Italia, Banchi: "Il calendario uccide gli allenatori"
Una sconfitta e una vittoria. E' il bilancio delle prime due partite ufficiali di Lica Banchi sulla panchina della nazionale italiana di pallacanestro. All'esordio, l'Islanda rovina la festa della "Nova Arena" a Tortona, ma la reazione azzurra è delle migliori: a Klaipeda, in Lituania, Nico Mannion regala il canestro del sorpasso a sette secondi dalla fine, Petrucelli difende forte su Velicka e l'Italia vince 81-82 rimettendo le cose a posto per quanto riguarda il discorso qualificazione ai Mindiali 2027. La prossima finestra tra fine febbraio e inizio marzo contro la Gran Bretagna. Serviranno due vittorie.
Il CT, alla sua prima vittoria con la Nazionale, così nel dopo partita: “Questa sera abbiamo conquistato una vittoria contro un grande squadra. Siamo felici per il risultato e per come è maturato, ovvero con personalità e unità di gruppo. Abbiamo trovato risorse mentali e tecniche nei momenti più difficili giocando bene in difesa e gestendo nel migliore dei modi gli ultimi possessi. Il modo migliore per continuare a costruire qualcosa di buono“.
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I CAMBI IN PANCHINA, CALENDARIO NON UMANO - Banchi ritiene che cinque cambi in panchina fino adesso in EuroLeague, neppure a metà della stagione, meritino una riflessione più approfondita, sottolineando come il calendario estremamente intenso sia in gran parte responsabile di questa situazione. “Credo che ci siano stati cinque cambi di allenatori, quindi questo merita una conversazione più profonda sull’approccio, sul calendario e su come giudichiamo vittorie e sconfitte”, ha dichiarato.
“Se vogliamo emulare l’NBA con un calendario del genere, purtroppo dobbiamo accettare che stiamo creando condizioni in cui perdere diventa più probabile. Il valore di una singola partita si riduce. Se qualcuno dice che ogni partita conta, non sono d’accordo - dice ancora il ct azzurro -. Con questo calendario, non è umano. Giocare ogni singola sera, ogni partita, non lascia tempo per riposare, recuperare o prepararsi adeguatamente".
“Gli allenatori, e parliamo di Ettore Messina e Željko Obradović, allenatori di questo livello, hanno bisogno di tempo per lasciare la loro impronta su una squadra”, ha sottolineato. “Devono costruire relazioni con i giocatori, passare tempo in palestra, procedere passo dopo passo, sviluppare e valorizzare il roster. Un calendario del genere uccide gli allenatori.”
E aggiunge: “Questo dimostra ancora una volta che sono speciali, ma manda anche un messaggio a tutta la comunità del basket: qualcosa sta cambiando nelle abitudini, nel format. Se vi piace, potete continuare, ma a me non piace. Ne parlo da due o tre anni - Sono solo un piccolo pezzo, un piccolo cane in questo mondo del basket, ma dalla mia posizione, non mi piace. La mia dichiarazione è rumorosa, lo so, ma spero che aiuti le persone a capire che, se vogliamo un basket migliore, dobbiamo cambiare il formato. Altrimenti, questa strada sta spingendo il basket europeo nella direzione sbagliata".
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MARINO PETRELLI
photo: Italbasket
