Bucchi, l'uomo della rinascita. E del futuro

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Brindisi - CantùUna stagione vissuta fino in fondo, tra scivoloni e risalite, battaglie e orgoglio. La Valtur Brindisi ha attraversato un’annata intensa, vera, fatta di ostacoli superati e momenti da ricordare. È tempo di bilanci: ripercorriamo il cammino del 2024/2025, con uno sguardo rivolto verso il futuro.

In un’estate di ricostruzione e incertezze, Piero Bucchi ha scelto con il cuore: tornare a Brindisi, quella che ormai considera una seconda casa. Dopo la retrocessione in Serie A2, il coach bolognese non ha esitato a rispondere presente alla chiamata del presidente Marino, firmando un contratto biennale con un obiettivo chiaro: riportare la New Basket Brindisi nel massimo campionato.

"Il presidente Marino mi aveva offerto un contratto triennale, ma io ho detto che ci proverò subito il primo anno, ci proverò il secondo, ma se non dovessi riuscirci in due anni poi sarò io ad andarmene, perché il mio obiettivo è quello di conquistare subito la promozione in Serie A. Poi se le cose dovessero andare bene sarò felice di prolungare il contratto e di restare a Brindisi con la mia famiglia" dichiarò Bucchi nella conferenza stampa di presentazione. Parole da uomo vero, che non promette miracoli ma responsabilità, e che già allora lasciavano intuire la determinazione con cui avrebbe affrontato la nuova sfida.

E il coach ha mantenuto la parola. Nonostante una stagione segnata da infortuni continui, con un roster spesso ridotto all’osso e sedute d’allenamento completate grazie ai ragazzi del settore giovanile – e talvolta persino con i membri dello staff tecnico – Bucchi ha plasmato un gruppo competitivo, giovane (età media 25 anni), non sempre brillante sul piano tecnico né dominante sotto il profilo fisico (altezza media 195 cm), ma tenace e affamato. Ora parla già di futuro. Intervenuto in collegamento telefonico nella trasmissione televisiva condotta da Antonio Celeste, ha dichiarato che resteranno  certamente De Vico e Radonjic, il primo con il secondo anno di contratto, il secondo rinnovato poche settimane fa. Poi Vildera, Fantoma e tornerà Ndzie dal prestito. Interessa Mouaha, ultima stagione a Nardò, mentre i due stranieri potrebbero essere due esterni e non necessariamente il famoso asse play e pivot. Con Calzavara c'è un dialogo aperto, ma, ha aggiunto Bucchi, è molto probabile che accetterà una proposta dalla Serie A. 

Con risorse limitate e mille incognite, l'allenatore è riuscito nell’impresa: portare Brindisi ai play off e giocarsi fino in fondo una durissima serie dei quarti di finale contro Rimini, arrivando a gara 5. La sua Brindisi ha brillato soprattutto in difesa, una delle migliori dell’intero campionato, frutto del lavoro quotidiano e della mentalità imposta dal coach. Ha saputo valorizzare i giovani, tirare fuori il massimo da ogni elemento del roster e trasformare le difficoltà in stimoli. Solo un allenatore esperto e competente come Bucchi poteva compiere un simile capolavoro, un vero miracolo.

INFORTUNI, SFORTUNA E STRANIERI DELUDENTI - Brindisi ha vissuto un'annata costellata da infortuni, sfortuna e alcune scelte sbagliate, dovendo fare quasi sempre i conti con un roster incompleto, e i numeri parlano chiaro: l’unico biancazzurro sempre presente nelle 38 gare di campionato è stato Gianmarco Arletti, seguito da Calzavara (37), Radonjic (37) e Del Cadia (36). Emblematico il caso di De Vico, primo colpo del mercato estivo e ala titolare, che ha giocato appena 14 partite, segnando meno di sei punti in metà di queste. Mai davvero in forma, ha chiuso anzitempo la stagione con un’operazione al ginocchio e la società non è riuscita ad intervenire sul mercato per sostituirlo.

Sorte simile per Vildera, fortemente voluto dalla società ma frenato da due gravi infortuni e da un dramma personale: la perdita del padre. Anche per lui non è stato un campionato facile e le sue prestazioni non sono mai decollate. Ricordiamo che entrambi i giocatori sono sotto contratto anche per il prossimo anno.

Per Brindisi questa non è stata una stagione fortunata neanche con la scelta degli stranieri: in questa annata ne sono passati quattro di giocatori stranieri, ma nessuno è stato veramente decisivo. Mark Ogden è stato il primo giocatore statunitense tesserato e fortemente voluto dalla società biancoazzurra. Conteso da diverse squadre di A2 e A1, era arrivato a Brindisi con grandi aspettative dopo l’esperienza alla Fortitudo Bologna, ma un infortunio lo ha tolto di scena nel girone d’andata e la squadra ne ha sofferto parecchio. Al rientro non ha mai brillato veramente. Ci si aspettava molto di più da lui.

Bryon Allen è stato l’ultimo acquisto estivo e il secondo atleta straniero del roster brindisino. Un giocatore del quale non si discutono le doti tecniche ma bensì il suo comportamento irrispettoso verso la società e i tifosi, il suo atteggiamento arrogante e a tratti egoista in campo. Il più grande e vero rimpianto di questa stagione per il presidente Marino, il quale ha dichiarato di non averlo mai voluto prendere in quanto le informazioni che circolavano su di lui erano già pessime (anche se non sappiamo realmente chi lo abbia voluto a Brindisi).

In campo si prendeva tanti tiri, in fase offensiva Brindisi dipendeva quasi esclusivamente da lui, non c’era un bel gioco di squadra e spesso usava toni sgarbati con i compagni, rovinando il clima all’interno dello spogliatoio. Curiosamente però,  Allen è stato uno dei migliori realizzatori di questo campionato: 18.5 punti di media in 22 gare disputate, quarto nella classifica dei migliori realizzatori della stagione di A2. Dopo l’addio a Brindisi, ha cambiato ben tre squadre.

A stagione in corso è arrivato Ivan Almeida, capoverdiano con passaporto portoghese. Ha indossato la maglia biancoazzurra soltanto per dieci gare, segnando 12.9 punti di media a partita. Un giocatore che, rispetto a Ogden, preferiva il gioco lontano dal ferro e tirava spesso dalla lunga distanza. Giocatore che non ha lasciato il segno ma ha mostrato professionalità e si è inserito bene nel gruppo. Infine, Isiah Brown. Il suo arrivo ha dato nuova energia alla squadra, che ha avuto un filotto di vittorie consecutive. Brown ha portato equilibrio e spirito di sacrificio, soprattutto in difesa, ma in attacco non ha inciso come ci si aspettava. Troppe partite in ombra, troppi errori nei momenti chiave.

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CALZAVARA, IL "VERO" AMERICANO - Altro che cambio: Andrea Calzavara si è preso la scena e non l’ha più mollata. Doveva essere il backup di Tommy Laquintana, invece si è rivelato ben presto il motore della New Basket, guadagnandosi minuti, fiducia e il posto fisso in quintetto. Classe 2001, visione di gioco da veterano, personalità da leader: il giovane regista ha diretto l’orchestra biancazzurra con intelligenza e spettacolarità, mettendo in ritmo i compagni e illuminando il parquet con assist e canestri da highlights.

Nardò - BrindisiQuando la palla scottava, non ha mai avuto paura di prendersi responsabilità pesanti: tanti i canestri decisivi nei momenti caldi, spesso da oltre l’arco. È stato il miglior tiratore dall’arco dei tre punti (40%) per Brindisi e ha chiuso la stagione con 11.8 punti di media a partita.  Calzavara ha un contratto che lo lega alla Valtur fino al 2027, con opzioni d’uscita bilaterali a conclusione di ogni stagione. La società del presidente Marino farà di tutto per trattenere il giocatore a Brindisi ma non sarà facile rilanciare le tante offerte che arriveranno.

BRINDISI, "TU NON SAI QUANTO TI AMO" - Brindisi resta in Serie A2, ma esce da questa stagione con una certezza: l’amore tra la squadra e la città è più forte che mai. Piero Bucchi, artefice della rinascita biancoazzurra, siederà ancora sulla panchina biancoazzurra anche nella prossima stagione. Nonostante l’eliminazione ai quarti di finale dei play off, il tecnico ha saputo restituire entusiasmo e identità a una piazza che, dopo la retrocessione, sembrava aver smarrito la propria anima. Mai come quest’anno si è percepito un legame così intenso tra il popolo brindisino e la squadra.

Un sentimento espresso con una voce sola, quel coro diventato colonna sonora di un’intera stagione: “Tu non sai quanto ti amo”. Un canto che ha superato il risultato sul tabellone, risuonando al Pala Pentassuglia dopo ogni partita, vittoria o sconfitta che fosse. E a ogni trionfo, in casa o in trasferta, squadra e staff hanno risposto con balli, abbracci e cori condivisi sotto la curva. 

Le vittorie nei play in, ad Avellino e Verona, hanno acceso la miccia. Ma è nella serie play off contro Rimini che si è consumata la vera apoteosi. Due gare iniziali in trasferta con un seguito biancoazzurro imponente. Poi due partite in casa, in un Pala Pentassuglia tornato a essere un fortino infuocato, come non accadeva da tempo. E infine gara 5, ancora a Rimini, con oltre 400 tifosi brindisini al seguito. Un mercoledì sera che ha avuto il sapore dell’impresa, dell’amore autentico. Un esodo sportivo, emozionante, come non si vedeva da almeno due anni ormai. Una cartolina che ha fatto il giro d’Italia.

Applausi sono arrivati persino dai tifosi avversari e anche da tifosi di altre squadre. Perché Brindisi ha qualcosa che poche piazze possono vantare: un amore viscerale per la pallacanestro. Un legame che supera le delusioni, un orgoglio che non si spegne mai. La Serie A, oggi, sembra lontana. Ma la fiamma si è riaccesa e Brindisi, con il cuore gonfio di passione, è pronta a inseguire di nuovo il sogno.

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Stefano Marinaro

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