Leonessa ridimensionata. Ora la priorità è salvarsi

Anno nuovo, virus vecchio. Non parliamo di Covid19, ma di come si riesce a perdere un derby dominato, condotto per 36 minuti e chiuso nel peggiore dei modi, ovvero con una sconfitta. E di come si è chiuso un girone di andata ancora con una sconfitta, a Pesaro, con i soliti problemi delle passate settimane: buon avvio, poi progressivamente calo e sconfitta. Merito di Cremona e di Pesaro che ci ha creduto fino in fondo, soprattutto la squadra marchigiana che voleva la Coppa Italia dopo nove anni e aveva molta più “fame” della Leonessa. Come si può perdere un match già vinto, mi riferisco alla partita contro Cremona? Semplicemente mostrando gravi difficoltà nell’attaccare la zona. Anche questo un virus che colpisce ormai sistematicamente la pallacanestro Brescia. Se con la Reyer era andata bene, con Sassari e Cremona invece Moss e compagni pagano dazio. Come con Sassari i ragazzi di Buscaglia non sono stati capaci di fare tesoro di un vantaggio, prima di 16 punti a cavallo dei primi venti minuti e di 18 punti a metà del terzo quarto, conquistato meritatamente grazie ad una media al tiro dall’arco eccellente ed al dominio nel pitturato di Dusan Ristic, il centro serbo vista l'assenza di Christian Burns che per quasi due mesi sarà out, nei 30 minuti giocati ha realizzato 23 punti e catturato ben 17 rimbalzi.

Oltre al “virus zona” che ha mandato l’attacco inspiegabilmente in stallo, una gestione difensiva pessima negli ultimi minuti della sfida hanno determinato una battuta d'arresto che non ha lasciato via di scampo. Andamento molto simile a Pesaro: ottimo avvio, vantaggio anche rassicurante, poi il crollo verticale e la sconfitta.

Ci vorrebbe la bacchetta magica per capire quale è il male che affligge la Germani. C’è poco da fare, Buscaglia non ha colpe, la squadra costruita in estate da l’ex coach Esposito manca di personalità. Anche Graziella Bragaglio, presidente della Leonessa, ha tuonato in maniera chiara e netta. “La squadra è stata costruita quest’estate da chi pensava di avere la scienza in mano, eliminando giocatori che alla fine avevano portato a risultati – sottolinea – “Purtroppo è stato fatto tutto ciò che non doveva essere fatto, far fuori tutti e ripartire da zero. Gli obiettivi iniziali erano diversi, soprattutto per la parte degli investimenti economici fatti. E questo fa male. L’unico obiettivo ora è quello della salvezza. Ci aspetta un girone di ritorno difficilissimo. Valuteremo la situazione a 360 gradi, ci saranno scelte difficili e complesse e in questi quindici giorni faremo le nostre valutazioni“.

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ULTIMO POSTO NON TROPPO LONTANO - Il top player Drew Crawford pare il gemello “scarso” conosciuto dalla platea cestistica nazionale due anni or sono proprio a Cremona, Kalinoski, Chery e soprattutto TJ Cline sono sicuramente eccelse individualità, ma troppo spesso alla resa dei conti, quando la palla “scotta” non riescono ad essere quei leader che permetterebbero alla squadra di concretizzare gli sforzi profusi durante tutto l’arco del match. Mea culpa di tutto lo staff tecnico e dirigenziale, ma anche degli organi di informazione perché quello che alla vigilia era stato presentato come l'anno della rivalsa, si sta trasformando in un anno in cui l’obiettivo unico resta accedere ai playoff, ma prestando particolare attenzione a non restare insabbiati nella lotta per non retrocedere. Eh sì perché l’ultimo posto libero per non retrocedere non è così lontano e la partita con Varese che ad oggi non è noto quando sarà disputata vista la positività di 10 elementi della formazione di Bulleri, potrebbe rivelarsi di altissimo rischio, a conferma di quanto già sottolineato dal patron Matteo Bonetti: “pensiamo a salvare la serie A, partita dopo partita”.

A parziale scusante di quanto successo è giusto annotare, oltre che all’assenza di Burns, le condizioni precarie con le quali è sceso in campo Luca Vitali, il vero “faro” di Brescia. Il play di Montegranaro non ha un vero sostituto e lo stesso Buscaglia ha deciso di rischiarlo vista la prestazione poco concreta offerta dai suoi sostituti, Bortolani in primis. L’ex Biella, talento indiscusso del vivaio dell’Olimpia Milano, dopo un impatto più che positivo sul parquet con due triple è incappato in ingenuità difensive che hanno mandato su tutte le furie il suo coach, un atteggiamento che lascia molto pensare sulla maturità cestistica di Giordano.

Se andiamo ad analizzare l’anno solare 2020 c’è un fattore importante da tenere in considerazione: questa società sta dimostrando di essere ancora inesperta su come muoversi in un mondo nel quale la pandemia del Covid19 ha creato ancora più incertezze. Non basta essere forti dal punto di vista economico, serve accumulare esperienza e saggezza che non si apprendono sui libri o semplicemente circondandosi di manager di alto livello. I grandi nomi e disporre di tanto “capitale” non ti fanno vincere lo scudetto, ma la fusione di tanti elementi, il lavoro, la dedizione e l’esperienza che si conquista giorno dopo giorno, partita dopo partita e anno dopo anno. Imparare o forse copiare dagli altri non è reato è sinonimo di astuzia e lungimiranza.

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Klaus Krug

ph: credits Pallacanestro Brescia

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