Lo sport vale 22 miliardi. Lo rileva il "Rapporto 2023"

Presentazione_report_2023Il settore dello sport ha raggiunto in Italia una dimensione economica rilevante pari a circa 22 miliardi di euro, con un contributo al PIL nazionale dell’1,3%. E ancora: L’84% del valore del mercato deriva dall’indotto attivato, a conferma della capacità moltiplicativa del business sportivo. Oltre 10 miliardi di pil dello sport è generato dalle attività strettamente connesse, quali la produzione e vendita di attrezzature e abbigliamento sportivo, e altri 8,4 miliardi da comparti connessi allo sport in senso lato, quali i media sportivi, i servizi turistici, di trasporto e quelli medici.

Emerge dal “Rapporto Sport 2023”, prima indagine di sistema, presentata dall’Istituto per il Credito Sportivo e da Sport e Salute. Si conferma una vera e propria industria, con un potente effetto leva in termini di ricadute economiche e un’incidenza significativa a livello occupazionale. Il settore conta circa 400 mila addetti attivi lungo la filiera estesa dello sport, che vede la presenza di oltre 15 mila imprese private e circa 82 mila enti non profit.

Emergono, tuttavia, zone grigie di vulnerabilità connesse allo stato delle infrastrutture sportive, caratterizzate da significativi problemi di manutenzione e conservazione e da una disomogenea distribuzione territoriale. Il 44% degli impianti è stato realizzato negli anni settanta e ottanta, in gran parte inefficiente in termini di sostenibilità economica e ambientale. La pandemia e la successiva crisi energetica hanno avuto pesanti ripercussioni sull’equilibrio finanziario di molte strutture sportive, fortemente penalizzate dall’aumento delle bollette di elettricità e gas che, nei picchi massimi delle quotazioni, sono arrivate a incidere fino al 45% dei costi fissi totali.

La sfida principale è rendere più efficiente e capillare la rete delle infrastrutture, favorendo la transizione verde e digitale degli impianti e assegnando priorità di intervento al Mezzogiorno, dove è localizzato solo il 26% degli impianti nazionali.

leggi anche: Sponsor, +8,2% nel 2022. Dopo il calcio, c'è il basket

L'ITALIA E' UN PAESE DI PIGRI E SEDENTARI - Riqualificare e potenziare il patrimonio edilizio sportivo significa migliorare la fruizione degli impianti e contestualmente combattere il tasso di sedentarietà: Il 33,7% degli italiani non pratica alcuna attivitа fisica, pari a 19,7 mln di persone, mentre il 31,7% pratica attivitа fisica molto raramente, pari a 18,5 mln di persone, e  solo il 23% pratica sport in modo continuativo, parliamo di un quarto della popolazione. Si registra inoltre un gender gap di pratica sportiva, che si riduce anche con l’etа, in Italia piщ che nelle altre nazioni europee e questo ha delle ripercussioni anche sulla salute, come ricorda l’Oms.

Dall’Indagine europea sulla salute (EHIS) coordinata da Eurostat emerge che in Italia solo una persona su cinque pratica attività fisica aerobica per almeno 150 minuti a settimana (il 19,7%), a fronte di una su tre nella media europea (il 32,6%). Secondo l’Organizzazione mondiale della sanità una persona adulta, per ottenere vantaggi in salute dovrebbe svolgere su base settimanale almeno 150 minuti di attività fisica aerobica di intensità moderata o almeno 75 minuti di attività fisica di intensità vigorosa.

Le differenze con i principali paesi europei sono marcate: il 63% degli italiani non dedica tempo durante la settimana all'attività fisica aerobica salutare, mentre in Francia e Spagna tale percentuale è al di sotto del 50% e, addirittura, inferiore al 30% in Germania.

Rispetto all’impatto sociale degli investimenti nello sport, inoltre, si registrano benefici netti pari a 10 miliardi di euro per tre miliardi di investimenti. Non conta quindi tanto l’ammontare dell’investimento ma la sua capacitа di mobilitare e creare aggregazione, anche un piccolo investimento puт avere ritorno sociale elevato. C’è ancora un netto dualismo fra Nord e Sud del Paese, anche se nell’arco degli ultimi 20 anni l’aumento della pratica sportiva a Sud и aumentata del 15% resta il divario: 27% al nord, 26% al sud e 17% nelle Isole.

scarica qui il report completo

Marino Petrelli  

credits foto: Istituto Credito Sportivo

Questo sito utilizza cookie, anche di terze parti, per migliorare la tua esperienza e offrire servizi in linea con le tue preferenze. Chiudendo questo banner, scorrendo questa pagina o cliccando qualunque suo elemento acconsenti all’uso dei cookie. Se vuoi saperne di più o negare il consenso a tutti o ad alcuni cookie vai alla sezione.