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L'Italia riparte. Basket, il futuro è nel lodo "salva città"

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Il 3 giugno era la data che molti italiani attendevano. Una "fase 2", chiamamola anche tre, che permette la riapertura di molte cose. Si può, innanzi tutto, circolare liberamente senza più vincoli tra le regioni, salutando le "mitiche", o forse meglio dire mitologiche, autocertificazioni, che ci hanno accompagnato per quasi tre mesi con alterne fortune. Aeroporti e stazioni ferroviarie sono molto più vive, a Roma, e in generale in tutte le grandi città, si vede più gente in giro, in Puglia e Campania sono arrivati i primi turisti. La vittoria del Napoli in Coppa Italia ha scatenato i tifosi partenopei, le spaigge sono affollate. Non sarà ancora la normalità, ma una parvenza di nuova vita certamente sì. Rimane in vigore il divieto di assembramento, non sempre rispettato, e anche nelle case è raccomandato evitare gli affollamenti.

La distanza fisica resta a un metro e bisogna indossare la mascherina dove non è possibile rispettare lo spazio minimo. Vanno evitati i contatti fisici con chi non è congiunto, mentre bisogna indossare la mascherina nei luoghi pubblici, nei negozi, dal parrucchiere e dall’estetista, in aereo e in treno, sui mezzi pubblici e più in generale ovunque non sia possibile mantenere la distanza sociale di almeno un metro. A queste fattispecie si aggiunge, per chi vive e lavora nella regione Lombardia, l’obbligo di indossare la mascherina anche all’aperto. Non sempre queste norme sono state rispettate nei primi giorni da "liberi tutti", la speranza è che si rispettino le regole. 

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ARRIVA IL LODO "SALVA CITTA'" - L'impatto economico dell'emergenza Covid-19 rischia di stravolgere le liste delle squadre partecipanti ai tornei della pallacanestro italiana. Ripescaggi, wild-card, autoretrocessioni, ammissioni tramite ranking interni, ma anche il lodo "salva città", una specie di "lodo Petrucci", attivo nel calcio dal 2004 al 2014, in ambito cestistico: le società professionistiche, ovvero quelle iscritte alla Serie A, potranno ricollocarsi al piano inferiore, in Serie A2, per la sola stagione 2020/2021. Nei fatti, il "salva città" supera la prima idea formulata dalla Lega Nazionale Pallacanestro. Nelle ore precedenti al consiglio federale della Federbasket, il massimo dirigente della LNP. Pietro Basciano, aveva aperto ad una sola autoretrocessione. 

Ora, invece, dalla Serie A i club potranno optare per la ricaduta in A2. Come ha riportato Superbasket, accordo raggiunto tra Umberto Gandini e Pietro Basciano per garantire alle società professionistiche che decideranno per il riposizionamento in A2 un posto garantito nel primo campionato dilettantistico. I presidenti di LBA e LNP hanno accolto l’auspicio espresso dal presidente FIP Gianni Petrucci, garantendo con certezza l’accesso al primo campionato dilettantistico a fronte di eventuali richieste entro il termine del 15 giugno.

Pistoia è stata la prima a optare per il riposizionamento, in bilico ora restano Cremona e Roma, la A2 dovrebbe mantenere le 28 partecipanti previste dall’ordinamento attuale, contando il ripescaggio in A di Torino e il riposizionamento in B di Imola che dovrà però essere formalizzato dopo l’assemblea dei soci dell’11 giugno. Cento, attuale prima riserva come migliore classificata della B, dovrà sperare in una ulteriore rinuncia entro il 15 giugno, o una mancata ammissione di una iscritta al 31 luglio che sarà ratificata nel Consiglio federale del 7 agosto. In caso di ulteriore doppia defezione o doppio ripescaggio in serie A, la A2 versione 2020/21 scenderà a 26 squadre, al di là dei riposizionamenti dalla serie A. 

Se il calcio ha deciso di ripartire (12 giugno la Coppa Italia, dal 20 giugno il campionato che dovrà finire obbligatoriamente entro il 2 agosto con un rigido protocollo da rispettare), il basket, come sappiamo, ha scelto invece una strada diversa: fermarsi in tempo, poi  cominciare a pianificare la nuova stagione senza l'assillo della ripartenza. E' arrivato anche un protocollo per la ripresa degli allenamenti stilato dalla Federbasket e dalla Fipic, la Federazione in carrozzina in collaborazione con il Politecnico di Torino. 

Tra le altre, il documento fornisce indicazioni, sulle modalità di accesso agli impianti sportivi, sulle persone che possono accedere e quelle che non possono accedere a palestre e palazzetti, sulla figura del delegato alla vigilanza, sulla gestione degli spazi comuni, sulle modalità specifiche di svolgimento degli allenamenti di pallacanestro e sulle precauzioni igieniche personali. Non sarà facile metterlo in pratica, qualche dirigente ha già fatto sapere che ci saranno criticità, ma è un passo per guardare al futuro. Il protocollo è stato aggiornato il 3 giugno ed è pronto per essere messo in pratica

(leggi qui il protocollo Fip-Fipic)

E' nato anche il “Comitato 4.0” per portare all’attenzione del Governo e dei decisori pubblici la misura del credito d’imposta sulle sponsorizzazioni sportive affinché venga introdotta nell’iter di conversione in legge del decreto rilancio o nei prossimi provvedimenti. Nel suo primo nucleo costitutivo, il comitato vede la partecipazione di Francesco Ghirelli, presidente della Lega Pro, Umberto Gandini, presidente della Lega Basket Serie A, Massimo Righi, numero uno della Lega Pallavolo Serie A maschile, e del presidente della Lega Pallavolo Serie A femminile, Mauro Fabris.

Il comitato sarà un luogo in cui ragionare a sistema, aperto alla partecipazione di chiunque voglia supportare l’ideazione e lo sviluppo di misure di carattere strutturale per il mondo dello sport, in una logica di medio – lungo periodo, superata la fase emergenziale legata al coronavirus. Primo step: avviare un lavoro strutturato sulla misura del credito d’imposta applicata alle sponsorizzazioni sportive, che preveda anche una stima del suo impatto in termini economici e sociali, andando a quantificare anche i rischi che comporterebbe una sua mancata applicazione.

Si tratta di una misura a favore delle aziende che supportano lo sport a tutti i livelli e che impedirebbe il venir meno di migliaia di realtà condannate, senza gli incassi da botteghino, a sparire con la drammatica conseguenza che verrebbe meno anche il ruolo di presidio e crescita sociale che esercitano sul territorio.

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unnamedLE MASCHERINE PER IL BASKET - Sulla Frankfurter Allgemeine, quotidiano tedesco, nella stessa pagina in cui si dà conto della riapertura di stadi e palazzetti decretata dal governo Merkel, è apparso qualche giorno fa un articolo che riporta le affermazioni del medico sportivo Wilheim Bloch dell'Università tedesca dello sport di Colonia (DSHS). (leggi qui l'articolo originale). Affermazioni che dovrebbero mettere tutti in guardia. In una intervista all'ARD "Sports Show", Bloch ha spiegato che "un atleta dovrebbe essere preoccupato che un'infezione possa essere la fine della sua carriera. Se stai veramente respirando, lo scambio di gas aumenta di un fattore da 15 a 20, al di sopra della frequenza respiratoria e poiché hai 3,5 litri di volume respiratorio, gli atleti professionisti ancora di più. Ciò significa che respiri profondamente nei polmoni".

Nei giorni scorsi Piero Guerrini ha firmato su Tuttosport un’interessante inchiesta sul basket durante l’emergenza Coronavirus, chiamando in causa Marco Barla, professore del dipartimento di ingegneria strutturale edile e geotecnica e referente del Rettore per le attività sportive del Politecnico di Torino. "Al momento le strade sono tre: non giocare, farlo con dispositivi di protezione, oppure soltanto con giocatori ufficialmente sani. E’il discorso del tampone adottato nel calcio - dice Barla -. Qui entra in gioco il discorso dei dispositivi di protezione. Devono essere adeguate per lo sport, garantire cioè respirabilità e filtrazione, caratteristiche in contrasto. Diversi produttori già ne stanno mettendo su mercato, ma non hanno la certificazione. Al Politecnico abbiamo cominciato uno studio. Uno sportivo avrebbe bisogno di 200 litri/minuto, il dispositivo medico permette 95 litri/minuto, la prima soluzione sarebbe avere una superficie più grande, ma ridurrebbe le prestazioni dell’atleta".

Si punta a essere pronti per l’estate, diciamo a fine luglio. Ma le critiche non mancano, anche tra i nostri lettori. La Fip, nell'ultimo Consiglio federale, che ha aumentato fino a 7,7 milioni di euro gli interventi in favore del basket nazionale, ha tenuto subito a precisare che "le speciali mascherine potrebbero essere utilizzate, per maggiore sicurezza, solo ed esclusivamente durante questa estate per le attività giovanili, 3×3 e nei centri estivi e solo qualora le normative vigenti non permettessero di giocare a viso nudo". Insomma, per un campionato "mascherato" ci sarà da attendere. E forse, fortunatamente, non lo vedremo mai.

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Marino Petrelli 

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