Big Elio era un allenatore che aveva uno stile diverso di allenare rispetto a tanti altri. Anche quando era arrabbiato non alzava mai la voce e, a modo suo, sempre con la massima educazione, riusciva a farsi capire. Dava grande attenzione ai giovani, anche a quei ragazzi di 17-18 anni come me che non giocavano quasi mai. Ricevere dei consigli da un allenatore come lui per me era un onore - spiega Di Salvatore -. Ricordo un episodio particolare: un giorno venne a cercarmi direttamente a Lido Sant’Anna. Sapeva che io ero sempre lì a giocare a basket e venne appositamente in spiaggia con la sua macchina perché voleva parlarmi. Mi fece salire sulla sua auto e mi portò a fare un giro. Mi disse che era venuto lì perché voleva che io mi aggregassi alla prima squadra. Ero felicissimo e quasi non potevo crederci. Lui mi volle guardare negli occhi e mi fece capire da subito che ogni giorno dovevo essere presente in allenamento, perché ci teneva molto ad avere 12-14 giocatori a disposizione, e accertarsi personalmente che io fossi contento e soprattutto non prendessi questa cosa con leggerezza. Oggi, da allenatore, comprendo ancora di più il valore di quel dialogo".
Leggi qui il ricordo di BIg Elio a firma di Mario Arceri
NEW BASKET BRINDISI: "CRITICHE ECCESSIVE"
Venendo all’attualità, che stagione è stata quella della Valtur Brindisi? “Se devo esprimere un giudizio da allenatore, devo dire che è stata comunque un’annata positiva perché la squadra ha centrato i playoff. Poi chiaramente questo deve coincidere con gli obiettivi dichiarati dalla società a inizio anno. Però è stata una stagione particolare e il cambio dei due statunitensi (Copeland e Francis) a fine stagione denota un po' di instabilità e confusione generale, sia all’interno che all’esterno. In questo periodo ho letto e sentito tante polemiche contro la squadra e la società. Le critiche, a volte, sono state eccessive. Brindisi è una piazza calorosa, competente ma anche molto esigente. Un tifoso fa dei sacrifici economici per seguire la propria squadra perdere e vederla perdere certamente non è piacevole. Però penso che in alcune situazioni forse si è andati oltre, ho sentito gente lamentarsi anche quando la squadra era prima o seconda in classifica e questo non fa sicuramente bene alla squadra, allo staff tecnico e alla società.
Parlo da brindisino ma anche da allenatore e, mettendomi nei panni di Bucchi, che per me è uno dei migliori per la categoria, non è semplice lavorare in un clima così caldo. In questo momento il pubblico deve essere vicino alla squadra, far sentire il proprio sostegno alla società e poi i conti si faranno alla fine. I giocatori e l’allenatore percepiscono la pressione dell’ambiente”.
Ora iniziano i playoff contro Verona, "difficile fare un pronostico, ma ovviamente mi auguro che Brindisi possa passare il turno, anche se non sarà affatto facile. Si gioca al meglio delle cinque partite e questa è sicuramente una cosa positiva e giusta per tutti, perché magari in una serie al meglio delle tre gare, come avviene nelle categorie inferiori, può incidere molto anche la componente fortuna - sostiene l'ex giocatore -. Quella di coach Ramagli è una squadra profonda e ben organizzata, giocano un’ottima pallacanestro e muovono molto bene il pallone. Hanno due stranieri di livello, ma anche ottimi giocatori italiani come Monaldi, Ambrosin e Loro, che hanno diversi punti nelle mani. Sarà una sfida equilibrata”.
Infine due parole su Giugliobasket, uno dei tornei giovanili più importanti in Italia, giunto alla diciottesima edizione. "Io vivo a Giulianova, in Abruzzo, da oltre 35 anni e da buon brindisino ho portato la mia dose di passione per il basket anche in questa regione. Ho iniziato quest’avventura quasi vent’anni fa, organizzando un torneo all'interno del porto di Giulianova. Il primo anno lo facemmo con sei squadre. Io sono stato il fondatore, poi strada facendo si sono aggiunti due soci. Oggi Giugliobasket è il torneo giovanile più importante d’Italia, con 160 squadre provenienti da tutta la nazione e anche dall’estero. Abbiamo squadre dalla Polonia, dall'Algeria, dalla Nigeria, dalla Germania, dalla Repubblica Ceca. È un torneo che dura un mese (quest'anno dal 11 giugno al 10 luglio, ndr), riconosciuto dalla regione Abruzzo, da CONI e FIP - conclude Di Salvatore -. Abbiamo dovuto chiudere le iscrizioni per limitazioni strutturali, dato che per ogni categoria – dagli aquilotti all’under 17 – abbiamo ben 24 squadre e non possiamo andare oltre, altrimenti non basterebbero le strutture alberghiere. Continuano ad arrivarci ancora altre richieste di partecipazione. Per quanto riguarda il nostro territorio parteciperanno al torneo la Valtur e l’Aurora Brindisi. Sarà un mese intenso, ma lavorare per i giovani è sempre una grande soddisfazione".
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Stefano Marinaro
