(Man)Drake si ritira. Più forte anche del morbo di Crohn

A novembre, quando Brian Randle annunciò il suo ritiro dalla Happy Casa Brindisi e dal basket giocato a causa del morbo di Crohn, scrivemmo.questo articolo. Che oggi torna attuale perchè Drake Diener ha deciso di ritirarsi come giocatore e lo ha fatto uscendo tra gli applausi alla fine di gara tre che Cremona stava nettamente perdendo contro Venezia.Chiude la carriera con 4555 punti in 337 partite in Serie A, che lo rendono il 37esimo marcatore di tutti i tempi e 13esimo tra gli stranieri. Tra i giocatori in attività era leader per punti segnati, minuti giocati, triple tentate e triple segnate. Un giocatore così se ne vede sui campi una volta ogni secolo. Più forte anche della malattia che in altri casi rischia di essere molto invasiva e invalidante. 

Spieghiamo meglio cosa è esattamente questo morbo che, come Randle, ha colpito anche l'ex giocatore di sassari e Capo d'Orlando costringendolo prima ad una lunga operazione nel 2005 (con rinuncia alla Summer League e ad una quasi sicura chiamata in Nba) poi a lasciare Saragozza a dicembre 2015 a causa di una ricaduta, riprendere le cure e tornare in campo, finalmente stabilizzatosi anche se sempre sotto controllo, prima a Capo d'Orlando lo scorso anno e ora a Cremona, allenata dal "suo" Meo Sacchetti, dove si gioca una volta settimana e il suo fisico non viene particolarmente messo sotto pressione. Unica parentesi è stata la splendida avventura in Coppa Italia, dove Cremona è uscita in semifinale. 

La Malattia di Crohn appartiene al gruppo dei disturbi infiammatori cronici dell’intestino, chiamati Malattie infiammatorie croniche intestinali (MICI). Si stima colpisca 1.3 milioni di persone nel mondo, di cui circa 60 mila in Italia, soprattutto in età giovanile, tra i 20 e i 30 anni. Chi scrive conosce bene la malattia avendo in famiglia un caso molto grave, con complicanze che hanno portato alla riduzione di parte dell'intestino e ad una vita molto complicata anche per l'alimentazione da seguire e a difficili rapporti interpersonali con la società circostante.

È una malattia che può manifestarsi già in età giovanile, nella seconda e terza decade della vita, ma la cui diagnosi è spesso tardiva. Questa patologia può interessare qualsiasi tratto del tubo gastrointestinale, prevalentemente l’intestino tenue e quello crasso che presentano un’infiammazione abitualmente discontinua dove le parti di intestino ‘malato’ si alternano a quelle sane. A seconda dell’infiammazione lo strato più interno della parete intestinale può presentare lesioni più o meno profonde, sino all’insorgenza di complicanze. 

La Leonessa ruggisce ancora. Varese, bella ma sciupona

La Germani Leonessa è 2 a 0 con la OpenjobMetis Varese nei quarti di finale dei playoff della Lega A. Sono stati due incontri molto simili quelli di Verona e Montichiari ed i bresciani sono stati in grado di far valere il vantaggio del fattore campo sul filo di lana. Per fare un paragone con i corridori del giro d’Italia che stanno percorrendo su e giù il nostro “belpaese”, Varese ha provato due volte la fuga, ma il talento e l’esperienza degli uomini di coach Diana, con un grande lavoro di squadra, ha permesso di riacciuffare i ragazzi del coach MVP della lega Attilio Caja prima dello striscione dell’ultimo chilometro.

Difficile fare un nome, ma impossibile non citare un mastodontico capitan Moss, il “killer instinct” di Sacchetti che con Ortner ha dimostrato quanto conta l’esperienza e l’abitudine alla fase più bella e avvincente del campionato. Un energia incredibile di Michele Vitali, una sicurezza su ogni lato del campo, oltre alla sapiente regia di Luca Vitali e al “fattore Landry” autore dei canestri decisivi. 

Che Varese fosse la squadra con la difesa meglio organizzata del campionato non era una novità. Avramovic si è confermato play di grande personalità e a tratti è stato incontenibile, Vene e Okoye si sono alternati in prestazioni alterne nelle due gare, da Ferrero, il citato Larson e Delas, ci si poteva aspettare qualcosa in più, quanto meno in fase offensiva. Come in Gara 1, la Leonessa soffre in partenza, ma a differenza di quanto accaduto a Verona, rimette in piedi la partita già a fine secondo quarto (37-40). L’OMJ, però, non si scompone e continua a difendere alla morte e arriva fino al 56-64. Brescia dai suoi lunghi non ha molti punti nelle mani. Hunt fatica ad entrare nel match e Ortner è meno presente a rimbalzo rispetto a sabato a Verona. Proprio quando al PalaGeorge sembra prospettarsi l’onta della sconfitta, ecco la zampata del grande campione: David Moss uno che ha vinto 4 scudetti e nonostante abbia giocato i minuti decisivi con 4 penalità sul gruppone, segna 11 dei suoi 17 punti negli ultimi 10′, proprio lui, il più insultato dai tifosi varesini.

Nota davvero dolente, oltre all'ormai solito e cronico problema del tabellone dei 24" (si è dovuto proseguire con quello basso), le due decisioni nel finale con gli arbitri che hanno assegnato due rimesse a Varese usando l'instant-replay, ma sbagliando completamente la decisione (a 31" dalla fine sulla penetrazione di Larson non c'è tocco di Landry e a -8" è Avramovic e non Michele Vitali a toccarla per ultimo). Per onestà va anche detto che dopo l'errore al tiro di Okoye sulla sirena che avrebbe potuto portare la gara al supplementare c'era un fallo evidente di Luca Vitali a rimbalzo su Cain.

A Varese si prospetta un clima infuocato. Coach Diana ha le idee chiare: “Dovremo dare una dimostrazione di forza mentale, la squadra dovrà farsi trovare pronta a livello di concentrazione, durezza e sana follia. Dovremo avere il coraggio di osare e rischiare più di quanto abbiamo fatto stasera. Essere più spavaldi è il passo per poter fare il salto di qualità". Caja sa benissimo che per riguadagnarsi un'altra occasione di tornare a Montichiari per l'eventuale gara-5 serviranno due assalti all'arma bianca sullo stile del match di regular season. Il fattore campo dovrà permettere a Varese di alzare il ritmo e le percentuali da fuori. La differenza finora l'ha fatta più che altro l'esperienza dei veterani della Leonessa nel "sentire" i momenti chiave della partita. Per l'Openjobmetis è vietato sbagliare.

Nba, le magnifiche quattro. Al via le finali di Conference

Ne rimangono solo quattro, in Nba si parte con le finali di Conference. Di fronte, a ovest Houston Rockets e Golden State Warriors, le due migliori per record, e a est i sorprendenti Celtics contro i soliti”Cleveland Cavaliers. Houston e Boston hanno il fattore campo a favore grazie al miglior record ottenuto nella regular season, perciò giocheranno in casa le prime due partite della serie, l’eventuale quinta e l’eventuale settima gara, secondo lo schema 2-2-1-1-1. Si comincia questa sera al TD Garden alle ore 21.30 ora italiana con gara 1 tra Celtics e Cavs, ma sarà l’unica a questo orario. Il resto delle partite, infatti, si giocherà a orari compresi tra le 2 e le 3 del mattino, alternando le partite da una conference all’altra. Prepariamoci quindi a tante nottate, nel frattempo le finali ve le presentiamo in questo modo

Est: Boston vs Cleveland

Dodici mesi fa fini 4-1 per i Cavs, poi diventarono le protagoniste dello scambio più intrigante dell’estate, quello che ha visto Kyrie Irving, assente in finale, stabilirsi in Massachusetts in cambio di Jae Crowder, Isaiah Thomas e una preziosissima scelta al futuro draft. Boston, testa di serie numero 2, si è rifiutata di capitolare agli infortuni, e dopo aver avuto ragione di Giannis Antetokounmpo con la sua Milwaukee, ha disposto senza troppi patemi dei Sixers. Cleveland (numero 4) sarà avversario ben più forte: dovesse uscirne trionfante, sarebbe l’ottava finale Nba consecutiva per il trentatreenne LeBron, e la quarta per i Cavs. Che, giova ricordare, si presenta con 34.3 punti, 9 assist e 9.4 rimbalzi di media nei play off, tirando con il 55 per cento dal campo. Senza dimenticare i 45 punti nella decisiva gara 7 contro i Pacers

Boston non han un ideale “defensive-stopper” da opporre a Lebron, ma allo stesso tempo, sono un gruppo privo di conclamati punti deboli nella propria metà campo. Se riusciranno a restare coi tiratori, e se la staffetta su James ne limiterà i punti in verniciato, la trama potrebbe infittirsi, e magari riservare un finale a sorpresa. Se invece LBJ riuscirà a dettar legge, imponendo il raddoppio, sarà Cleveland a comandare le operazioni.

Jaylen Brown, Jayson Tatum e Terry Rozier saranno i tre alfieri bianco-verdi a fungere da terminali offensivi, e se LeBron sta giocando divinamente nel quarto periodo, Rozier e Horford lo tallonano nella speciale classifica per punti “clutch”, senza dimenticare la classe e la calma glaciale di Tatum, capace di segnare 18.8 punti di media nei po col 45.9 per cento dal campo. Curiosamente, è un lontano cugino di Tyron Lue, allenatore dei Cavs. Altri confronti chiave potrebbero essere Horford vs Love, il primo è 1-16 contro Lebron, il secondo è reduce da 25 punti di media e il 54 per cento dal campo nelle ultime tre partite, e Rozier, che viaggia a 18.2 punti e 5.8 assist di media, contro il navigato George Hill.

leggi anche: l'analisi della Espn e le cinque domande sulla serie

Le curiosità

 - Boston non va in finale Nba dal 2010, quando per riuscirci superò proprio i Cavs al secondo turno di playoff, determinando la fine del primo passaggio di LeBron James a Cleveland. James potrebbe diventare il sesto giocatore della storia a giocare almeno in otto finali consecutive. Gli altri, Bill Russell (10), Tom Heinsohn (9), Sam Jones (9), K.C. Jones (8) e Frank Ramsey (8), fanno tutti parte dei mitici Boston Celtics degli anni ’50 e ’60

 - James non ha mai perso al primo turno di playoff in carriera ed ha vinto almeno due serie per otto anni consecutivi, pareggiando quanto fatto da Jabbar, Magic e Cooper negli anni ’80 e da Russell e gli altri Celtics tra il 1959 e il 1966

 - Anche coach Tyronn Lue ha cominciato la sua carriera in panchina a Boston, facendo da assistente a Doc Rivers dal 2009 al 2013. Sulla panchina di Cleveland siedono anche James Posey, campione Nba con i Celtics dieci anni fa, e Mike Longabardi, anche lui assistente per quella squadra da titolo

Dinamo, stagione da dimenticare. Quale futuro?


Planinic vs CremonaFinisce la stagione della Dinamo Banco di Sardegna Sassari. Al Pala Serradimigni, battuta la VL Pesaro nell’ultima giornata di campionato, una vittoria che risulterà inutile. A fine gara i tifosi salutano con un lungo applauso la squadra che nonostante la bella prestazione non riesce a centrare i play off scudetto, complice la classifica avulsa, per la prima volta nella sua storia. Allora cosa è successo? Perché la Dinamo Sassari, non solo non ha centrato i play off scudetto, ma non si è neppure qualificata alla Final 8 di coppa Italia nè tantomeno ha superato il turno della Fiba Europe Cup?

Ad inizio stagione, nessuno tra tifosi e dirigenza aveva ipotizzato un simile finale visto il roster costruito la scorsa estate ci si aspettava molto di più. Ci sono stati errori nella costruzione della squadra? Non è nata una giusta chimica di squadra o semplicemente mancava un leader? Già dallo scorso autunno, la squadra allora allenata da Federico Pasquini aveva dimostrato una certa fragilità soprattutto nel gestire palloni importanti. Si era arrivati alle dimissioni di coach Pasquini, prontamente rifiutate dalla società e con l’appoggio di diversi giocatori. Pasquini ha la fiducia dei suoi ragazzi e della società, allora cosa non funziona? La crisi sembra superata con qualche bella vittoria, ma i soliti problemi riappaiono già da gennaio, tant’è che la Dinamo non si qualifica alle Final 8 di coppa Italia. I tifosi si spaccano in due, da un lato c’è chi critica la squadra e la società, dall’altro chi difende e sostiene coach e giocatori. Il clima si fa teso, e questa volta la società di via Nenni accetta le dimissioni di coach Pasquini sostituendolo con una vecchia conoscenza Dinamo.

Esclusiva SM, Iannuzzi: "Brindisi proposta allettante"

Voglia di salvezza con la Happy Casa il prima possibile. Con gli allenatori ha un rapporto di odio amore, ma li ringrazia tutti per la sua crescita professionale. L’emozione dell’esordio in Serie A a Capo d’Orlando e tanto altro. Antonio Iannuzzi si racconta a Supporter’s Magazine

- Sei a Brindisi da poco tempo. Una trattativa veloce, come hai deciso di venire alla Happy Casa?
“Avevo bisogno di cambiare aria e di trovare una squadra che mi desse nuovi stimoli e spazio. Ho notato da subito la ferrea volontà dei dirigenti e di coach Vitucci di volermi a Brindisi e la proposta è stata allettante. Era la scelta più giusta che potessi fare”.

- Sei un giocatore che ha giocato prevalentemente nel centro sud, e sei nato al sud. Forse nel Mezzogiorno ti trovi meglio anche per tua indole?
“Sicuramente nella mia carriera ho disputato più stagioni al sud dove mi sono trovato sempre molto bene. Mi ritengo tuttavia un ragazzo che si sa adattare a varie situazioni e non ho mai scelto una destinazione in base all’aspetto geografico di una località”.

- Brindisi è sulla via per la salvezza, un traguardo che si è complicato nelle ultime settimane, ma che sembra essere alla portata.
“Beh è innegabile che ci siamo complicati la vita con le ultime due sconfitte interne dove avevamo grandi possibilità ma che per vari e tanti motivi non siamo riusciti a sfruttare. Abbiamo ancora chances per chiudere anzitempo la pratica salvezza e speriamo di farlo il prima possibile”.

- Cosa hai percepito della “piazza” di Brindisi, un posto dove il basket è vissuto intensamente?
“Mi trovo molto bene, è un posto dove si vive alla grande con un bel clima e una grande passione per il basket. In questi mesi ho scoperto una bella località di cui mi avevano parlato tutti bene e che ora posso confermarlo pienamente”.

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