Gandini: "Dal Governo niente ristori, ma vera liquidità"

“Nell’immediato l’unica cosa che possiamo fare è applicare i protocolli ed intervenire in caso di creazioni di focolai, come avvenuto prima a Cantù e Reggio Emilia ed ora a Venezia e Pesaro. Il mio pensiero è quello di trovare una soluzione per concludere in tranquillità il campionato. La “bolla” è una proposta attuabile solo se coinvolge un numero ristretto di squadre, ma una soluzione del genere su 16 squadre non è fattibile, sia perchè non disponiamo delle infrastrutture necessarie sia per i costi che non possiamo sostenere”. Così Umberto Gandini, presidente della Lega Basket, intervenuto ieri poeriggio a "Domenica Sportiva" su Radio Uno Rai. 

 "Per risolvere il problema della crisi delle società non basta imporre il blocco delle retrocessioni, il nostro è un problema di liquidità, soprattutto senza pubblico - conclude Gandini -. Abbiamo bisogno di un concreto intervento del Governo, non di piccoli ristori, ma di liquidità - ha aggiunto -. In paesi come Francia e in Germania il Governo è stato più puntuale nel concedere aiuti a società, che in quanto sostengono dei costi sono delle imprese, che vanno sostenute. Al Governo non chiediamo aiuti a fondo perduto, ma accesso ad un credito da poter restituire in più anni”. 

"Le coppe? Mi preoccupano ma non sono io a dover intervenire", ha dichiarato il numero uno di Lega Basket, quasi in risposta a Ettore Messina, allenatore dell’Olimpia Milano, che aveva avanzato una proposta di chiudere i campionati nazionali entro 4 mesi, poi pensare alle Coppe. "Presto non ci saranno date disponibili per disputare le partite rinviate per i contagi. Sempre di più i risultati sportivi dipenderanno da chi sarà più fortunato", questo in sintesi il pensiero di Messina, condiviso da molti addetti ai lavori, ultimi in ordine di tempo, il suo giocatore Malcom Delaney e Stefano Tonut, risultato positivo con qualche sintomo e che punta l'indice (come il suo allenatore De Raffaele) sull'ultima trasferta che la Reyer ha svolto in Eurocup. "Il fatto di disputare delle partite in giro per l’Europa, in questo momento delicato, pur rispettando tutti i protocolli e tutte le misure di sicurezza, aumenta di non poco il rischio di contagio, mettendo di conseguenza a repentaglio la salute di chi ci circonda - ha scritto su Facebook -. Credo che in questa situazione delicata e completamente nuova per ciascuno di noi, sia doveroso prendere atto che questo virus è pericoloso e altamente contagioso, allo stesso tempo, è fondamentale che lo sport non si fermi, cercando però di capire quali sono le priorità".

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COPPE EUROPEE, LE PROPOSTE DEI CLUB - Intanto, sul Corriere dello Sport-Stadio, Damiano Montanari ha realizzato alcuni giorni fa un'inchiesta sulla situazione delle coppe europee, già costrette a dover fare i conti con sempre più diffusi casi di positività al Covid-19 che si stanno susseguendo. Luca Baraldi, ad della Virtus Bologna, dice: “Abbiamo grandi difficoltà a muoverci in Italia, figurarsi in Europa. Ritengo che si dovrebbe fermare tutto e magare riprendere a gennaio o febbraio con format rivisti ad hoc. In primavera potremo circolare in Europa con maggiore facilità. Oggi molte squadre hanno positività tra i loro giocatori e questo falsa l'equità competitiva. Eravamo in Belgio, in un paese che è in lockdown. Nostro malgrado una situazione di pericolo".

Aggiunge Salvatore Trainotti, GM dell'Aquila Trento: "Noi dovevamo giocare a Gran Canaria, guarderemo le partite in televisione. Al di là dei nostri cinque giocatori positivi, c'è il problema che, se uno viene trovato positivo all'estero, non può rientrare in Italia, dovendo scontare là il periodo di quarantena. Fermarsi non è una soluzione. Meglio continuare così e, se tra un mese il numero delle gare spostate sarà diventato eccessivo, ci faremo qualche domanda in più".

Simone Giofrè, direttore sportivo di Brindisi aveva avanzato una proposta (che non sarà presa in considerazione perchè anche la Champions Legaue è partita, pur tra mille difficoltà, con le partite dei singoli gironi): "Fin quì la FIBA si è mossa bene, sia terminando la scorsa stagione della Champions League nella bolla di Atene e poi modificando in corsa il format di questa edizione, riducendo la stagione regolare da 14 a 6 settimane. Noi non siamo andati a Burgos perchè dovevamo prendere due pullman e due aerei e non abbiamo la disponibilità economica per permetterci voli charter, come fanno i top club tipo Milano. Allora lancio questa proposta: la prima fase è divisa in gironi da 4 squadre, quindi potremmo disputare la regular season in due bolle dal lunedì al giovedì, anticipando e posticipando, a seconda delle necessità, gli impegni nei campionati nazionali. Così si abbatterebbero i costi ed aumenterebbe al massimo la sicurezza". Gli altri due club italiani impegnati in BCL, Sassari e Fortitudo Bologna, non si sono espressi.

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