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Quella volta che Kobe disse: "Il mio idolo è Fantozzi"


IMG-20200126-WA0013Kobe Bryant, l’italiano. Tutti lo sanno, ci ha vissuto per sette anni, dal 1984 al 1991 quando il padre Joe imperversava nel campionato italiano. Rieti, Reggio Calabria, Pistoia e Reggio Emilia. Era piccolo Kobe, ma nel nostro paese ha imparato tante cose. E ha visto tanti campioni. Uno in particolare era rimasto nella sua memoria. “Chi mi ricordo del basket italiano? Fantozzi. Il mio idolo in Italia era Alessandro Fantozzi”. Questa dichiarazione rilasciata a La Gazzetta dello Sport nel 2002 fece il giro del mondo. Oggi, parlandone con il diretto interessato, sembra tutto assurdo. “Questa frase mi è rimasta impressa per sempre, non avrei mai immaginato che Kobe potesse citarmi tra i suoi maestri - racconta a Il Messaggero lo stesso Fantozzi, ex bandiera della Libertas Livorno, poi visto a Roma, Reggio Emilia e a Capo d’Orlando dove gli hanno intitolato il palasport cittadino -. Da ieri sera (domenica, nda) provo un senso di vuoto e queste sue parole mi riecheggiano nella testa e le porterò sempre con me”

 - Cosa ha pensato quando ha letto quelle parole su di lei e cosa ricorda di quell’Intervista? 

“Quella frase mi ha coinvolto molto, mi ha reso più vicino al suo personaggio, al suo mondo. Mi ricordo bene che quando uscì quella intervista, molti mi chiamarono per prendermi in giro, ma era tutto vero e provai enorme piacere nel sapere che io, indirettamente, sono stato un suo maestro”.

 - Ha mai incontrato Kobe ? 

"Purtroppo mai, e adesso mi sarebbe davvero piaciuto se penso che la sua vita si è spezzata a 41 anni. Lo ricordo quando era piccolo perché contro il padre, giocatore fortissimo e di immenso talento offensivo, ho giocato moltissime volte e lui era sempre a bordo campo e a fine partita il pallone era il suo gioco preferito. Anche se era piccolo, si vedeva già che aveva i numeri giusti”

 - Cosa lascia al mondo un giocatore come lui?

“Lascia l’esempio di avere dato tutto per lo sport che amava. Quando una vita in generale si spezza è sempre una tragedia, ancora di più quando si parla di una leggenda della pallacanestro mondiale”.

Marino Petrelli (articolo pubblicato su Il Messaggero il 28/01/2020)

 

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