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Diario da Pechino. il trionfo della Spagna e di Scariolo

Siamo arrivati finalmente a Pechino, letteralmente in mandarino la "capitale del nord". Ma anche la capitale della Cina e la terza città del mondo per popolazione. Anch'essa città dalle mille contraddizioni. La "città proibita" è bandita ai giornalisti, almeno all'inizio. Poi magicamente si può accedere, ma non si può fotografare. Le immagini le lasciamo al campo, con la Spagna che alza la coppa del mondo dopo aver battutto piuttosto nettamente l'Argentina in una finale mai in discussione. E di immagini ne portiamo tante a casa. La gioia di Rubio che abbraccia a lungo Marc Gasol, la retina tagliata da capitan Rudy Fernandez, la gioia di Sergio Scariolo, primo allenatore italiano a vincere un mondiale. Ma anche le lacrime di Luis Scola, 39 anni, dominatore dei quarti e della semifinale, ma rimasto al palo contro la Spagna che lo tiene ad appena otto punti totali (e 11 quelli di Campazzo che perde anche un posto tra i migliori cinque del torneo). Vincono, ancora, le "furie rosse", che dal 2009 ad oggi non hanno mai sbagliato un appuntamento, tranne il mondiale del 2014 giocato in casa, costruito per vincerlo, ma chiuso solo al quinto posto con una delusione fortissima. 

Era stata definita la “peggiore Spagna di sempre”, ha vinto il titolo mondiale battendo in finale l’Argentina. La Spagna di Sergio Scariolo ha dimostrato sul campo, nonostante le numerose assenze, di essere ancora una corazzata. Dominando il torneo cinese con otto vittorie su altrettante partite e giocando un basket di ottima qualità. A cominciare dal girone di qualificazione, piuttosto agevole contro Tunisia, sconfitta di 39 punti, Porto Rico e Iran, avversario preso un po’ sottogamba in virtù della qualificazione avvenuta il giorno prima, ma battuto con grande spirito di sacrificio. Il passaggio al secondo girone ha alzato il livello del gioco spagnolo. Contro l’Italia, la partita non è stata delle più facili e per 35 minuti la nostra nazionale ha severamente impegnato le “furie rosse”, uscite vittoriose dal confronto solo grazie ad un finale da grande squadra, guidata da un grande giocatore, Ricky Rubio, non a caso eletto miglior giocatore della finale e dell’intero torneo.

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LE PARTITE PERFETTE DELLA SPAGNA - Il capolavoro contro la Serbia, fatta sfuriare per dieci minuti, poi dominata nei restanti tre periodi di gioco. Tenuta a 69 punti e mandata in tilt anche dal punto di vista nervoso. Contro la Polonia quasi un passaggio obbligato, poi la semifinale intensissima contro l'Australia, unica squadra insieme all'Italia, ad aver messo seriamente sotto gli spagnoli. Avanti per oltre 30 minuti, i "Boomers" non sono riusciti a chiudere la partita, permettendo alla squadra di Scariolo di rientrare, trovare il supplementare e vincere al secondo extra time quando gli avversari non ne avevano più. Poi la finale, un capolavoro spagnolo. Argentina tenuta ad appena il 36 per cento dal campo e dominata a rimbalzo, 47 contro 27, cinque uomini in doppia cifra e una superiorità mai in discussione, fin dal 14-2 iniziale, fino al 55-33 con le triple del capitano Rudy Fernandez e per chiudere in scioltezza. 

IL MONDIALE DI "RE" SERGIO DA BRESCIA - "Non eravamo i più talentuosi, ma abbiamo lottato su ogni pallone e il basket ha ricompensato i miei giocatori con il premio più bello. Contro l'Italia abbiamo cpaito che dovevamo alzare il nostro livello e quella è stata la partita che ha cambiato il nostro mondiale". Sergio Scariolo, ancora abbracciato alla coppa, si gode il successo, coccola i suoi giocatori, ma merita tutti i complimenti per il successo. In otto anni sulla panchina spagnola, tre titoli e un bronzo europeo, un argento e un bronzo olimpico, ora anche il titolo mondiale che si abbina all'anello Nba vinto tre mesi fa con Toronto, insieme a Marc Gasol, altro condottiero che è andato in crescendo fino alla finale chiusa a 14 punti, con 9 liberi segnati, e sette assist, ma anche 33 punti nella semifinale contro l'Australia. Un vincente l'allenatore bresciano, a cominciare dallo scudetto con la Scavolini Pesaro nel 1990, quando aveva appena 29 anni, poi al Real Madrid e al Malaga. A MIlano invece fu fischiato dopo una sconfitta contro la Siena invincibile, poi scoperta con le mani nella marmellata deglòi inganni e della truffa. Era il 2013, si dimise e decise di andare in Spagna. I fischi italici sono presto diventati trionfi altrove. Perchè, si sa, nessuno è profeta a casa propria. E pra che anche il figlio è diventato campione d'Europa Under 18 con la Spagna, il cerchio probabilmente si chiude a vantaggio del paese iberico, lasciando l'Italia a bocca asciutta. 

Si chiude il mondiale che doveva essere degli Stati Uniti ma che ha lasciato la squadra di Popovic al settimo posto, peggior risultato di sempre da quando la nazionale ha aperto alle stelle Nba. Che, siamo sicuri, il prossimo anno faranno la fila per giocare le Olimpiadi a Tokyo. Rubio, con Bogdanovic, Fournier, Scola e Gasol compongono il quintetto ideale del torneo. Lo stesso play spagnolo è stato nominato Mvp della finale e dell'intero torneo. La Cina saluta, con la sua organizzazione non sempre perfetta, con le sue connessioni internet sempre controllate, con una burocrazia eccessiva anche per noi giornalisti da lungo accreditati e che già in Italia eravamo stati sottoposti ad una lunga trafila prima di ottenere il visto. Ora il pre olimpico, poi gli Europei, anche italiani nel 2021. Per i mondiali l'arrivederci è al 2023 in Giappone, Filippine e Indonesia. Sarà un altro spettacolo. 

Marino Petrelli

ph: Marco Brondi (Ciamillo/Castoria)

 

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