Sassari, dalla retrocessione prendere fiato e ripartire
Chi è nato quando la Dinamo conquistava la Serie A, oggi sta raggiungendo la maturità: scolastica e umana. La società di Sassari si è fermata due anni prima dei fatidici 18 anni, non ce l'ha fatta a diventare maggiorenne, retrocessa in A2 nell'unica stagione sbagliata di questa straordinaria avventura. Lo scorso anno non aveva fatto i playoff ma aveva chiuso con 12 punti di vantaggio sulla retrocessione, l'anno prima aveva mancato il Final Eight per due soli punti, gli spareggi scudetto li aveva giocati nelle tre stagioni precedenti (uscendo al primo turno ma li aveva comunque fatti). Non c'è neanche bisogno di scomodare l'epoca d'oro quando tra il 2014 e il 2019 aveva vinto uno Scudetto, due Coppe Italia, una Supercoppa e perfino una Fiba Europe Cup.
Da allora un lento declino: la Dinamo ha smesso di qualificarsi per il Final Eight di Coppa, ha faticato a strappare un ticket per i playoff. Sassari ha cominciato a soffrire: si è abbassato il budget nel momento in cui altre società lo aumentavano. Non è facile fare sport a quei livelli al sud, peggio nelle isole: quest'anno, per motivi decisamente molto diversi, il grande basket italiano ha perso prima Trapani e poi Sassari e due anni fa ha visto retrocedere Brindisi. La Dinamo è la società che negli ultimi 16 anni è terza sul podio, con 6 titoli vinti, dietro l'Olimpia Milano (17) e la Virtus Bologna (7). La firma è soprattutto quella di Stefano Sardara: nel 2011, dopo una stagione in A, rileva la Dinamo dalla famiglia Mele.
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TRIPLETE, UN TRAGUARDO CHE NESSUNO HA RIPETUTO - La Dinamo è in crisi, si parla perfino di una retrocessione estiva perché i costi sono elevati. Insostenibili: tre anni dopo arriva a sorpresa la prima Coppa Italia, un altro anno ed ecco quel "triplete" sotto la guida di Meo Sacchetti che da allora non ha fatto più nessuno, fino alla consacrazione internazionale con la coppa europea alzata da Gianmarco Pozzecco. Sembrano tempi lontani. La fragilità del quintetto appena retrocesso è stata fin troppo evidente: la Dinamo ha perso le ultime 7 partite scialacquando un vantaggio di 8 punti su Treviso, ne ha vinte solo 2 delle ultime 12 giornate, Sassari è stata espugnata 9 volte su 14. Un disastro. Era prevedibile che prima o poi sarebbe finita così: tutti i cicli finiscono.
Una piccola comunità come quella di Sassari non poteva sostenere a lungo il peso di un campionato così oneroso: tutto in Sardegna è più difficile, faticoso e costoso. Il sostegno della Regione, quello del Banco di Sardegna, soprattutto dei tifosi e di tantissimi piccoli sponsor sono ancora le scialuppe alle quali aggrapparsi dopo questo naufragio. Questa realtà oggi è però un po' più povera e al momento è difficile capire che ne sarà della Dinamo Sassari, fondata nel 1960, in C nazionale dal 1966, in serie B dal 1981, in B1 dal 1986, in A2 dal 1989. Una escalation incredibile: non si è mai fermata. Forse oggi, dopo 37 anni tra serie A2 e A, aveva bisogno di fermarsi. A prendere fiato. Per poi ripartire: l'orgoglio di Sassari e di Sardara, dei sardi in genere, è a prova di retrocessione. E la Dinamo merita di tornare e stare lassù: anche il Grande Cagliari di Gigi Riva 56 anni dopo lo Scudetto del 1970 non ne ha vinti altri ma è ancora in serie A.
Nando Mura - L'unione Sarda
photo: Ciamillo/Castoria
