Irving, cosa comporta la mancata vaccinazione?

Steve Nash, allenatore dei Brooklyn Nets, dice di non aver ascoltato la diretta Instagram di Kyrie Irving all’indomani della decisione del club di metterlo fuori squadra a tempo indeterminato fino a quando non si vaccinerà. Kevin Durant, compagno di squadra di Irving, ha aggiunto: “Perché mai dovrei perdere la testa dietro a ciò che sta accadendo a Kyrie? Non possiamo certo cambiare il suo modo di ragionare, capisci cosa voglio dire?”. Moltissime altre reazioni ha suscitato il “caso Irving” e comunque la si pensi è un precedente che la Nba vuole evitare che si ripeta. Una decisione privata, certo, che però ha un impatto enorme sui Nets, sui compagni, sull’intera NBA e sulle aziende di sponsorizzazione che hanno legato il loro nome a quello del giocatore di Brooklyn.

Uno dei primi nodi da affrontare in questa situazione anomala per tutti era quello della retribuzione: Irving viene sospeso per una decisione unilaterale da parte dei Nets, quindi deve continuare a ricevere il suo stipendio? Per le partite casalinghe dei Nets e per quelle da giocare in trasferta contro i Knicks e con gli Warriors (45 in tutto), la decisione è stata presa dalla NBA. L’accordo raggiunto tra la lega e la NBPA infatti prevede il mancato versamento di una quota di retribuzione pari a 1/91.6 del salario del giocatore per ogni gara a cui non può prendere parte - formula modificata lo scorso anno quando la stagione regolare ha previsto 72 e non 82 partite. La mancata vaccinazione dunque non viene considerata una “causa ragionevole”, ma una scelta del giocatore che non si mette nella condizione di poter scendere in campo: nel caso di Irving quindi ogni partita saltata per questa ragione corrisponde circa a 380.000 dollari non incassati. Qualora Kyrie saltasse dunque tutti le sfide, si supererebbe quota 17 milioni di dollari di sanzione su un contratto complessivo di oltre 35 milioni. E la restante parte? Quella gli verrà corrisposta, perché la sua assenza dal parquet riguarda solo ed esclusivamente una scelta della dirigenza, che inoltre non potrà multarlo per gli allenamenti saltati - dopo aver deciso di allontanarlo anche dalla palestra della squadra.

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LE PAROLE DI IRVING: NON SONO NO VAX" - "Nessuno dovrebbe essere costretto a fare qualcosa che non vuole al proprio corpo: ne abbiamo solamente uno. Questa è la mia vita, posso fare quello che voglio e nessuno può dirmi che cosa devo o non devo farci. Il mio obiettivo non era essere dipinto come un eroe, come un cattivo o come uno che va contro gli obblighi vaccinali. Ma nessuno può sabotare la mia voce e portarmi via il potere che ho parlando di certe cose”. Comincia in questo modo la diretta su Instagram fatta dal giocatore qualche giorno fa ai suoi oltre 15 milioni di followers. E va avanti: “Mi era stato promesso che ci sarebbero state delle esenzioni e che non sarei stato costretto a vaccinarmi. Non era un problema prima che iniziasse la stagione [in realtà la legge di New York è passata 10 settimane fa ed era stato chiarito a inizio settembre che anche i giocatori di Nets e Knicks ne sarebbero stati soggetti, ndr]. L’obbligo vaccinale non era una cosa che avevo previsto e per la quale ho potuto strategicamente decidere quello che sarebbe stato meglio per me e la mia famiglia. Ho scelto di non vaccinarmi, e chiederei a tutti di rispettare la mia scelta. Rimarrò in forma, pronto a giocare e a riunirmi ai miei compagni per essere parte di qualcosa di grande. La mia non è una decisione politica, non riguarda la NBA o nessuna altra organizzazione. Riguarda la mia vita e quello che scelgo di fare".

Irving dice poi di non essere contro chi si vaccina: “Se avete deciso di vaccinarvi, io vi sostengo. Se avete deciso di non farlo, io vi sostengo. Sono ancora incerto su molte cose, e va bene. Se devo essere demonizzato per avere delle domande a cui trovare risposte e prendermi il mio tempo per prendere una decisione sulla mia vita, va bene. È una cosa su cui devo riflettere, ma so quali sono le conseguenze delle decisioni che prendo".

I RISVOLTI SALARIALI E DI CONTRATTO - Secondo quanto riportato da Shams Charania, i Nets avrebbero ritirato l’offerta di estensione da 187 milioni di dollari messa sul tavolo a Irving, il quale comunque a sua volta non aveva ancora accettato di firmarla. Tecnicamente c’è tempo fino al termine della regular season per ratificare l’accordo, ma dati gli ultimi sviluppi pare evidente che il campione NBA 2016 possa diventare free agent a fine anno, non esercitando la player option da 37 milioni di dollari a sua disposizione per la prossima stagione. Aggiunge il sito di Sky Sport che le soluzioni alternative sul tavolo da poter seguire al momento sono tre. La prima è la rescissione unilaterale del contratto (strada molto difficile da percorrere a livello normativo per i Nets); La seconda è che, dopo la somministrazione del vaccino, Kyrie Irving torni a essere a disposizione e venga reintegrato in squadra; La terza è che Kyrie Irving venga ceduto da Brooklyn, possibilmente a una squadra che può schierarlo nelle partite casalinghe anche da non vaccinato.
 
Il terzo scenario è quello su cui Flavio Tranquillo si sofferma di più in un suo intervento, sottolineando come Brooklyn in quel caso si ritroverebbe a dover scambiare un giocatore con due anni di contratto davanti, un campione assoluto ma in aperta rottura con la franchigia. Una condizione che metta i Nets nella condizione di non poter chiedere nulla o quasi in cambio: per questo, nonostante l’intervento sul mercato appare il più percorribile, saranno tanti i fattori - e le persone - che agiranno all’interno della franchigia per provare a ricomporre la frattura (a partire da Kevin Durant e James Harden). Di certo c’è che questa intricata situazione continuerà a far discutere anche nelle prossime settimane.

Rivedi qui l'intervento di Flavio Tranquillo su Sky Sport

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