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3 giugno, si riparte. Basket, futuro con la mascherina?

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Il 3 giugno era la data che molti italiani attendevano. Una "fase 2", chiamamola anche tre, che permette la riapertura di molte cose. Si può, innanzi tutto, circolare liberamente senza più vincoli tra le regioni, salutando le "mitiche", o forse meglio dire mitologiche, autocertificazioni, che ci hanno accompagnato per quasi tre mesi con alterne fortune. Da oggi non saranno più sottoposte alla quarantena di 14 giorni le persone che entrano o rientrano da Stati dell’area Schengen, 26 paesi che coprono quasi tutta l’Unione europea, più altri tra i quali Regno Unito, Svizzera e Islanda. L’isolamento è previsto solo per chi nei 14 giorni precedenti è stato in altri paesi che non rientrano in questo elenco.

Aeropporti e stazioni ferroviarie sono molto più vive, a Roma si vede più gente in giro, in Puglia e Campania sono arrivati i primi turisti. Non sarà ancora la normalità, ma una parvenza di nuova vita certamente sì. Non sarà in ogni caso possibile rifiutare di sottoporsi alla misurazione della febbre. Con 37,5 gradi è vietato l’accesso in molti luoghi pubblici, e si può essere segnalati all’autorità sanitaria. "I numeri sono incoraggianti, anche se dobbiamo mantenere alto il livello di guardia. C'è una grande socialità ritrovata in giro, ci meritiamo questa allegria dopo settimane di sacrifici, anche gravi - dice in serata il presidente del Consiglio Giuseppe Conte -. I turisti tornano in Italia e dobbiamo rilanciare il "brand" Italia anche per superare l'emergenza economica e sociale che ora si apre. Abbiamo un grande piano di rilancio, voglio incontrare già la prossima settimana tutte le parti produttive della società italiana, anche singole menti brillanti, per ascoltare idee e proposte". Sarebbe davvero interessante che si chiamino persone competenti in ogni campo, anche nello sport. 

Dopo il 3 giugno rimane in vigore il divieto di assembramento e anche nelle case è raccomandato evitare gli affollamenti. La distanza sociale resta a un metro e bisogna indossare la mascherina dove non è possibile rispettare lo spazio minimo. Vanno evitati i contatti fisici con chi non è congiunto, mentre bisogna indossare la mascherina nei luoghi pubblici, nei negozi, dal parrucchiere e dall’estetista, in aereo e in treno, sui mezzi pubblici e più in generale ovunque non sia possibile mantenere la distanza sociale di almeno un metro. A queste fattispecie si aggiunge, per chi vive e lavora nella regione Lombardia, l’obbligo di indossare la mascherina anche all’aperto.

leggi anche: Come funziona il tracciamento tra le varie regioni

IL CALCIO RIPARTE, MA FINIRA'?  - Le condizioni per ripartire ci sono, torna il calcio in Italia. Il 13 giugno con la Coppa Italia, il 20 giugno con il campionato. Lo ha stabilito qualche giorno fa il ministro allo Sport, Vincenzo Spadafora, dopo aver avuto l’ok dal Comitato tecnico scientifico e aver ascoltato tutte le componenti del mondo del calcio. Sono state ribadite le norme in vigore, anche in merito alla quarantena in caso di nuova positività. Dunque, a differenza di altri sport di squadra, la Serie A riparte, nonostante tre mesi di stop, una situazione del paese tutt'altro che positiva e una serie di problematiche di difficile soluzione (contratti in scadenza al 30 giugno, distanziamento fisico in campo, mascherine si o no, etc etc). 

Sarà un protocollo molto rigido, quasi surreale. Tra giocatori, persone ammesse in panchina, staff tecnici, personale di sicurezza, operatori tecnici, giornalisti e altre figure non ci potranno essere più di 300 persone in uno stadio. Le due squadre dovranno entrare in maniera separata in campo, senza strette di mano e senza foto di squadra. sarà vietato avvicinarsi all'arbitro a meno di un metro e mezzo. Gli arbitri arriveranno allo stadio ognuno con una macchina propria e uno per auto un'ora e 45 minuti prima della partita. un quarto d'ora dopola squadra ospite, altri dieci minuti dopo la squadra di casa, esclusivamente con mezzi propri e sempre uno per ogni mezzo. E' questo il calcio del futuro? 

IL PROTOCOLLO FIP E IL COMITATO 4.0 - Il basket ha scelto invece una strada diversa, prima di tutto di fermarsi in tempo, poi di cominciare a pianificare la nuova stagione senza l'assillo della ripartenza. E' arrivato anche un protocollo per la ripresa degli allenamenti stilato dalla Federbasket e dalla Fipic, la Federazione in carrozzina in collaborazione con il Politecnico di Torino. 

Tra le altre, il documento fornisce indicazioni, sulle modalità di accesso agli impianti sportivi, sulle persone che possono accedere e quelle che non possono accedere a palestre e palazzetti, sulla figura del delegato alla vigilanza, sulla gestione degli spazi comuni, sulle modalità specifiche di svolgimento degli allenamenti di pallacanestro e sulle precauzioni igieniche personali. Non sarà facile metterlo in pratica, qualche dirigente ha già fatto sapere che ci saranno criticità, ma è un passo per guardare al futuro. Il protocollo è stato aggiornato il 3 giugno ed è pronto per essere messo in pratica

(leggi qui il protocollo Fip-Fipic)

Nasce anche il “Comitato 4.0” per portare all’attenzione del Governo e dei decisori pubblici la misura del credito d’imposta sulle sponsorizzazioni sportive affinché venga introdotta nell’iter di conversione in legge del decreto rilancio o nei prossimi provvedimenti. Nel suo primo nucleo costitutivo, il comitato vede la partecipazione di Francesco Ghirelli, presidente della Lega Pro, Umberto Gandini, presidente della Lega Basket Serie A, Massimo Righi, numero uno della Lega Pallavolo Serie A maschile, e del presidente della Lega Pallavolo Serie A femminile, Mauro Fabris.

Il comitato sarà un luogo in cui ragionare a sistema, aperto alla partecipazione di chiunque voglia supportare l’ideazione e lo sviluppo di misure di carattere strutturale per il mondo dello sport, in una logica di medio – lungo periodo, superata la fase emergenziale legata al coronavirus. Primo step: avviare un lavoro strutturato sulla misura del credito d’imposta applicata alle sponsorizzazioni sportive, che preveda anche una stima del suo impatto in termini economici e sociali, andando a quantificare anche i rischi che comporterebbe una sua mancata applicazione.

Si tratta di una misura a favore delle aziende che supportano lo sport a tutti i livelli e che impedirebbe il venir meno di migliaia di realtà condannate, senza gli incassi da botteghino, a sparire con la drammatica conseguenza che verrebbe meno anche il ruolo di presidio e crescita sociale che esercitano sul territorio.

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unnamedLE MASCHERINE PER IL BASKET - Sulla Frankfurter Allgemeine, quotidiano tedesco, nella stessa pagina in cui si dà conto della riapertura di stadi e palazzetti decretata dal governo Merkel, è apparso qualche giorno fa un articolo che riporta le affermazioni del medico sportivo Wilheim Bloch dell'Università tedesca dello sport di Colonia (DSHS). (leggi qui l'articolo originale). Affermazioni che dovrebbero mettere tutti in guardia. In una intervista all'ARD "Sports Show", Bloch ha spiegato che "un atleta dovrebbe essere preoccupato che un'infezione possa essere la fine della sua carriera. Se stai veramente respirando, lo scambio di gas aumenta di un fattore da 15 a 20, al di sopra della frequenza respiratoria e poiché hai 3,5 litri di volume respiratorio, gli atleti professionisti ancora di più. Ciò significa che respiri profondamente nei polmoni".

Oggi Piero Guerrini firma su Tuttosport un’interessante inchiesta sul basket durante l’emergenza Coronavirus, chiamando in causa Marco Barla, professore del dipartimento di ingegneria strutturale edile e geotecnica e referente del Rettore per le attività sportive del Politecnico di Torino. "Al momento le strade sono tre: non giocare, farlo con dispositivi di protezione, oppure soltanto con giocatori ufficialmente sani. E’il discorso del tampone adottato nel calcio - dice Barla -. Qui entra in gioco il discorso dei dispositivi di protezione. Devono essere adeguate per lo sport, garantire cioè respirabilità e filtrazione, caratteristiche in contrasto. Diversi produttori già ne stanno mettendo su mercato, ma non hanno la certificazione. Al Politecnico abbiamo cominciato uno studio. Uno sportivo avrebbe bisogno di 200 litri/minuto, il dispositivo medico permette 95 litri/minuto, la prima soluzione sarebbe avere una superficie più grande, ma ridurrebbe le prestazioni dell’atleta".

E aggiunge: "Puntiamo a essere pronti per l’estate, diciamo a fine luglio. Al momento siamo allo studio, occorreranno 15 giorni per i materiali e l’indossabilità. Poi sarà la volta del design, infine dei test. Se non cambia la situazione della pandemia, davvero sarebbe l’unico modo per giocare senza ricorrere ai tamponi continui, e dunque sarebbe fondamentale soprattutto per l’attività non di vertice.

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Marino Petrelli 

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