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Tamponi e salute, un salasso da 100 mila euro a società

safe_image.phpPur essendo il secondo sport professionistico di squadra in Italia, il basket non ha ancora ricevuto alcuna indicazione dalle autorità sanitarie nazionali preposte in merito alla completa ripresa degli allenamenti collettivi che consentano il contatto tra gli atleti. Questo nonostante la Federazione italiana pallacanestro abbia sottoposto da qualche tempo alla attenzione del Comitato tecnico scientifico un preciso e dettagliato protocollo sanitario per la ripresa della preparazione in vista dell’inizio della attività agonistica ufficiale.

Il protocollo pensato dalla Fip e stato validato ieri dal ministero dello Sport Secondo le indiscrezioni de La Gazzetta dello Sport, il protocollo preventiva una spesa mensile per ogni club di 10 mila euro, comprensivi di tamponi ogni quattro giorni, di sanificazione dei palazzetti e delle precauzioni necessarie quando si viaggerà in trasferta. Quindi, 100 mila euro per 10 mesi di attività, una cifra enorme.

E ancora: le squadre dovranno sottoporsi a test sierologico cinque giorni prima dei tornei di preparazione, ripetendo la procedura anche prima della Supercoppa e del via del campionato. Per quanto riguarda il pubblico, almeno all’inizio si ripartirà ancora a porte chiuse, con non più di 125 persone ammesse, tra delegazioni delle squadre, arbitri e ufficiali di campo, media, operatori sanitari e di sicurezza. Le 125 persone sarebbero così suddivise: 30 giocatori, 6 allenatori, 2 medici, 4 fisioterpisti, 2 match analysis, 10 delegati delle due società, 3 arbitri, 1 commissario degli arbitri, 9 ufficiali di campo, 4 addetti alla pulizia del campo, 4 operatori sanitari del 118, 20 poliziotti e polizia locale, 8 vigili del fuoco, 2 delegati all'antidoping, 8 giornalisti, 5 fotografi, 10 operatori televisivi. Cifre troppo diverse dalle necessità reali delle squadre e degli addetti ai lavori. 

 “Il protocollo è finalmente arrivato ed è sulla falsariga di quello per il calcio; ci auguriamo che venga reso più praticabile con interventi opportuni – spiega Umberto Gandini, presidente di Lega Basket -. Dico questo poiché il protocollo per il calcio ha avuto costi elevati, che il nostro sport, così come altri, non saremmo in grado di sostenere. Credo sia impensabile mantenere questo regime per tutta la stagione 2020/21“.

E sulla possibilità di uno slittamento dell'inizio della stagione aggiunge: “Non esiste, sarebbe un forte segnale di debolezza. Entro fine agosto dobbiamo avere un quadro chiaro della situazione. Per quel che riguarda la riapertura al pubblico, abbiamo un comitato tecnico che sta studiando la situazione, al netto delle normative esistenti. Non capisco perché non si possano estendere ai palazzetti le modalità previste per treni, aerei e teatri. Vogliamo riportare i tifosi alle partite, ma dovremo adattare i palazzetti; ciò comporterà ulteriori costi, su cui auspichiamo un aiuto dello Stato“.

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Qualche giorno fa Gandini aveva portato in evidenza un altro punto: la auspicata possibilità di consentire agli appassionati una presenza nei palasport già a partire dalla Supercoppa, nei limiti stabiliti dalle norme per il distanziamento in vigore ed in linea con quanto è già avvenuto per altri settori della nostra vita quotidiana. Questo provoca ulteriori pesanti ricadute economiche ai club, impossibilitati a prevedere qualsivoglia introito dalla vendita di abbonamenti e biglietti che rappresentano una delle fonti principali di ricavo. A questo si aggiunge la problematica relativa all’arrivo in Italia dei giocatori stranieri provenienti da paesi al di fuori dell’Unione europea, in particolare dagli Stati Uniti: si tratta di professionisti con un regolare contratto di lavoro subordinato ai quali viene oggi pesantemente complicato l’ingresso in Italia a causa delle modalità di ritiro dei visti di ingresso, regolati dalle procedure definite dai consolati italiani dei singoli Stati e ulteriormente complicato dall’obbligo di quarantena attualmente previsto all’arrivo nel nostro paese". 

LA POSIZIONE DI FIP, FIPAV E FIGH - Le stesse richieste sono state avanzate da tempo anche dai presidenti di basket, pallavolo e pallamano vanno all'attacco. "Fateci ripartire presto e in sicurezza" avevavno affermato con convinzione Petrucci (Fip), Cattaneo (Fipav), e Loria (Figh) in una conferenza stampa congiunta. “Il credito di imposta sulle sponsorizzazioni sportive è una richiesta che abbiamo fatto subito al Governo al fine di dare uno slancio alle società sportive che, al contrario del calcio, non vivono di diritti televisivi, ma di sponsorizzazioni e incassi da botteghino. Una richiesta fatta anche dal "Comitato 4.0", che raccoglie le leghe sportive italiane. Altro tema per noi non più procrastinabile è quello delle palestre scolastiche e in generale dell’impiantistica in Italia. Se, come da più parti si legge, la scuola deve ripartire ma molte palestre non potranno riaprire, vogliamo sapere che utilizzo avranno questi luoghi deputati allo sport per i ragazzi e per gli studenti. Molte società dilettantistiche rischiano di non poter far ripartire la loro attività, vogliamo chiarezza”. Poi rispondendo ad una domanda sulle licenze pluriennali nel baskt proposte da Umberto Gandini, presidente di Lega Basket, dice chiaramente: "Non è una proposta all'ordine del giorno, ma ne possiamo parlare. Al momento il diritto di giocare si acquisice sul campo, ad oggi va rispettato questo principio"

Pietro Bruno Cattaneo, presidente della Federvolley e padrone di casa nella conferenza stampa: “Lo sport nelle scuole deve essere considerato come un valore aggiunto formativo all’offerta educativa del nostro paese. Gli sport di squadra hanno sempre dimostrato grande passione oltre ad avere avuto risultati molto importanti a livello internazionale. Serve una definizione nazionale sulle palestre e sul loro utilizzo, non è possibile che comuni, province e regioni vadano da sole su questo argomento”

E se il calcio ha deciso di ripartire, il basket, come sappiamo, ha scelto invece una strada diversa: fermarsi in tempo, poi  cominciare a pianificare la nuova stagione senza l'assillo della ripartenza. Concetto ribadito anche dai tre presidenti interessati. "E' una domanda che ci farete mille altre volte, ma per noi fermarsi in quel determinato momento storico era giusto e anche necessario. Riprendere a giocare a giugno o luglio come in Nba non sarebbe possibile in Italia, il 40 per cento dei nostri palasport non ha aria condizionata, serve una svolta anche sugli impianti sportivi di grande livello".

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 Marino Petrelli 

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