Kobe, un anno senza di te. Tutto il mondo lo celebra

Gianna-Bryant-KobeKobe aveva il cuore italiano. Amava l’Italia e non solo perché è facile essere innamorati del Bel Paese ma perché in Italia ha vissuto dai 6 ai 13 anni, seguendo papà Joe, ex giocatore di pallacanestro, che aveva deciso di giocare in Italia trasferendosi con tutta la famiglia dopo dodici stagioni e quasi 7500 punti in Nba. Dal 1984 al 1991 Kobe andrà in giro per lo stivale da Rieti a Reggio Emilia passando per Reggio Calabria e Pistoia e in queste quattro città imparerà a giocare a basket e a provare un amore viscerale per questo sport. “In Italia ho imparato i fondamentali del basket - dichiarerà lo stesso Kobe in una delle sue tante interviste rilasciate in italiano -. Cose che in America non avrei mai appreso”. Tanti sono gli aneddoti e le curiosità che si potrebbero raccontare sull’adolescenza italiana di Kobe ma ciò che spicca maggiormente è l’aspetto mentale che sin dalla tenera età differenziava il nativo di Philadelphia dagli altri bambini.

Era il più piccolo di età e non primeggiava né in altezza né in stazza ma era il più forte di tutti e chi lo guardava giocare ne rimaneva estasiato. “Giocherò in Nba” ripeteva continuamente ai propri compagni di squadra che lo deridevano. Ma lui in Nba ci arrivò davvero nel 1996 anno in cui, non ancora diciottenne, si dichiarò eleggibile per il Draft senza passare dal college. Fu scelto al primo giro con il numero 13 dagli Charlotte Hornets che subito lo cedettero ai Los Angeles Lakers da cui non si allontanò mai. Fu infatti il primo giocatore Nba a militare nella stessa franchigia per 20 anni. Con i losangelini il Mamba (è questo il soprannome che lui stesso si attribuì in riferimento al serpente Black Mamba, ritenendo che il suo modo di giocare fosse simile a quello del rettile più velenoso e pericoloso al mondo) ha conquistato 5 titoli Nba, 3 ori con la nazionale statunitense, più volte Mvp di Finals e stagione regolare e centinaia di record personali.

Il 13 aprile del 2016 Kobe giocò la sua ultima partita mettendo a segno 60 punti nella vittoria contro gli Utah Jazz. Il ritiro dal basket giocato lo aveva però già annunciato a inizio stagione, il 29 novembre 2015, con una toccante lettera dedicata alla pallacanestro a cui dichiarava il suo amore eterno. “Dear basketball…” non solo l’incipit di quella lettera ma anche il titolo del cortometraggio animato che nel 2018 venne candidato all’Oscar e vinse la statuetta d’oro. Un ulteriore premio da aggiungere alla sua già immensa bacheca che lui stesso considerò più importante ed emozionante degli stessi titoli Nba e che dedicò totalmente a sua moglie Vanessa e alle sue amate figlie Natalia, Gianna, Bianka e la piccola Capri con una semplice quanto tenera frase in italiano: “Vi amo con tutto il mio cuore. Siete la mia ispirazione”.

leggi l'editoriale di SM dello scorso 26 gennaio 2020

Un rapporto forte e profondo quello che lo legava alla sua famiglia che spesso ha dovuto trascurare ma che ha trovato stabilità dopo il ritiro. Soprattutto con la secondagenita Gianna, nome italiano per ribadire il suo affetto per l’Italia, con cui condivideva lo stesso amore, passione e dedizione per il basket tanto da ribattezzarla la sua “Mambacita”. Già una promessa della Wnba a soli 13 anni, Gianna accompagnava papà Kobe ad assistere a bordo campo alle partite dei loro Lakers. “Di Gigi amo la sua curiosità per il basket. E’ interessata a tutto” questo diceva sulla sua Gianna, il suo orgoglio più grande.

Tutti ricordiamo dove fossimo e cosa stessimo facendo il 26 gennaio dello scorso anno intorno alle 21 quando, increduli, chi con un messaggio, chi leggendo sui vari siti internet, abbiamo appreso la terribile notizia della scomparsa di Kobe Bryant e di sua figlia Gianna in seguito a un disastroso incidente in elicottero. I due stavano raggiungendo la “Mamba Sports Academy”, l’Accademia realizzata dallo stesso Kobe con lo scopo di trasmettere la “Mamba Mentality” ai futuri giovani cestisti, per la partita che la piccola Gianna avrebbe dovuto giocare quella nefasta domenica mattina. Da quel giorno ci sono state svariate iniziative per ricordare e onorare la leggenda del basket e sua figlia in ogni forma possibile di espressione. Murales e opere di street art sono comparse in tante città in Italia e in tutto il mondo: da Napoli a Roma, alle Filippine passando ovviamente per Los Angeles. 

Ne è un esempio il bellissimo playground realizzato a Napoli intitolato “Kobe Memorial Park” il cui terreno di gioco è stato dipinto da una grande scritta KOBE in giallo e viola, gli storici colori dei Lakers e sul muro laterale un immenso murales con il volto di Bryant rivolto verso il campo. A Reggio Emilia, l’ultima città italiana in cui ha vissuto e a cui è rimasto più legato, a un anno esatto dalla sua scomparsa, verrà intitolata una piazza in onore di Kobe e Gianna Bryant nei pressi del Palazzetto dello Sport dove la Pallacanestro Reggiana disputa le gare casalinghe (leggi qui le iniziative della città)

Ma la riconoscenza più grande Kobe l’ha ricevuta senza dubbio dai suoi Lakers che il 12 ottobre 2020 si sono proclamati campioni Nba. A 10 anni esatti dall’ultimo titolo che lo stesso Kobe aveva vinto battendo in gara 7 gli storici avversari dei Boston Celtics, quasi 9 mesi dopo la tragica scomparsa, i gialloviola guidati da Lebron James, suo amico fraterno, riportano l’anello nella città californiana. Nel giorno del Kobe-Day il 24/8, in occasione di gara 4 contro Portland, i Lakers hanno indossato con una maglia celebrativa ispirata al velenoso Black Mamba con un cuore e il numero 2, il numero della piccola Gianna, e che avrebbero indossato in ogni gara-2. Un modo questo per scendere in campo insieme a Kobe e vincere all’insegna della Mamba Mentality. “Quando siamo in difficoltà guardiamo la maglia e ci ricordiamo che lui è con noi” dirà Anthony Davis. “Con quella maglia ha versato sangue per questo club e noi vogliamo che lui sia orgoglioso di noi”, dirà commosso Lebron James. La scomparsa di Kobe ha lasciato in tutti noi un dolore profondo e un vuoto incolmabile ma tutti continueremo a vivere nella “legacy” di Kobe Bryant perché le leggende non muoiono mai.

leggi qui la programmazione speciale di Sky Sport dedicata a Kobe

Chiara Masiello 

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