Nba, Motorola nuovo sponsor sulla maglia dei Bucks

Non si ferma la macchina organizzativa e soprattutto commerciale della Nba. Che, come anticipato da ESPN, si aspetta di avere tutte le arene con il pubblico, senza restrizioni, già a partire dalla prossima stagione 2021/22. Potrà accadere grazie all'accordo con Clear, che produrrà un'attività di screening rivolta non solo ai membri delle franchigie, ma anche al pubblico che entra nelle arene. Orlando Magic, San Antonio Spurs e Atlanta Hawks, hanno già adottato autonomamente le tecnologie di Clear per la parziale riapertura al pubblico.

I tifosi dovranno scaricare l'app di Clear e caricare un documento per l'identificazione insieme ad un selfie. L'app è collegato al "Health Pass" di ognuno, che registra di conseguenza i risultati ai tamponi svolti. Prima di entrare nell'arena, l'utente deve di conseguenza aprire l'app, verificare la propria identità con un selfie e rispondere ad alcune domande relative alla salute. Automaticamente il tifoso vedrà una luce rossa o una luce verde relativamente alle informazioni su di loro legate al Covid-19.

DIRITTI TV, UN PIATTO DA 75 MILIARDI DI DOLLARI - L'attenzione ora si sposta sul (ricco) rinnovo dei diritti televisivi. Dopo il contratto record da 100 miliardi in 11 anni strappato dalla Nfl, ora si parla della Nba. Come riporta CNBC, la massima lega cestistica mondiale punta a un accordo da 75 miliardi di dollari (circa 65 miliardi di euro), triplicando l’attuale contratto da 24 miliardi (circa 20 miliardi di euro) per circa 2,6 miliardi di dollari annui fino al termine della stagione 2024/25. L’Nba sarebbe alla ricerca di un contratto dalla durata di nove anni, che dovrebbe generare entrate tra i 7 e gli 8 miliardi annui, ponendo la lega appena dietro alla sola NFL in termini di introiti dai diritti audiovisivi.

Adam Silver, Commissioner Nba, pensa invece ad un secondo sponsor sulle maglie, affare che già fruttato oltre 150 milioni di dollari alle 30 franchigie in questi tre anni. E, a proposito di "patch" sulle maglie ufficiali, arriva dai Milwaukee Bucks l'annuncio che Motorola ha firmato un accordo pluriennale per diventare il suo sponsor di maglia a partire dai playoff in corso. Motorola, con sede nell'Illinois, diventerà anche il partner ufficiale per smartphone mobile del team e si unirà alla lista dei partner fondatori dei Bucks e del suo Fiserv Forum. L'azienda di telecomunicazioni statunitense diventa in questo modo il sesto partner, entrando a far parte di Fiserv stessa, MolsonCoors, BMO, Johnson Controls e Froedtert & the Medical College of Wisconsin. Motorola è anche sponsor della toppa della maglia dei Brooklyn Nets e degli Indiana Pacers. Quel periodo pilota iniziale per le toppe della maglia ha generato più di 150 milioni di dollari (122,8 milioni di euro) di entrate totali in tutto il campionato.

 IL PROTOCOLLO E IL PUBBLICO NELLE ARENE - La Nba aveva inviato prima dell'inizio della nuova stagione un memo alle 30 franchigie con il rigido protocollo sanitario da rispettare. Questo protocollo ha funzonando: sono stati pochissimi i casi di giocatori o membri degli staff colpiti dal Covid19 e, complice anche il successo che la campagna vaccinale sta avendo negli Stati Uniti, l'apertura al pubblico è diventata realtà. "Con l'inizio dei playoff le cose stanno andando ancora meglio: questo dovrebbe aiutarci a proseguire con più tifosi nelle arene. Motivo per cui non stiamo considerando l’idea di una bolla", ha detto chiaramente Silver.

 A proposito di "bolla", quella di Orlando della passata stagione ha permesso risparmi ed era stata apprezzata dal punto di vista di vista sanitario: oltre cento giorni di permanenza di squadre, staff, addetti alle puzie, catering e zero contagi da Coronavirus. Un’operazione costata 180 milioni di dollari, ma che, secondo quanto riportato da Sports Business Daily, a fronte di questa spesa, avrebbe evitato perdite pari a 1.5 miliardi di dollari, anche se dovrà comunque affrontare una perdita complessiva di circa un miliardo di dollari per la cancellazione di 258 gare di regular-season. Il buco più grosso deriva dalla mancata vendita dei biglietti e dalle altre spese sostenute dai tifosi nelle arene durante le partite. Voci che valgono il 40 per cento degli incassi complessivi della NBA, pari a circa 700 milioni di dollari.

SALVO IL "CHRISTMAS DAY" 2020 - Cominciare prima di Natale 2020 è servito poi per non perdere il “Christmas Day”, tradizionale giorno in cui l’audience va alle stelle e gli investitori sono più propensi a spendere. E considerato che il contratto da 24 miliardi di dollari in nove stagioni con Espn, Abc e Turner Sports scade nel 2024/25, come abbiamo scritto, perdere l’opportunità di giocare a Natale non sarebbe stato un buon biglietto da visita.

A questo si aggiunge anche il record negativo di spettatori americani che hanno assistito alle "Finals 2020": 7,45 milioni, il minimo storico. Il "primato" era delle "Finals 2007" tra Spurs e Cavaliers, conclusesi con un netto 4-0 per i texani. La scorsa stagione lo stage finale dei playoff ha contato praticamente il doppio degli spettatori, 15.1 milioni, mentre il record positivo appartiene alla storica gara 6 delle Finals 1998 tra Bulls e Jazz (quasi 36 milioni).

leggi anche la guida de La Gazzetta dello Sport sulla ripartenza della Nba

 Marino Petrelli 

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