Capienze, Italia ultima in Europa. Ricavi a rischio

imgIl primo giugno è stata la data simbolo della ripartenza dello sport italiano con i primi spettatori ufficiali negli stadi e nei palasport, anche se gli Internazionali di tennis a Roma avevano fatto da apripista qualche giorno prima come dimostra la nostra foto di copertina. Da quel giorno la situazione è migliorata, anche se non del tutto. Negli stadi si entra al 50 per cento con Green pass e distanziamento (anche se abbiamo visto alcune curve abbastanza piene senza seggiolini vuoti tra i tifosi, ndr), nei palasport si entrerà al 35 per cento della capienza. Cifra, quest'ultima, che è oggetto del contendere, ritenuta infatti insufficiente da molte delle soeità di basket e pallavolo.

Il sito basketnews.com ha pubblicato la “classifica” delle capienze ammesse per la prossima stagione per le squadre di Eurolega. Milano, con il 35%, ha il dato più basso d’Europa, poco meno del 40 per cento in Spagna. Al momento sono amessi il 100 per cento di spettatori (con Sanitary Pass o equivalente) in Francia (Asvel), Lituania (Zalgarisi) e Israele (Maccabi). Unica a vendere un numero di biglietti fissi e non a percentuale è il CSKA Mosca con 3 mila biglietti. Anche in ottica di questi dati si capisce come la battaglia che Legabasket e Federbasket stanno portando avanti per ottenere almeno il 50% come dato di partenza abbia basi fondate.

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QUANTO SI PERDE SENZA PUBBLICO - Facendo riferimento ai dati della stagione 2019/20, l’incasso medio lordo (comprensivo di Iva e diritti SIAE) calcolato sui dati emessi da Lega Basket per le 17 giornate del girone d’andata (ma comunque sempre su 8 partite come quest’anno a 16 squadre) è di 494.764 euro a domenica. Calcolando una capienza ridotta al 25% come base di partenza, ci sarebbe una perdita complessiva stimabile attorno ai 370 mila euro a giornata, che potrebbe raggiungere i 5,57 milioni di euro se la riduzione degli ingressi dovesse essere mantenuta per tutte le 15 giornate del girone d’andata.

Le più penalizzate, secondo un'analisi di Superbasket, sarebbero le due bolognesi: a metà della stagione passata la Virtus capeggiava la classifica dei ricavi da botteghino con 1,532 milioni lordi, frutto anche delle 5 gare disputate alla Virtus Segafredo Arena per una media di 7695 spettatori (tra paganti e quota abbonati). Ogni partita fruttava alla Segafredo un ricavo di 191.504 euro, davanti alla Fortitudo Bologna con 117.960 per un totale di 943 mila euro lordi complessivi. Voci che nella concreta possibilità di una partenza a capienze ridotte potrebbero ridursi anche del 75 per cento con innegabili ricadute sull’equilibrio dei conti: un esempio pratico ipotizzando capienze per due mesi al 25% e due mesi al 50% fino alla fine del girone d’andata, i ricavi della Virtus (calcolati su 8 partite) calcolando il tutto esaurito in ogni circostanza si aggirerebbero attorno ai 570 mila euro, quasi un milione in meno rispetto alla cifra lorda incassata nella stagione passata.

Nel rateo dei ricavi a partita al terzo posto c’era Sassari con 80.861 euro di media, al quarto Milano con 72.087, poi Reggio Emilia con 71.013, Trieste (68.803), Varese (60.008), Brescia (55.173), Brindisi (51.150) e Treviso (50.003). Sotto quota 50 mila euro a partita invece Pesaro (39.362), Venezia (37.690), Trento (34.462), Cantù (31.136), Roma (29.329) e Cremona (29.152).

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IL BASKET PIACE, MA BISOGNA MONETIZZARE -  A sostegno della Lega, è arrivato un interessante studio di Sponsor Value di StageUp e Ipsos certifica come gli interessati alla serie A di basket siano cresciuti costantemente nel corso decennio, persino all’epoca del Covid. Su un campione rappresentativo della popolazione italiana tra i 14 e i 64 anni, gli interessati alla pallacanestro italiana sarebbero attualmente 11 milioni e 579 mila, con un incremento del 4,7% negli ultimi 10 mesi. Il merito sarebbe proprio attribuibile al lockdown.

“La maggior permanenza tra le mura domestiche così come la mancata fruizione live hanno portato a un rafforzamento mediativo dell’evento. Aumenta la notiziabilità diffusa su notiziari, radio, smartphone, tablet, social network in genere” afferma Giovanni Palazzi, amministratore delegato di StageUp. E prosegue: “La serie A di basket è percepita come un prodotto in crescita, con possibilità economiche maggiori rispetto a quanto ricavato finora. La pallacanestro è uno sport affascinante in termini di eleganza del gesto, di spettacolarità e muove interessi crescenti in termini di comunicazione, non si è ancora riusciti a monetizzare".

"Bisogna aumentare la fidelizzazione del pubblico e muoversi in una direzione più glamour. Inoltre si può pensare a nuove forme di business che possano portare ricavi a distanza per fronteggiare il divieto di pubblico nei palazzetti”. L’esempio, manco a dirlo, è quello di Bologna e le interazioni dei social network alla presentazione di Marco Belinelli, nonché la spasmodica attesa per l’esordio di un campione che conta, da solo, 1 milione e 350 mila followers. Quindi, conclude Palazzi, “la Lega Basket e i club devono cercare di passare di più attraverso gli atleti, che sono grandi produttori di contenuti e la quintessenza dell’emozione”. 

Eppure, non è tutto rose e fiori. Anzi la pandemia ha allontanato ancora di più gli italiani dallo sport praticato. Lo certificano due indagini Ipsos in merito all’incidenza del Covid sullo sport commissionate da Sport e Salute e dal dipartimento Sport. Lo sport è considerato molto importante dal 75 per cento dei genitori dei ragazzi più piccoli (6-13 anni) e dal 59 per cento di quelli più grandi (14-19) e durante la pandemia è stato giudicato ancora più importante nonostante la consapevolezza rischi. Ma se gli attivi pre-Covid, “erano il 73 per cento nella fascia 6-13, il 59 per cento in quella 14-19 e il 20% tra gli adulti, poi con la pandemia gli abbandoni sono stati molto elevati: il 48% tra i piccoli, il 30% tra i ragazzi e il 26% tra gli adulti. Un terzo di coloro che hanno continuato ha cambiato attività e più della metà ha cambiato modo di fare sport, con attività all’aperto e home fitness. Tra chi ha lasciato tanti (69% tra i giovanissimi e 55% tra i ragazzi) provano tristezza, 58 e 53 apatia, 56 e 40 ansia". Con la riapertura, dice però l'indagine, c’è quasi un plebiscito che non vede l’ora di tornare a fare sport.

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 Marino Petrelli  

photo: La Presse /Sky.it

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