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Brescia ferita. Da Zerini un messaggio di speranza

12552986_945530638873357_8371567602681852242_nLa vita di un appassionato di basket non segue il classico calendario gregoriano che parte dal primo gennaio e si conclude il 31 dicembre, ma è regolato sull’inizio e la fine del campionato. E’ il susseguirsi di domenica dopo domenica, partita dopo partita, non conta che sia in casa o sia in trasferta. Se poi hai la fortuna che la tua squadra disputa una competizione europea hai il turno infrasettimanale che rende ancora più piacevole il passare dei giorni che ti portano da una giornata alla successiva. Il COVID-19 non è un nuovo modello di Air Jordan, ma un virus che oltre a mietere vittime inconsapevoli ha anche cancellato questa piacevole abitudine lasciando il tifoso con un vuoto difficilmente colmabile, proprio come la perdita di un parente. Da un mese a questa parte Brescia è la città più colpita dalla pandemia che ha colpito ogni luogo del pianeta e sta costringendo l’essere umano ad un isolamento obbligatorio per impedire che il contagio dilaghi e faccia più vittime di quante ne ha già fatte fino a questo momento. Il capoluogo lombardo, come il mondo intero sta vivendo una delle pagine più tragiche della sua storia, sono soprattutto gli anziani che ci stanno lasciando giorno dopo giorno, senza che i Medici possano intervenire con una cura efficace.

Difficile non venire colpiti o sfiorati dal subire un lutto. Io stesso colgo l’occasione per ricordare una persona a me cara scomparsa settimana scorsa: Marina Marcelletti, la mamma di Alex Baroni, cantante noto per la sua prematura scomparsa 16 anni fa in un incidente stradale nel quartiere Prati a Roma. Marina, professoressa di matematica amatissima dai suoi studenti, una donna piena di energia e di voglia di vivere, sportiva, vitale una compagnia piacevole per tutti quelli che l’hanno conosciuta. Viveva a Carezza, località della Val di Fassa e si sentiva al sicuro e protetta tra il Latemar e il Catinaccio dal contagio del virus che invece è arrivato a colpire anche lì. 

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Come già sottolineato da Mauro Ferrari, amministratore delegato della Germani autotrasporti, la ripresa del campionato e dell’attività sportiva, dopo il dolore di tutte queste perdite pare una cosa fuori luogo, con quale spirito si può tornare a giocare e a partecipare ad un campionato per vincere uno scudetto che sarà ricordato tragicamente come la stagione del coronavirus. La Leonessa come altre società di serie A ha lasciato liberi i giocatori, in particolar modo americani, di fare rientro presso le loro abitazioni di residenza. Cain, Lansdowne, Trice hanno deciso di tornare negli USA, Horton per adesso ha scelto di rimanere.

Discorso diverso per il capitano Moss che è ormai un bresciano d’adozione, resta all’ombra del Cidneo per stare vicino a suo figlio Mattia ed è bello incontrarlo in coda presso un ipermercato cittadino in attesa di entrare a fare la spesa, sempre sorridente e pronto ad una battuta. Brian Sacchetti è rimasto anche lui in città. Potendo disporre di un ampio giardino si allena all’aperto per cercare di mantenersi in forma. Laquintana ha la fortuna di poter uscire per accompagnare Skyler il suo adorato French Bulldog a fare i suoi bisogni.

"ZERO" SALUTA E ABBRACCIA BRINDISI - Anche Andrea Zerini è rimasto a Brescia e l’abbiamo sentito per sapere come passa le sue giornate. Se è difficile per un appassionato rinunciare al basket molto lo è di più per un professionista che fa di questo sport il suo lavoro. Andrea in quarantena nella sua casa in centro città ha adibito il giardino condominiale a “percorso vita” e con l’aiuto di sua moglie cerca di tenere in forma il suo fisico con esercizi che simulano l’allenamento in palestra. La giornata è lunga da fare passare e parte del tempo lo dedica in cucina a sperimentare nuove ricette. Ha riscoperto i classici giochi da tavolo e con i compagni di squadra si ritrova a giocare con la playstation online a dimostrazione di quanto sia forte lo spirito del gruppo anche in questi momenti di separazione forzata.

Andrea, molto saggiamente, ha preferito non raggiungere i suoi genitori nel centro Italia per non rischiare di allargare il contagio e rispettando le disposizioni imposte dal decreto governativo. Pur quanto possa apprezzare Brescia, avrebbe preferito anche lui affrontare questo periodo in una città come Brindisi nella quale si respira l’aria del mare e della quale ha sempre un piacevole ricordo. E che vuole salutare proprio attraverso Supporters Magazine, ricordando i suoi cinque anni nella città pugliese, le duecento e più partite giocate, i tanti amici rimasti. E una promessa: tornare il prima possibile a salutare la città a cui è rimasto sempre legato.

Il suo sogno, come quello di tutti noi, non importa che tu sia giocatore o tifoso, è di tornare al più presto a giocare a basket, ma nella sicurezza e con il pubblico sugli spalti, perché disputare una partita in un palazzetto vuoto non ha senso, il pubblico è parte attiva di questo sport ed è la benzina che incendia le prestazioni dei protagonisti. Mentre scrivo passa l’ennesima ambulanza a rompere un silenzio irreale, quasi assordante. Spero sempre che sia l’ultima e che presto si possa tornare a sentire il suono più soave della palla palleggiare sul parquet e del ciuff della retina gonfiata dalla palla che entra nel canestro. La Brescia che ama la pallacanestro vuole riempire il Pala Leonessa, come Brindisi il Pala Pentassuglia, per tornare ad una normalità che non vuol dire dimenticare quanto è successo fin d’ora , ma che significa che siamo usciti dal tunnel e che ce l’abbiamo fatta. 

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Klaus Krug

 

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