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Dalla Cina al Forum. Un anno di basket

Scritto da Redazione on . Postato in Post.it di Mario Arceri

20190831_132035Esattamente un anno fa, il 27 agosto 2019, partivamo per la Cina. Destinazione Foshan, dove due giorni più tardi avrebbe avuto inizio la prima fase della World Cup in cui l’Italia avrebbe affrontato Filippine, Angola e Serbia passando poi al secondo turno, contro Spagna e Portorico, nella sede di Wuhan, megalopoli (otto milioni di abitanti) sul Fiume Azzurro, sconosciuta ai più ma che di lì a poche settimane sarebbe diventata tristemente famosa nel mondo intero. Fiba World Cup, o campionato del mondo, in agrodolce per gli azzurri. Sarebbe stata necessaria un’impresa, con la Serbia prima ancora che con la Spagna, per approdare alla fase finale di Pechino. Impresa che non è arrivata, pur sfiorandola proprio contro la squadra di Sergio Scariolo che avrebbe poi vinto il titolo iridato nella finale con l’Argentina di Luis Scola e Facundo Campasso, davanti a Francia, Australia, Serbia, Rep. Ceca e ai fallimentari Stati Uniti di Gregg Popovich. 

Ottavo posto per la Polonia e, scendendo più giù, Lituania e infine l’Italia. Una decima posizione a livello mondiale che ci sta decisamente stretta, frutto però essenzialmente di un sorteggio sfortunato avendoci posto di fronte le due nazionali più vincenti dell’ultimo decennio alle spalle degli Usa (quelli veri, naturalmente), favorendo invece squadre come Rep. Ceca e Polonia francamente non superiori alla nostra.

La World Cup aveva riscaldato l’attesa per un campionato italiano che, dopo anni di basso livello tecnico e di modesta tensione, sembrava finalmente aver ripreso quota con i primi fuoriclasse in assoluto che tornavano a proporsi nella Serie A, pur concentrati più o meno in sole due squadre, Milano e Virtus Bologna, mentre il ritorno ai livelli più alti di Roma, Fortitudo e Treviso riportava all’attenzione un importante pezzo di storia del nostro basket. Le panchine di Messina e Djordjevic, gli arrivi di Teodosic, Markovic, Rodriguez, Scola, garantivano una stagione ai livelli di un passato ormai antico per interesse e passione dei sostenitori.

leggi anche: Diario da Wuhan. La super Spagna e i rimpianti azzurri

I VALORI DEL CAMPIONATO - E così è stato, perché se l’Olimpia – solita e inevitabile favorita d’obbligo per lo strapotere economico del club - una volta di più ha sofferto e parecchio in Europa mancando la qualificazione per i play off, la Virtus Bologna – alla quale Zanetti ha concesso un budget in grado di sfidare l’Armani - ha imposto subito la sua legge guidando la classifica fin dall’inizio davanti a Sassari, alla sorprendente Brescia di Abass, all’Happy Casa Brindisi che ha esibito un Banks stellare, sicuramente Mvp dell’anno, se si fosse potuto completare.

Eh sì, perché mentre Venezia capione d'Italia, a Pesaro infrangeva finalmente il tabù delle Final Eight e conquistava la sua prima Coppa Italia partendo tra l’altro dall’ottava posizione del girone di andata, e a Napoli nasceva la nuova Nazionale che, con Spissu, Spagnolo, Bortolani e Tambone, trascinata da Ricci, travolgeva la Russia nel primo incontro di qualificazione all’Eurobasket 2021 (ora prorogato di un anno), proprio da Wuhan già da qualche settimana cominciavano ad arrivare notizie inquietanti di un nuovo e sconosciuto coronavirus, il SARS-CoV-2, agente causale della malattia poi denominata Covid-19, che andava rapidamente dilagando mietendo contagi e vittime in numero esponenziale fino ad obbligare l’OMS a dichiarare l’allarme di pandemia.

Il basket è stato il primo sport, in Italia e nel mondo, a chiudere i battenti. La Serie A ha rinviato le gare del 1° marzo, le prime dopo la Final Eight di Pesaro e i due impegni della Nazionale (vittoria azzurra anche in Estonia), e quelle dell’8 marzo dopo che ne erano stati disputati a porte chiuse due anticipi la sera precedente (a Trieste e a Roma: Virtus-Sassari è così stata l’ultima gara giocata della stagione 2019-20, quando mancavano sei giornate alla conclusione della stagione regolare). Il giorno dopo la Federazione ha sospeso l’attività a qualsiasi livello, dichiarando poco più avanti chiusa definitivamente la stagione.

Nello stesso tempo, il Governo decretava il lockdown. L’epidemia in Italia aveva raggiunto livelli da strage, particolarmente in Lombardia. L’immagine agghiacciante della colonna di camion militari che trasportavano altrove le bare dei deceduti per l’impossibilità delle strutture locali di sostenere un tale numero di morti, è l’istantanea più eloquente di un disastro che, dopo la Cina, ha colpito l’Italia e poi il mondo intero. 

Le drastiche misure di reclusione forzata prese nel nostro Paese ci hanno consentito di uscire abbastanza presto dall’emergenza, che comunque ha lasciato un peso enorme: oltre 35.000 morti, oltre 250.000 contagiati, un numero che purtroppo, dopo l’allentamento della tensione nei mesi estivi per l’ansia di tornare rapidamente alla normalità, sembra essere pericolosamente in crescita in queste ultime settimane.

Di questo 2020 ricorderemo altri dolorosi momenti: la scomparsa di David Stern e di Borislav Stankovic, la morte di Franco Lauro, indimenticabile collega e amico, la spaventosa tragedia di Kobe Bryant e della piccola Gianna che ha commosso il mondo intero. E poi i numeri della pandemia nel mondo: 22 milioni 500 mila contagi, 790.000 decessi. Numeri, a livello globale, spaventosi e destinati ad aumentare anche per le incoscienti politiche negazioniste o minimizzanti di leader come Trump, Bolsonaro, Putin, Johnson, nei cui Paesi non a caso si registrano i numeri più alti.

leggi anche: Kobe Forever (l'editoriale di Marino Petrelli) 

PISTOIA NO, CREMONA E ROMA SI' - A un anno esatto di distanza il basket prova ad alzare la testa e a riprendere i riti di un tempo dopo aver superato le consuete crisi estive: insoluta per Pistoia che ha rinunciato alla massima serie, risolta all’ultimo minuto o quasi per Cremona e Roma, stabilizzando il campionato sulle sedici partecipanti e frustrando le ambizioni di ripescaggio di Torino che potrebbe diventare la prima società italiana di basket di proprietà straniera (turca per l’esattezza con il coach Ataman, cresciuto a Brescia, tra i soci). 

50184352953_a6e1506182_kIl mercato estivo è stato nuovamente importante: in Italia sono tornati Davide Moretti e Gigi Datome (a Milano), ma ne sono partiti anche Della Valle e Fontecchio. Abass, Tessitori e Alibegovic hanno rinforzato la Virtus Bologna, Meo Sacchetti alla Fortitudo ha ottenuto Adrian Banks e i giovani Palumbo e Totè, Brindisi si è completamente rinnovata intorno a Zanelli, Gaspardo e Thompson, puntando tra gli altri sul giovane Visconti.

La nuova vita della pallacanestro italiana – che il prossimo anno celebrerà i 100 anni della Federazione - inizia con la Supercoppa che, in occasione dei 50 anni della Lega di Serie A (quante ricorrenze nella sua fase più difficile...), acquista un format diverso voluto dal suo nuovo presidente: quattro gironi (quello del Sud con Brindisi, Roma, Pesaro e Sassari concentrato in Sardegna proprio ora che da Covid-free è diventata uno dei principali punti di contagio del virus) e fase finale a Bologna per coinvolgere tutte le sedici protagoniste della Serie A.

Subito dopo, a fine settembre, partirà il campionato. A porte chiuse? Con affluenza di pubblico limitata? Mentre in questi giorni si rinnovano tutte le istituzioni federali periferiche in attesa dell’assemblea di metà novembre che dovrà confermare alla presidenza Petrucci o portarvi Recalcati se Charlie confermerà la propria disponibilità ai suoi grandi elettori lombardi e veneti, noi restiamo in attesa di capire se e quale basket potremo goderci quest’anno. Il problema non è solo nostro, ma di ogni disciplina al di fuori del calcio. Sport di contatto, da giocare al chiuso, l’attività regionale è ufficialmente ferma e non ha ancora avuto indicazioni per la ripartenza, quella nazionale, al di fuori della Serie A (e cioè A2 e B), intende riprendere solo a tribune aperte dipendendo economicamente dal botteghino. 

E così tutto è legato a come e quanto il coronavirus continuerà a colpire, in attesa di cure specifiche ancora non del tutto positivamente testate e di un vaccino che tarda ad arrivare. Ma è legato soprattutto ai nostri comportamenti e a quella mascherina che, quando c’è, ma utilizzata per lo più da para-gomito o para-mento, è un para-occhi sulla realtà che non si vuol vedere, esorcizzandola voltandole le spalle: 35.000 morti, un lockdown disastroso per i suoi effetti sociali ed economici, non hanno insegnato nulla.

Un anno dopo, quella allegra partenza per la Cina ci sembra lontana, quasi un sogno pensando ad un futuro, chissà per quanto lungo, privo di eventi nel mondo da poter seguire in sicurezza. E quel puntino sull’atlante, Wuhan, scoperto e vissuto per pochi giorni, un incubo che non ci lascerà troppo presto. Intanto proviamo a goderci questi primi canestri: la speranza è che sia l’inizio di una lunga e, soprattutto, ininterrotta serie di emozioni aprendo il viaggio di ritorno al futuro, del basket.

leggi anche: Supercoppa al via. Milano e Cantù aprono la stagione

Mario Arceri

ph: Marino Petrelli e Olimpia Milano 

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