Madrid celebra Marc Gasol. Una vita tra Nba e Ong

1719385397580Due eventi in uno alla WiZink Arena di Madrid: la vittoria dell'Italia nella seconda e ultima amichevole prima di volare a Portorico per il pre olimpico e il saluto pre partita a Marc Gasol, 39 anni, colonna della nazionale spagnola e non solo.

Ad inizio del 2024 ha deciso di ritirarsi, poi ad aprile i Memphis Grizzlies hanno ritirato la sua maglia numero 33 per appenderla sul soffitto del FedEx Forum. Un segno di riconoscenza per uno dei più grandi giocatori spagnoli, ed europei, di tutti i tempi, che non è solo il fratello di Pau, me è una grande uomo in campo e fuori. Uno titolo con il Barcellona, un anello Nba con i Toronto Raptors e nove medaglie varie con la nazionale spagnola tra il 2006 e il 2019, tra le quali due europei e due mondiali vinti. 

Proprio nel 2019 noi lo abbiamo visto giocare a Wuhan in quel mondiale cinese che è l'ultimo trofeo internazionale alzato dalle "furie rosse" anche grazie ad una vittoria contro l'Italia nella seconda fase con gli azzurri a lungo avanti e che ancora si portano dietro rimpianti per una vittoria sfuggita negli ultimi tre minuti. Quei minuti nei quali Rubio, Lull e Marc Gasol hanno fatto valere la loro esperienza e hanno portato a casa una partita dura, fisica, complicata. In particolare, il canestro di Marc per il +6 (62-56) a 70 secondi dalla fine, unico nella sua partita, fu la pietra tombale per le speranze azzurre che avevano un solo risultato utile, ovvero la vittoria, per andare ai quarti. (leggi qui il diario da Wuhan). 

PAU E MARC, FRATELLI DIVERSI MA COMPLEMENTARI - Pau, più grande di Marc di quattro anni, aveva lasciato nell’ottobre 2021, poi ha visto il suo numero 16 ritirato dai Lakers ha avuto l’onore di entrare nella Hall of Fame di Springfield. Ha vinto più di Marc (tra le varie cose, due titoli Nba con i Lakers e tre campionati spagnoli con il Barcellona), ma è stata una coppia che ha fatto sognare la Spagna ma anche gli appassionati di basket di tutto il mondo. E questo perché, a ben vedere, i due Gasol avevano un’identità cestistica differente, ma in qualche modo complementare. L’uno, Pau, era giocatore elegantissimo, all’inizio forse un po’ poco propenso alla lotta, ma la grinta gli è poi spuntata, l’altro, Marc, era il classico "omone", un gigante buono sotto canestro dotato però di qualità tecniche notevoli (a Memphis fu soprannominato "il grizzlie con le mani da pianista") e di una stazza da spendere nel centro dell’area e a rimbalzo. Hanno giocato insieme solo in nazionale, nelle squadre di club si sono soltanto sfiorati. Siamo sicuri che avrebbero costituito una coppia devastante anche in qualsiasi altra squadra .

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IN MARE A SALVARE MIGRANTI - Nel 2018, le immagini del salvataggio di Josephine, la camerunense sopravvissuta al naufragio a differenza del bambino e dell’altra donna che erano con lei, avevano  fatto il giro del mondo, ma in pochi avevano notano che una delle mani protese in soccorso per tirarla fuori da quell’inferno apparteneva proprio a Marc,un gigante buono anche, o soprattutto, fuori dal campo di gioco. Un impegno sul ponte della nave di Proactiva Open Arms;, Ong spagnola impegnata nel salvare la vita alle migliaia di disperati che partono dalle coste africane e libiche verso l’Europa. Non il primo gesto di umanità e di altruismo da parte di Gasol, che assieme al fratello Pau da anni finanzia la Gasol Foundation, associazione benefica che raccoglie milioni di euro per progetti non solo legati al basket per provare a dare un futuro ai bambini poveri in Spagna e in tante altre parti del mondo. 

“Abbiamo ascoltato la conversazione tra una motovedetta e il mercantile Triades, che ha segnalato la rotta per recuperare i migranti ai libici. Più tardi ci hanno segnalato che le motovedette hanno caricato i migranti per riportarli in Libia, distruggendo la barca con cui erano partiti, ma lasciando almeno tre persone abbandonate in mezzo al mare. Per quello siamo intervenuti il prima possibile, seguendo il protocollo di ricerca". Fu il racconto emozionato ed emozionate di Gasol in diverse interviste, una di queste fatta da Cosimo Cito su La Repubblica nostro compagno di viaggio in Cina e che ebbe l'onore di parlarci scrivendo un bellissimo pezzo.

"Verso le sei e trenta, abbiamo individuato un gommone semi-sommerso. In un primo momento sembrava fossero tutti morti, ma avvicinandoci abbiamo visto che c’era una donna ancora in vita, abbracciata a un pezzo di legno al massimo di mezzo metro, non di più. Con lei c’era una donna e un bambino, entrambi morti. Siamo riusciti a portarli sulla nave, dove c’era anche il personale medico - aggiunse il giocatore spagnolo -. Ero sconvolto, senza parole. Le abbiamo spiegato che l’avremmo aiutata e lei è riuscita soltanto a pronunciare il suo nome: Josephine. Se non fossimo intervenuti noi non ce l’avrebbe mai fatta: nessuno avrebbe saputo mai nulla della loro fine”.

Gracias Marc, grazie Marc. Per le cose belle fatte in campo e fuori. Le tue lacrime a Madrid sono anche un pò nostre. 

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Marino Petrelli 

credits photo: Federbasket Spagna

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