Fortitudo, stagione nata male e finita peggio

Fossa-dei-Leoni-Fortitudo-Bologna-2014-15Tredici anni dopo la storia amaramente si ripete. Allora, in quel lontano maggio del 2009, la Gmac si sfracellò a Teramo all’ultima giornata abbandonando la massima serie per oltre un decennio. Oggi l’amaro calice viene servito alla penultima fatica di stagione e davanti al proprio pubblico, accorso in massa e speranzoso di raddrizzare una stagione complicata. Quegli stessi tifosi che nell'ultima di campionato, alla Unipol Arena, hanno fatto partire una dura contestazione. La Fossa non espone il proprio striscione, ma una serie di “pezze” contro la dirigenza a firma Tif, Tifosi Ingrati Fortitudo. Una situazione in continua evoluzione che parte da lontano. 

LA FUGA DI REPESA E LE CONDIZIONI DI FANTINELLI

Stagione appunto nata male, sebbene l’arrivo di Repesa in estate facesse sperare ben altro. Evidentemente aver cacciato la prima versione di Martino per Sacchetti non ha insegnato nulla, e così, salutato anche Dalmonte, artefice di una salvezza non scontata, ecco affidarsi appunto a “Jasko”. I malumori immediati però del coach croato erano solo i primi segnali di un’annata non facile. La sua fuga ha poi spiazzato tutti, non tanto nelle modalità, quanto nelle tempistiche, accompagnata pure dalla consapevolezza che questa squadra avrebbe dovuto fare a meno di Fantinelli per molto (e troppo) tempo. I due veri peccati originali della disastrata stagione biancoblù.

FORTITUDO 2.0

E così dopo il ben servito a Dalmonte, e la non volontà di richiamare il già stipendiato Sacchetti, ecco coach Martino, un altro però col quale i rapporti non si conclusero allegramente. La squadra non vince, o lo fa davvero poco, e fra infortuni e malumori (Ashley e Baldasso prima, Totè poi) ecco sventrata la squadra. Serve un regista vero, ma Durham non lo sarà, un centro, e Groselle lo dimostrerà a singhiozzo, e gerarchie impossibili da costruire con giocatori doppioni, e porte del mercato costantemente girevoli. La sfortuna ha fatto poi la sua parte (minima), con Feldeine più ai boxe che sul campo, accompagnata da errori strutturali, con un Frazier preso come vice Durham ma rilevatosi tutt’altro. La miglior stagione di Aradori in Effe cozza poi con le sue mediocri prestazioni nei match decisivi, a discapito di un Procida che per vedere minuti importanti ha dovuto sgomitare fra tante prime punte per poi riaccomodarsi ai primi errori, inevitabili per un diciannovenne.

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IL FUTURO E LA SITUAZIONE SOCIETARIA

Difficile immaginare un futuro roseo per una società che da bilancio 2021 dichiara oltre quattro milioni di passivo. A fronte di 108 mila euro di capitale versato (sui 150 mila previsti), ci si chiede come sia possibile tenere in piedi la baracca. Sebbene le voci di una difficoltà economica galoppassero da tempo, una cosa va detta: il passo più lungo della gamba, ahimè è stato fatto. Banks, Happ e Sacchetti probabilmente non ce li si poteva permettere, nemmeno se la previsione era quella di retribuirli scommettendo, in modo azzardato, su una ripresa economica conseguente alla riapertura totale dei palazzetti in realtà non avvenuta. Dalle dimissioni del presidente Pavani in poi, si è creato poi un vuoto comunicativo che silentemente ha appunto disorientato tifosi e squadra, palesando una dirigenza avvolta nella nebbia, e caratterizzata da una mancanza di chiarezza sulle strategie future.

Silenzio spezzato solamente a giochi fatti dalle parole di Melloni prima (presidente Consorzio) a confermare “l’esistenza matematica” della Fortitudo anche in serie A2, e Muratori poi, oggetto della contestazione della Fossa dei Leoni negli ultimi due match casalinghi.

TIFOSI FORTITUDO

In un’annata così tremenda, preceduta da divieti di accesso che hanno privato la squadra del solito calore, i tifosi Fortitudo hanno provato fino all’ultimo a sostenere i giocatori. Con alti e bassi, perché i fischi dopo Tortona, rivolti più alla dirigenza, restano una pagina indelebile, così come gli striscioni apparsi nelle ultime due sfide casalinghe contro Muratori e Pavani. Nove sconfitte al Paladozza, alcune già con porte aperte, hanno abbattuto lo status, perenne negli anni, di un Madison inespugnabile, materializzando l’amaro esito sportivo sul campo. La spaccatura però con la proprietà, mal digerita da buona parte di chi ciecamente si abbonava, è avvenuta anche con lo zoccolo duro del tifo, ovvero la Fossa dei Leoni, messasi sull’attenti dopo aver verificato i conti non floridi del club già verso fine 2018.

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Michele Fiorenza

 

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