Brindisi, l'anno passato e quello che verrà
Il 2025 della Valtur Brindisi comincia e finisce allo stesso modo: con una vittoria sofferta. Il 5 gennaio al PalaPentassuglia contro Livorno, il 28 dicembre a Roseto. In mezzo, dodici mesi di battaglie, cerotti, recriminazioni e qualche sorriso strappato più dalla tenacia che dal talento espresso. Un anno che si può riassumere così: Brindisi c’è, resiste, ma raramente convince fino in fondo.
Il grande rammarico del 2025 non è una sconfitta in particolare, ma l’impossibilità cronica di vedere la squadra al completo. Nell’intero anno solare infortuni a raffica hanno colpito costantemente i ragazzi di coach Bucchi, che è stato costretto ad adattare le rotazioni e riscrivere le gerarchie, arrangiandosi come poteva in un campionato che non aspetta nessuno. Eppure, nonostante tutto, qualcosa Brindisi se l’è presa. Le due vittorie nei play in ad Avellino e Verona resteranno tra le vittorie più belle dell’anno.
L’eliminazione ai quarti di finale play off brucia, certo, ma non quanto il ricordo di rivedere Brindisi in A2 dopo dodici anni di Serie A. Una retrocessione che pesa ancora come un macigno, anche quando si prova a raccontarla come “ripartenza”. Se però il basket è anche memoria, allora la cartolina del 2025 non è una partita, ma una folla: Rimini, Gara 5. Oltre 400 tifosi biancoazzurri in trasferta di mercoledì sera, per una gara persa ma onorata. Applauditi da tutti, avversari compresi.
Poi c’è stata l’estate, quella dei proclami che diventano fatti. Il presidente Marino ha messo mano al portafoglio e in poche settimane ha costruito un roster nuovo, ambizioso, finalmente credibile. Ma la data che resterà negli annali è il 26 agosto: Andrea Cinciarini a Brindisi. Non una figurina, ma il miglior assistman della storia del basket italiano. Arrivato per necessità, dopo l’infortunio di Blake Francis, e accolto come un evento epocale. Perché certi nomi, da queste parti, non capitano quasi mai. Il curriculum del Cincia parla da solo: scudetti, coppe, Eurolega, Nazionale. Ma soprattutto leadership. E infatti qualcosa cambia. Brindisi chiude il girone d’andata con l’ennesima vittoria sofferta, stavolta a Roseto, che vale Final Four di Coppa Italia e primo posto a quota 26 punti insieme a Verona, Rimini e Pesaro. Tredici vittorie, sei sconfitte, una delle migliori difese del campionato. Tradotto: Brindisi è dove doveva essere.
Attenzione però agli entusiasmi facili. Questa squadra ha buttato via partite già vinte e ne ha vinte altre più per inerzia che per dominio. La fortuna aiuta, ma non può essere un piano strategico. In A2 non esistono partite comode e il girone di ritorno non farà sconti a nessuno. Il 2026 dirà se questo 2025 è stato solo un altro anno di transizione o l’anticamera del ritorno in Serie A. Prima ci sono le Final Four di Coppa Italia LNP, a marzo, occasione buona per sollevare un trofeo che a Brindisi manca da troppo tempo. Poi la corsa lunga, lunghissima, verso la promozione diretta. Perché l’alternativa si chiama play off: un inferno di serie infinite dove sopravvive solo chi arriva più sano, più lucido, più cinico. Brindisi ha i mezzi, il pubblico e ora anche l’esperienza. Le manca la continuità. E quella, a differenza dell’entusiasmo, non si compra. Si costruisce. Partita dopo partita. Soffrendo, magari. Ma un po’ meno di quanto visto finora.
Sono due anni che racconto di basket, in particolare di quello brindisino, dalle pagine di Supporters Magazine e due anni che Brindisi mastica l’amaro dell’A2. Mi auguro quindi che il terzo anno possa essere quello buono per tornare dove questa piazza sente di appartenere: in Serie A. Ma al di là delle classifiche, dei verdetti e delle promesse, una cosa non cambierà: Brindisi va seguita, raccontata e vissuta. In casa, quando il PalaPentassuglia ribolle. In trasferta, quando centinaia di tifosi si mettono in macchina per difendere un’appartenenza che non conosce categorie.
Perché questa squadra, anche quando sbaglia, resta una storia che merita di essere narrata e io mi auguro di poterla raccontare ancora a lungo. Per il nuovo anno l’augurio è semplice: meno sfortuna, più continuità, più lucidità nei momenti che contano. E magari, finalmente, la possibilità di raccontare il ritorno della Stella del Sud nel basket che conta. Perché Brindisi lo aspetta sin dal momento stesso in cui è retrocessa.
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Stefano Marinaro
