Avanti senza pubblico. Retrocessioni: decide la Fip

immagini.quotidiano.netLa prima partita con pubblico in un palasoprt italiano dopo sei mesi dall'ultima volta è stata alla Unipol Arena a settembre. C'erano "appena" 590 spettatori ad assistere a UnaHotels Reggio Emilia contro Foritudo Bologna. Come si vede nella foto de Il Resto del Carlino, tutti con mascherina, distanziati all'interno del palasport e impossibilitati a lasciare il proprio seggiolino. Si poteva andare in bagno uno alla volta e rigorosamente con la mascherina indossata, mentre per avere da bere si è docuto chiamare gli addetti alle vendite che giravano sugli spalti dal momento che i bar fissi erano chiusi. Poi, progressivamente, si è passati a 200 spettatori al massimo, fino alla chiusura totale di palasport, stadi e qualsiasi struttura sportiva

L’analisi della situazione attuale è stata fatta in video conferenza tra il presidente Gandini e tutti i presidenti delle squadre di Serie A. Dopo aver verificato le ipotesi per recuperare le 10 partite mancanti all’appello entro dicembre 2020, l'incontro evidenziato il desiderio a larghissima maggioranza, tranne la Virtus Bologna sempre contraria a continuare, di andare avanti senza pubblico fino a gennaio 2021 e portare a termine l’annata in corso.

Il tema più volte discusso del blocco delle retrocessioni, sollevato dal patron della Virtus Roma Claudio Toti e poi condiviso praticamente in blocco da tutte le società non impegnate in Europa oltre che da qualche club di caratura internazionale, è stato dibattuto come possibile soluzione per contenere ulteriori costi vivi in una stagione penalizzata dall’assenza del pubblico in tribuna. Toccherà al prossimo Consiglio federale del prossimo 2 dicembre valutare l’ipotesi di una serie A 2021/22 a 18 squadre, escludendo ovviamente la sospensione delle promozioni dall’A2 in caso di blocco delle retrocessioni: sarà la FIP a compiere eventualmente la prima mossa, nell’ambito di un discorso organico molto più ampio sul format dei campionati a partire dalla serie A

Tutto questo anche confidando in un progressivo miglioramento della situazione sanitaria nel paese che permetta di restituire il "prodotto basket" al suo scenario naturale, con il pubblico nei palasport, nel piú breve tempo possibile, aspettando un segno tangibile di sostegno a questi sforzi da parte del Governo dopo le aperture del ministro Patuanelli. 

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QUANTO SI PERDE SENZA PUBBLICO - Facendo riferimento ai dati della stagione 2019/20, l’incasso medio lordo (comprensivo di Iva e diritti SIAE) calcolato sui dati emessi da Lega Basket per le 17 giornate del girone d’andata (ma comunque sempre su 8 partite come quest’anno a 16 squadre) è di 494.764 euro a domenica. Calcolando una capienza ridotta al 25% come base di partenza, ci sarebbe una perdita complessiva stimabile attorno ai 370 mila euro a giornata, che potrebbe raggiungere i 5,57 milioni di euro se la riduzione degli ingressi dovesse essere mantenuta per tutte le 15 giornate del girone d’andata. 

Le più penalizzate, secondo un'analisi di Superbasket, sarebbero le due bolognesi: a metà della stagione passata la Virtus capeggiava la classifica dei ricavi da botteghino con 1,532 milioni lordi, frutto anche delle 5 gare disputate alla Virtus Segafredo Arena per una media di 7695 spettatori (tra paganti e quota abbonati). Ogni partita fruttava alla Segafredo un ricavo di 191.504 euro, davanti alla Fortitudo Bologna con 117.960 per un totale di 943 mila euro lordi complessivi. Voci che nella concreta possibilità di una partenza a capienze ridotte potrebbero ridursi anche del 75 per cento con innegabili ricadute sull’equilibrio dei conti: un esempio pratico ipotizzando capienze per due mesi al 25% e due mesi al 50% fino alla fine del girone d’andata, i ricavi della Virtus (calcolati su 8 partite) calcolando il tutto esaurito in ogni circostanza si aggirerebbero attorno ai 570 mila euro, quasi un milione in meno rispetto alla cifra lorda incassata nella stagione passata.

Nel rateo dei ricavi a partita al terzo posto c’era Sassari con 80.861 euro di media, al quarto Milano con 72.087, poi Reggio Emilia con 71.013, Trieste (68.803), Varese (60.008), Brescia (55.173), Brindisi (51.150) e Treviso (50.003). Sotto quota 50mila euro a partita invece Pesaro (39.362), Venezia (37.690), Trento (34.462), Cantù (31.136), Roma (29.329) e Cremona (29.152).

Se a questo aggiungiamo che, da protocollo sanitario validato dalla Fip e accettato dal Cts, ogni attività sanitaria e sanificatoria (tamponi ogni tre, quattro giorni per giocatori e staff, sanificazione quotidiana di tutti gli ambienti comuni, mascherine e altri dispositivi di protezione personale) per ogni squadra potrebbe costare tra i 10 e i 15 mila euro al mese, ecco che i costi rischiano di travolgere il basket italiano, e lo sport in generale, soprattutto se continuerà a non esserci pubblico. 

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 Marino Petrelli 

photo: Schicchi/ Quotidiano.net

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