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U18, sorelle d'Europa. Una spinta per il professionismo

Chiamatele ragazze d'oro, o semplicemente sorelle d'Europa. Con 7 vittorie in altrettante partite, l'ultima conquistata contro l'Ungheria per 70-62 al termine di una partita dominata (21-8 al primo quarto, 53-40 al 25esimo), poi rimessa in discussione fino al più uno e infine chiusa con la grinta tipica di un gruppo che ha trasferito dall'Europeo Under 16, vinto lo scorso anno, la grinta necessaria per dominare anche nella competizione maggiore. +21 col Belgio, +22 con la Germania, +20 con la Croazia, +39 con la Bielorussia, +13 con la Spagna nei quarti, +26 con la Russia in semifinale. Un rullo compressore che anche in finale non ha tradito le attese.

L'Italia è al terzo titolo nella categoria, come ci ricorda Mario Arceri, direttore di Basket Magazine e nostro editorialista esclusivo: i precedenti nel 1994 e nel 2010. Solo quattro ragazze hanno diciotto anni, ben otto sono del 2002, la squadra più giovane di questo Europeo e la più brava. "Caterina Gilli e Ilaria Panzera nel quintetto ideale. Per Ilaria, anche il riconoscimento di mvp del campionato", aggiunge Arceri. 

Un capolavoro di Roberto Riccardi, il coach di Magenta che aveva già portato l’Under 17 al quinto posto mondiale e che a fine partita dirà: "Anche stasera abbiamo dimostrato di essere la squadra più forte in assoluto e di giocare la pallacanestro migliore. Una vittoria stra meritatissima, abbiamo portato a casa il giusto risultato per quello che si è visto agli Europei".

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PROSSIMO PASSO, IL PROFESSIONISMO - Brave ragazze, ora fatele giocare a livello senior chiede ancora Arceri, che di basket se ne intende. E magari questa vittoria faccia uscire la nostra amata disciplina, e lo sport femminile in generale, dall’anonimato di una legge dello sport, quella del marzo del 1981, che di fatto vieta alle donne l’accesso al professionismo. “Il calcio femminile italiano ha di sicuro dato in questi anni una forte scossa allo sport femminile in generale, in primis rendendo obbligatoria la partecipazione a un campionato femminile di tutte le società maschili di livello in modo da creare una base solida e sempre più ampia del movimento femminile - dichiara Mara Invernizzi, vice presidente Fip a Giuseppe Errico -. Dopo di che è riuscito a imporsi e a distinguersi grazie al raggiungimento di obiettivi, quali i Campionati del Mondo. Credo che la pallacanestro italiana possa prendere parecchi spunti utili per cercare di fare ancora meglio, ma non è possibile paragonare sport così diversi sia in termini di storia, di potenzialità economiche e di diffusione sul territorio”. 

Tania Cagnotto, Federica Pellegrini, Sara Errani, ma anche l'attaccante della nazionale di calcio Bonansea, poi Sottana, Zandalasini, Chirichella, Egonu per la legge italiana sono tutte dilettanti. Così come le neo campionesse d'Europa Under 18, che stanno per affacciarsi nei massimi campionati di serie A, o già lo hanno fatto. Nessuna tutela assicurativa e previdenziale Enpals, nessun contratto collettivo nè trattamento di fine rapporto come invece hanno i professionisti.

Atlete anche di serie A sfrattate perché la società aveva smesso di pagare loro l’affitto, rimborsi spese che spesso non arrivano o lo fanno con mesi di ritardo, diritto alla maternità inesistente anche se sulla maternità nel decreto sul "Fondo Unico di sostegno e potenziamento delle attività sportive del 2018", fortemente voluto dalle leghe e dalle associazioni dello sport femminile con in testa la GIBA e Raffaella Masciadri, è presente e del tutto finanziato il "sostegno alla maternità delle atlete". Tre milioni di euro per l’anno 2018, mezzo milione di euro per l’anno 2019, un milione di euro per il 2020 ed un milione di euro a decorrere dal 2021.

QUALI GARANZIE DOPO LA MATERNITA' - “L’avvento delle società maschili potrebbe essere un primo passo verso il professionismo – dichiara Kathrin Ress pivot della Nazionale Italiana - dato che forse in confronto alle società femminili sono organizzate più come un azienda quindi ben vengano”. Kathrin ripercorre con Giuseppe Errico anche la sua esperienza di giocatrice e mamma. "Credo che la mia storia si conosca, diventare mamma è la cosa più bella del mondo, anche se sarebbe stato bello avere al tempo un contratto garantito al mio rientro come un minimo di maternità di cui usufruire sarebbe stato un periodo forse vissuto diversamente”.

“La possibilità che anche l’attività femminile acceda al professionismo è da valutare con calma e attenzione affinchè un’eventuale riforma in quel senso possa agevolare e migliorare l’attività femminile e non invece boicottarla definitivamente. Il professionismo darebbe di certo alle atlete maggiori garanzie in termini previdenziali, di formazione lavorativa, di diritti come la maternità e la sanità – conclude la vice presidente della Federbasket -. Il rovescio della medaglia è che per la situazione attuale delle nostre società, imporre condizioni troppo rigide, potrebbe portare ad una chiusura di molte realtà che non avrebbero la forza di adattarsi al nuovo sistema”.

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RED ( si ringrazia per la collaborazione Giuseppe Errico)

PH: credits Lega Basket Femminile

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