Linea dura del Governo: stadi e palasport restano chiusi

immagini.quotidiano.netLa prima partita con pubblico in un palasoprt italiano dopo sei mesi dall'ultima volta è stata alla Unipol Arena a settembre. C'erano "appena" 590 spettatori ad assistere a UnaHotels Reggio Emilia contro Foritudo Bologna. Come si vede nella foto de Il Resto del Carlino, tutti con mascherina, distanziati all'interno del palasport e impossibilitati a lasciare il proprio seggiolino. Si poteva andare in bagno uno alla volta e rigorosamente con la mascherina indossata, mentre per avere da bere si è docuto chiamare gli addetti alle vendite che giravano sugli spalti dal momento che i bar fissi erano chiusi. Poi, progressivamente, si è passati a 200 spettatori al massimo, fino alla chiusura totale di palasport, stadi e qualsiasi struttura sportiva.

Il ministro dello Sport, Vincenzo Spadafora, ha escluso la riapertura immediata degli stadi, quindi anche dei palasport, al termine dell’attuale periodo di restrizioni, intorno alla metà di gennaio. Ad oggi anche le Final Eight di Coppa Italia in programma dall’11 al 14 febbraio al Forum di Assago sono previste nella versione a porte rigorosamente chiuse. il Governo darà priorità assoluta alle scuole ventilando ipotesi di riammettere tifosi sugli spalti degli impianti sportivi quando l’indice RT scenderà sotto quota 0,5 (oggi è di 0,93). 

Se, come pare più probabile, le chiusure saranno fino a primavera inoltrata, sarà sempre più indispensabile l’adozione di quei ristori ventilati da Spadafora per venire incontro alle esigenze di quegli sport maggiormente colpiti dalla mancanza di ricavi da botteghino. L’analisi della situazione attuale era stata fatta in video conferenza tra il presidente Gandini e tutti i presidenti delle squadre di Serie A. Dopo aver verificato le ipotesi per recuperare le 10 partite mancanti all’appello entro dicembre 2020, l'incontro aveva evidenziato il desiderio a larghissima maggioranza, tranne la Virtus Bologna sempre contraria a continuare, di andare avanti senza pubblico fino a gennaio 2021 e portare a termine l’annata in corso. Almeno fino al girone di andata, poi si vedrà.

PORTE CHIUSE, MOLTE PIU' VITTORIE ESTERNE - Le porte chiuse hanno fatto registrare un aumento superiore all’8 per cento dell’incidenza delle vittorie esterne nelle prime 13 giornate della stagione 2020/21. Su 90 partite disputate dal 27 settembre al 30 dicembre i successi delle squadre viaggianti sono stati 42, pari al 46,7%. Un dato in netta ascesa rispetto alla stagione 2019/20, pari al 38,3%.

L’assenza di tifosi si è fatta sentire maggiormente per quei club dove il fattore campo aveva un peso maggiore per numero di presenze ed indice di riempimento. In particolar, la Virtus Bologna, che nel 2019/20 era imbattuta tra PalaDozza e Segafredo Arena e nel 2020/21 ha incassato ben 5 sconfitte interne consecutive, ma anche la Fortitudo Bologna, battuta solo 2 volte in 11 gare della stagione scorsa al PalaDozza e quest’anno sotto il 50% (3 vinte su 7 gare) all’Unipol Arena. Dopo 13 giornate di campionato nessun campo è più imbattuto, ultimo a saltare il Pala Pentassuglia di Brindisi contro Pesaro. Milano e Virtus Bologna sono ancora imbattute in trasferta. 

IL BASKET PIACE, MA BISOGNA MONETIZZARE -  A sostegno della Lega, è arrivato un interessante studio di Sponsor Value di StageUp e Ipsos certifica come gli interessati alla serie A di basket siano cresciuti costantemente nel corso decennio, persino all’epoca del Covid. Su un campione rappresentativo della popolazione italiana tra i 14 e i 64 anni, gli interessati alla pallacanestro italiana sarebbero attualmente 11 milioni e 579 mila, con un incremento del 4,7% negli ultimi 10 mesi. Il merito sarebbe proprio attribuibile al lockdown.

“La maggior permanenza tra le mura domestiche così come la mancata fruizione live hanno portato a un rafforzamento mediativo dell’evento. Aumenta la notiziabilità diffusa su notiziari, radio, smartphone, tablet, social network in genere” afferma Giovanni Palazzi, amministratore delegato di StageUp. E prosegue: “La serie A di basket è percepita come un prodotto in crescita, con possibilità economiche maggiori rispetto a quanto ricavato finora. La pallacanestro è uno sport affascinante in termini di eleganza del gesto, di spettacolarità e muove interessi crescenti in termini di comunicazione, non si è ancora riusciti a monetizzare".

"Bisogna aumentare la fidelizzazione del pubblico e muoversi in una direzione più glamour. Inoltre si può pensare a nuove forme di business che possano portare ricavi a distanza per fronteggiare il divieto di pubblico nei palazzetti”. L’esempio, manco a dirlo, è quello di Bologna e le interazioni dei social network alla presentazione di Marco Belinelli, nonché la spasmodica attesa per l’esordio di un campione che conta, da solo, 1 milione e 350 mila followers. Quindi, conclude Palazzi, “la Lega Basket e i club devono cercare di passare di più attraverso gli atleti, che sono grandi produttori di contenuti e la quintessenza dell’emozione”. 

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QUANTO SI PERDE SENZA PUBBLICO - Facendo riferimento ai dati della stagione 2019/20, l’incasso medio lordo (comprensivo di Iva e diritti SIAE) calcolato sui dati emessi da Lega Basket per le 17 giornate del girone d’andata (ma comunque sempre su 8 partite come quest’anno a 16 squadre) è di 494.764 euro a domenica. Calcolando una capienza ridotta al 25% come base di partenza, ci sarebbe una perdita complessiva stimabile attorno ai 370 mila euro a giornata, che potrebbe raggiungere i 5,57 milioni di euro se la riduzione degli ingressi dovesse essere mantenuta per tutte le 15 giornate del girone d’andata. 

Le più penalizzate, secondo un'analisi di Superbasket, sarebbero le due bolognesi: a metà della stagione passata la Virtus capeggiava la classifica dei ricavi da botteghino con 1,532 milioni lordi, frutto anche delle 5 gare disputate alla Virtus Segafredo Arena per una media di 7695 spettatori (tra paganti e quota abbonati). Ogni partita fruttava alla Segafredo un ricavo di 191.504 euro, davanti alla Fortitudo Bologna con 117.960 per un totale di 943 mila euro lordi complessivi. Voci che nella concreta possibilità di una partenza a capienze ridotte potrebbero ridursi anche del 75 per cento con innegabili ricadute sull’equilibrio dei conti: un esempio pratico ipotizzando capienze per due mesi al 25% e due mesi al 50% fino alla fine del girone d’andata, i ricavi della Virtus (calcolati su 8 partite) calcolando il tutto esaurito in ogni circostanza si aggirerebbero attorno ai 570 mila euro, quasi un milione in meno rispetto alla cifra lorda incassata nella stagione passata.

Nel rateo dei ricavi a partita al terzo posto c’era Sassari con 80.861 euro di media, al quarto Milano con 72.087, poi Reggio Emilia con 71.013, Trieste (68.803), Varese (60.008), Brescia (55.173), Brindisi (51.150) e Treviso (50.003). Sotto quota 50mila euro a partita invece Pesaro (39.362), Venezia (37.690), Trento (34.462), Cantù (31.136), Roma (29.329) e Cremona (29.152).

Se a questo aggiungiamo che, da protocollo sanitario validato dalla Fip e accettato dal Cts, ogni attività sanitaria e sanificatoria (tamponi ogni tre, quattro giorni per giocatori e staff, sanificazione quotidiana di tutti gli ambienti comuni, mascherine e altri dispositivi di protezione personale) per ogni squadra potrebbe costare tra i 10 e i 15 mila euro al mese, ecco che i costi rischiano di travolgere il basket italiano, e lo sport in generale, soprattutto se continuerà a non esserci pubblico. 

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 Marino Petrelli  

photo: Schicchi/ Quotidiano.net

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