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Pippo Frascolla si racconta a SM

Scritto da Redazione on . Postato in I Canestri di Brindisi

10698648_672745292839731_283025568359434838_nL'Italia sta vivendo una situazione di estrema emergenza e difficoltà. Si lotta contro un nemico invisibile, subdolo e meschino. C’è dunque tempo per parlare di basket con protagonisti vecchi e nuovi. Uno di questi è Giuseppe Frascolla, ancora ricordato e amato a Brindisi e non solo. “Pippo” ha conquistato due promozioni, in B1 con la maglia dell'Azzurra Brindisi, e in A2 con la Scandone Avellino. Dopo anni di transizione, con media punti esorbitanti, ha raggiunto l'apice della sua carriera, vestendo nuovamente la maglia della Scandone Avellino in A1, all'età di 44 anni. Nell'agosto 2008 è diventato campione europeo con la nazionale italiana over 45 allenata da Alberto Bucci, ottenendo il premio di mvp della manifestazione. Nel 2009 a Praga si laurea campione del mondo over 45 risultando il miglior marcatore della manifestazione. Ancora nel 2011, riconquista il titolo di campione del mondo con la nazionale Italia over 45 ai mondiali FIMBA, disputati a Natal, in Brasile. 

Realizzatore puro, eccelso tiratore ma soprattutto un professionista esemplare. Pugliese di nascita, attualmente vive ad Avellino con la propria famiglia. Nel 2015 ha fondato una società cestistica dilettantistica chiamata "Chicago Bulls Avellino” di cui è allenatore e con la quale il sottoscritto ha avuto modo di giocare per due anni. Anni in cui ho appreso, oltre a dinamiche prettamente tecniche, che si può essere ottimi giocatori, ma per essere ricordato e stimato, bisogna essere grandi persone. E Pippo ci ricorda le sue grandi doti umane in questa intervista

 - Come stai vivendo questa situazione lontano dalla pallacanestro?

"Sicuramente non è un momento facile per tutti. Per una persona che ha vissuti di sport prima come giocatore e adesso come allenatore, stare lontano dai campi di basket e rapportarmi tutti i giorni con i miei ragazzi, da più grandi ai più piccoli, mi manca. Ad ogni modo, sono fiducioso che tutto questo finirà al più presto".

 

 - Da persona che è stata tanti anni nel basket, pensi che la chiusura del campionato sia stata giusta o affrettata?

"La chiusura del campionato è stata giusta e non affrettata, secondo il mio punto di vista. Attualmente non ci sono le opportune condizioni per poter giocare e garantire la salute di tutti."

 -Qual è il tuo ricordo più bello della tua carriera con la maglia dell'azzurra Brindisi e con la Scandone Avellino?

"I ricordi più belli, ovviamente, sono le promozioni con Brindisi dalla B2 alla B1, nel 1990, mentre ad Avellino quella dalla serie B1 alla A2, nel 1996. Le squadre che seguo ancora con affetto e passione sono Avellino, dove vivo tutt'oggi, e Brindisi, nella quale ho lasciato bellissimi e indelebili ricordi. In questi ultimi anni, Brindisi ha avuto una programmazione all'altezza della situazione, nonostante le non innumerevoli risorse, con dirigenti capaci e competenti. Non a caso, i risultati del lavoro che hanno svolto fino ad oggi sono palesi e visibili a tutti, ma non solo sul palcoscenico europeo. Ha saputo imporsi come una delle potenze del campionato di Lega Basket e mi fa molto piacere".

leggi anche: Puglisi a SM, vi racconto MJ, Kobe e la "mia" Brindisi

 

-Nella stagione 2006/2007, sei tornato ad Avellino nella massima serie, trovando in rosa tuo figlio Flavio. Che emozioni hai provato quell'anno?

"Per me quella stagione è stata la ciliegina sulla torta per quanto riguarda la mia lunga carriera. Giocare nel massimo campionato è stato il coronamento di tanti sacrifici, e allo stesso tempo vedere tuo figlio crescere nel medesimo contesto, è stata un'emozione immensa". 

-Anche tua figlia è un'ottima giocatrice, cosa ci puoi dire?

"Mia figlia continua a giocare per passione e anche lei, nel corso degli anni, è riuscita a togliersi delle piccole soddisfazioni."

-Dopo aver dominato per qualche anno nelle minors ai margini della tua carriera, hai deciso di dedicarti alla formazione di giovani cestisti. Qual è la più grande differenza tra allenatore e giocatore?

"Le differenze tra giocatore e allenatore sono tante. Nei confronti dei giovani è fondamentale avere tanta pazienza e dimostrare, quotidianamente, che quello che fai ha un senso, sia per te, che per loro. Purtroppo le società devono comprendere quanto sia importante investire nei cestisti emergenti. Questo non sempre è stato fatto. In aggiunta, sarebbe giusto e considerevole, anche investire qualche risorsa in più su allenatori bravi, vogliosi di emergere e formarsi come tali".

 Mercatone_Uno_Brindisi_1994-95bis-Cosa si dovrebbe fare in italia per far emergere i giovani cestisti? Il post coronavirus può essere un'opportunità?

"Il post corona virus credo che non sarà un periodo facile per nessuno, bisogna rimboccarsi le maniche. Mi auguro fortemente che la Federazione possa sostenere le società da ogni fronte, dal momento che le risorse economiche e non, saranno sempre meno. Tempo che molte società possano non farcela a reggere queste pressioni".

-Se dovessi fare un paragone generale tra le categorie nelle quali hai giocato in passato, e le stesse categorie di oggi, cosa diresti?

"Il paragone tra passato e presente non è assolutamente semplice da fare. Però posso dirti che la B di quando giocavo io, può essere considerata una Lega A2 di adesso. Prima lo sport si viveva con più passione ed enfasi, adesso l'attenzione è più rivolta al latto prettamente economico. Inoltre, uno degli aspetti positivi dello sport di oggi, è che ha più opportunità a livello mediatico, quindi può arrivare ed espandersi a più persone, rispetto al passato".

 - Un'ultima richiesta, lasciamoci con un saluto per Brindisi che ancora ti ricorda con grande affetto.

"Brindisi è rimasta impressa nel mio cuore. Ho trascorso sei anni stupendi ed intensi, mia figlia è nata a Brindisi. La considero la città ideale per la pallacanestro. Alla calorosità e l'affetto delle persone, si aggiunge la competenza e la professionalità. Le auguro tutti i successi possibili e di continuare come sta facendo, per una città del sud, tutto questo non è poco. Un abbraccio ai tifosi e ai lettori di Supporters Magazine".

leggi il ritratto fatto dalla pagina FB "L'umiltà di chiamarsi minors"

Alessandro de Luca

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